I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CHE COSA PENSANO I GIOVANI

CLAUDIA GUALTIERI

Che cosa significa essere “giovani”?

Il premio Nobel 2016 per la Letteratura, Bob Dylan, affermò: “Essere giovani vuol dire tenere aperto l'oblò della speranza anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro.”
Che cosa, invece, significa per i nostri ragazzi essere giovani oggi?

Mattia, 21 anni:
«Vuol dire avere magari la voglia di scalare le montagne ma poi fermarsi nelle quattro mura della propria stanza».

Essere giovani oggi significa essere una forza con una grande energia ma su cui la società non vuole investire per il proprio futuro. La società non investe nei giovani perché non li reputa una fonte da cui trarre vantaggio in futuro, quindi si ferma al presente. Oggi, infatti, i giovani non hanno più il senso di responsabilità, il concetto di progettare il proprio futuro, dare un contributo al mondo con le proprie mani.
Essere giovani vuol dire preferire la massa, non urlare; vuol dire avere magari la voglia di scalare le montagne ma poi fermarsi nelle quattro mura della propria stanza. Oggi “giovane” non vuol dire più vitalità ma inerzia.
È vero però che allo stesso tempo c'è anche la voglia di riscattarsi, di voler dimostrare di valere qualcosa, di armarsi di cultura e di possedere tanti modi per ottenerla alla portata del nostro smartphone. Noi giovani vogliamo riscattarci perché è nell'uomo il desiderio di dimostrare ciò che vale e di dare il massimo; inoltre questo bisogno di riscatto è dovuto alla poca fiducia che si ha in noi che tuttavia vogliamo in qualche modo dimostrare di essere migliori. Per questo purtroppo ci abbattiamo e non troviamo la forza di riprovare. Oggi essere giovane vuol dire avere il desiderio di dare il meglio di sé ma non avere le possibilità o il coraggio di provarci.

Francesca, 17 anni:
«I giovani oggi si scontrano con il dramma di non essere mai contenti».

Essere giovani è una sfida. Oggi, infatti, è necessario cercare di trovare un obiettivo, ovvero lo scopo della propria vita. Noi giovani abbiamo bisogno di un obiettivo perché la nostra vita la stiamo costruendo ora e proprio per questo dobbiamo cercare di mettere un obiettivo davanti a noi, perché è vero che abbiamo tanto tempo davanti, ma la “vocazione” della propria vita è una, e bisogna capire qual è.
Purtroppo certe volte questo obiettivo sembra mirare al successo o al possedere denaro e dunque non esiste un vero obiettivo che ci si prefissa dall'inizio, ma lo si cambia ogni volta perché esce fuori qualcosa che sembra essere meglio. Tuttavia è bene distinguere ciò che noi pensiamo sia meglio da ciò che davvero lo è. La stessa cosa avviene negli affetti: tutti cerchiamo di trovare sempre il meglio però non ci accorgiamo che forse il meglio lo abbiamo già.
I giovani oggi si scontrano con il dramma di non essere mai contenti. Di tutto ciò c'è ovviamente un aspetto positivo cioè che ti fai il carattere e impari a darti autostima ma allo stesso tempo di negativo c'è che esiste chi ti tarpa le ali cercando di dirti che i tuoi sogni è bene che restino nel cassetto.
Secondo me, il modo migliore per capire la propria vocazione è fermarsi e immaginare come si può essere seguendo una strada e capire se ci rende davvero felice. Essere felice non significa avere soldi, ma sentirti fiero di quello che sei e andare volentieri al lavoro, svegliarti accanto alla persona della tua vita. Essere soddisfatto di chi sei e di quello che fai nel rispetto di tutti.

Gioia, 20 anni:
«Spero che i lati negativi di questa generazione si trasformino in punti di forza».

Io penso che la gioventù di oggi si sia trasformata, penso che sia molto diversa da quella di 30, 40 e 50 anni fa per come mi è stata raccontata. Una delle cause rilevanti, secondo me, è stata l'affermazione del progresso tecnologico che penso abbia completamente modificato il modo di pensare e di agire dei giovani. Penso che i ragazzi del ventunesimo secolo, oramai, abbiano grandi difficoltà a vivere senza cellulare o qualsiasi altro oggetto elettronico; penso che preferiscano dire ciò che pensano tramite uno smartphone, poiché è più facile, anziché prendere un po' di coraggio e farlo personalmente; penso che vadano dietro alla moda dimenticandosi ciò che davvero gli piace; penso che si siano omologati pensando di essere accettati maggiormente dagli altri ed hanno paura di mostrarsi per ciò che sono realmente. Purtroppo oggi se sei diverso significa che sei strano, anormale e vieni deriso, messo da parte.
Penso, inoltre, che i ragazzi d'oggi siano caratterialmente più deboli, più vulnerabili, e penso che abbiano serie difficoltà ad affrontare le situazioni complicate. Ciò accade perché non sono abituati ai sacrifici e al lavoro; ciò accade perché non riescono a prendere in mano la loro vita preferendo restare a casa dai genitori magari anche senza studiare o lavorare, piuttosto che darsi da fare per dare un senso alla propria vita.
I giovani di oggi hanno tante paure, sono pieni di insicurezze ed hanno difficoltà ad accettare le novità, positive o negative, che subentrano nella loro vita.
Ciò non toglie che oggi i giovani abbiano maggiori possibilità lavorative ed una moltitudine di mezzi in più da utilizzare rispetto a quelli del passato, tra cui i vari mezzi di trasporto e internet stesso. Se solo quest'ultimo fosse usato bene, per cose utili insomma, sarebbe una gran vittoria. C'è anche da dire però che rispetto alle generazioni precedenti i ragazzi di oggi hanno a loro disposizione anche vari concorsi che permettono loro di realizzarsi in qualcosa che gli piace e non sono obbligati a svolgere per forza il lavoro, per esempio, del padre o della madre, come accadeva nel passato. Come in ogni generazione ci sono dei pro e dei contro, ma ciò che spero è che i lati negativi di questa generazione si trasformino in punti di forza. Affinché avvenga ciò, penso sia importante impegnarsi e dare il meglio di sé in ogni cosa e capire che cosa conta realmente nella vita.