I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

GIAMPIETRO PETTENON - info@missionidonbosco.org - www.missionidonbosco.org

Mozambico

“Don Bosco! Io lo conosco.
Vada pure, l'impronta in Mozambico l'ha lasciata lui anche per voi”.

Cari amici sono arrivato a Maputo, capitale del Mozambico. Il primo aneddoto che vi racconto mi è capitato appena sbarcato in aeroporto, alla verifica del passaporto. La poliziotta, gentile e cortese, mi chiede di prendere le impronte digitali con un mini scanner (cinese) che rileva un dito alla volta.
Parto con il pollice destro, tutto bene. Passo a quello sinistro, niente da fare. L'impronta non si vede. Riproviamo. Nulla di visibile. Proviamo con le altre dita della mano destra e poi di quella sinistra. Non c'è verso di lasciare un'impronta in Mozambico!
Io non so se ridere o cominciare a preoccuparmi quando la poliziotta, leggendo la carta che avevo appena compilato nella quale avevo indicato che soggiornavo presso la casa Don Bosco, esclama: “Don Bosco! Io lo conosco. Vada padre, l'impronta in Mozambico l'ha lasciata lui anche per voi”.
Potenza del nome di don Bosco! È un lascia passare formidabile in ogni parte del mondo.
La capitale del Mozambico, Maputo, ha circa due milioni di abitanti. Sono persone gentili ed accoglienti, ordinate e silenziose. Beh, poi tanto bravi tutti quanti non devono essere, a giudicare dai numerosi recinti delle case con il doppio filo spinato sulla sommità e dai numerosi terrazzi degli appartamenti protetti da sbarre ed inferriate.
Ascoltarli parlare in portoghese per me è come ascoltare una canzone pop inglese. Bella, orecchiabile, musicale ma non si capisce niente di quello che dicono.
Come dai portoghesi hanno ereditato la lingua, così dagli inglesi del vicino Sud Africa (il confine dista meno di cento chilometri da Maputo) hanno ereditato la guida in strada a sinistra. Comunque l'impressione è quella di un paese tranquillo ed ordinato in cui la povertà c'è, e si vede, ma ci sono anche tanta dignità e rispetto.
Concludo questa prima parte con un altro aneddoto che mi è capitato la sera in cui siamo arrivati.
A cena con i salesiani abbiamo mangiato salsicce. Il padre superiore ci ha raccontato che ha visto come un macellaio in un'altra città le produceva, con carne di maiale e di pollo. Bene penso io, così sono un po' più leggere. Ma il buon padre ci ha detto che il macellaio prima ha macinato la carne di maiale, poi quella del pollo, poi ha continuato macinando le zampe del pollo ed infine ha macinato anche il cartone che conteneva maiale e pollo!
Confesso che il boccone di salsiccia che avevo mangiato ha cominciato a girare per la bocca ma non ne voleva sapere di scendere nello stomaco. Un bicchiere d'acqua ha favorito il passaggio, ma ho deciso di concludere il pasto passando subito ad una banana e, siccome mi vergognavo di lasciare nel piatto un po' di salsiccia, l'ho coperta con la buccia di banana.

Suor Lucilia “mamma” di tante bambine
Da Maputo siamo saliti per circa 400 km verso nord per visitare l'opera salesiana di Iharrime, nel distretto di Inhambane. I salesiani hanno un bel centro di formazione professionale inaugurato nel 2002 che forma circa 300 allievi (maschi e femmine) nei settori meccanico, elettrico, falegnameria ed edile. Accolgono poi una trentina di questi ragazzi e e ragazze in un ostello adiacente la scuola, perché questi allievi vengono da troppo lontano e non possono fare i pendolari. Man mano che la Provvidenza si fa' presente costruiscono una piccola casetta per 6 studenti (3 × 5 metri) in muratura e con il tetto in lamiera in cui ci stanno tre letti a castello (ogni casetta costa € 3000,00). Non tutti però hanno già la casetta in muratura, alcuni dormono ancora in capanne fatte di foglie di palma intrecciate. Vedendo queste piccole case fragili e accanto quelle in muratura, mi è venuta in mente la favola dei tre porcellini. Solo che qui il lupo cattivo sono la pioggia e il vento forte, che di notte sferza questa zona costiera con rovesci improvvisi d'acqua e vento molto forte. I salesiani accanto alle casette stanno progettando anche un locale adibito a cucina e una tettoia comune sotto la quale far mangiare i ragazzi. I salesiani danno solo la stanza per dormire e garantiscono l'assistenza salesiana, ma i ragazzi devono farsi da mangiare da soli e ora lo fanno sotto una frasca traballante e poi mangiano seduti su un mattone di cemento sotto gli alberi.
Dall'alta parte della strada c'è una splendida opera delle Suore Figlie di Maria Ausiliatrice, sorta poco dopo la nostra, ma diventata enorme in poco tempo, grazie all'intraprendenza di una suora portoghese unica: suor Lucilia.
Com'è tipico delle case delle suore, tutto è in ordine, pulito, con i fiori... Ma la cosa più bella sono i 2300 studenti (maschi e femmine) che ogni giorno frequentano le scuole primarie, secondaria e pre-universitaria.
Hanno poi un grande convitto che accoglie 120 ragazze. Di queste, 70 sono in convitto perché abitano lontano dalla scuola, le altre 50 invece sono affidate alle suore perché orfane. Suor Lucilia mentre ci presentava l'opera ha incontrato e salutato una bambina, e ci ha raccontato la sua storia. Sono tre sorelline e sono accolte fra le orfane, anche se la mamma è viva. È stata la mamma che con uno stratagemma commovente e straziante è riuscita a collocare le sue figlie dalle suore. Sapendo che in collegio le suore accolgono solo orfane, lei rimasta vedova e abitando vicino ad un fratello del marito defunto, un uomo violento e rozzo, temendo che potesse far del male alle piccole man mano che crescevano, si è presentata alle suore spacciandosi per la zia delle bambine. Ha detto che sia il padre sia la madre erano morti e chiedeva di accoglierle in collegio. Le due più grandicelle erano state istruite dalla madre a non dire una parola sulla loro situazione, ma la più piccola quando ha visto la mamma che le lasciava dalle suore e se ne andava, si è messa a piangere chiamandola “mamma, mamma”. Suor Lucilia, capito che cosa era accaduto, davanti ad una scena così drammatica, non ha saputo negare un posto alle tre piccole che ora frequentano la scuola e vivono serenamente dalle suore, ma con la madre “risuscitata”.
Noi di Missioni Don Bosco abbiamo un gemellaggio con questa opera salesiana e manteniamo in collegio circa 100 bambine con la borsa di studio/adozione a distanza del valore di 1 euro al giorno (30 euro mensili, 360 euro annui).

I centri di formazione professionale
Le opere salesiane in Mozambico hanno tutte un centro di formazione professionale. La cosa non stupisce, visto che è proprio l'apprendimento di un lavoro che costituisce lo strumento principe per dare dignità alla vita dei giovani che si affacciano alla vita adulta. Certamente si tratta di un impegno grande e gravoso perché mantenere i laboratori non è cosa facile.
Abbiamo visitato l'opera salesiana di Matola, un municipio della cintura urbana di Maputo, con gli immancabili laboratori di elettricità, saldatura e falegnameria. Lo frequentano 120 allievi, maschi e femmine. Il direttore ci ha detto che i ragazzi di questo centro trovano subito un lavoro alla fine del percorso formativo perché, così riferiscono gli imprenditori che li accolgono per lo stage, gli ex allievi formati dai salesiani hanno qualità che non si trovano da altre parti.
Padre, gli dicono, quello che noi cerchiamo non sono le competenze tecniche. In soli tre mesi di lavoro in azienda i giovani imparano il compito che devono svolgere. Quello che noi cerchiamo dai giovani che escono dalle vostre scuole, e che soltanto i vostri manifestano così fortemente, è il rispetto delle attrezzature, la puntualità, la collaborazione nel lavoro di squadra, non rubano... È interessante come le medesime caratteristiche le cerchino gli imprenditori del Mozambico e quelli di Treviso, Vicenza o Cuneo. Al di là del colore della pelle, della religione professata, della latitudine, ovunque... il bene è bene e si riconosce subito. È il male che purtroppo spesso si insinua travestito, camuffato da bene, per ingannarci.

Moamba: come Babbo Natale
Altra opera salesiana che abbiamo visitato, e un altro centro di formazione professionale che abbiamo trovato, è a Moamba.
Oggi è frequentato da 300 allievi e di questi ben 100 sono convittori. Questo significa che quando l'attività formativa finisce, alle due del pomeriggio, due terzi se ne vanno a casa. Ma cento di questi restano da noi, e rientrano in famiglia solo una volta al mese. È facilmente comprensibile questo, in un paese in cui le strade e i mezzi di trasporto pubblico sono quasi inesistenti. Al di fuori delle strade nazionali, che si contano sulle dita delle mani, non c'è asfalto. Le buche e le pozze d'acqua, dopo la pioggia, sono spesso trappole micidiali per gli automezzi che le percorrono...
A Moamba ci stavano aspettando come i bambini aspettano l'arrivo di Babbo Natale. E la letterina con il dono richiesto non ci ha messo molto ad essere presentata. Ci hanno portato dietro l'edificio della cucina e dei refettori a vedere che cosa aveva combinato l'ultima tromba d'aria, passata solo venti giorni prima del nostro arrivo. Abbiamo trovato un groviglio enorme di lamiere contorte in mezzo all'orto e anche sul tetto dei refettori. Il vento fortissimo, in un attimo, ha divelto completamente il tetto di lamiera del padiglione delle camere del convitto e l'ha lasciato cadere come un grande velo metallico sopra le aiuole di verdura dell'orto e appoggiato al tetto del fabbricato adiacente. Nessuno si è fatto male, perché il disastro è capitato a mezzogiorno e tutti i ragazzi erano a scuola, lontani dal padiglione coinvolto.
Da una prima stima dei danni occorrono circa 20.000 euro per ordinare le lamiere nuove e fare un fissaggio migliore. Penso proprio che Babbo Natale non sarà in grado di fare molto per questi giovani, ma sicuramente la Provvidenza non si lascerà battere in generosità da nessuno e saprà trovare le strade per aiutarli.

IL MOZAMBICO
Il Mozambico è uno Stato dell'Africa Orientale. Ha una popolazione di circa 25,2 milioni di abitanti e una superficie di 801.590 km2. La capitale è Maputo. La popolazione, rurale per i 4/5, vive in piccoli villaggi di capanne, attorniati da recinti per il bestiame. I centri urbani invece hanno un aspetto tipicamente europeo, ed ospitano la popolazione bianca, quasi tutta portoghese e oggi pressoché interamente rimpatriata. Centro principale è la capitale, Maputo (1.070.000 abitanti), dotata di un ottimo porto che ne fa uno dei centri principali dell'Africa meridionale. La religione principale è quella animista (circa il 50%), seguita da quella musulmana (circa 16%) e quella cattolica (circa 14%).