I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Senza più difese

Nel difficile cammino verso l'adultità, tanti giovani indossano quotidianamente un'armatura fatta di orgoglio, autosufficienza, sicurezza ostentata, nel vano tentativo di difendersi dai molti “spettri” che popolano la loro precaria esistenza.

Nell'immaginario dei più piccoli l'età adulta è spesso associata al raggiungimento di una condizione di stabilità, autonomia, sicurezza in se stessi, capacità di tenere ben strette le redini della propria vita per autodeterminarsi e affermare con forza la propria volontà. Soprattutto, ai loro occhi di bambini sembra che i grandi non abbiano paura di nulla, che niente li spaventi veramente, che siano invincibili e sempre pronti ad agire con decisione e risolutezza. E spesso, crescendo, si convincono di dover tenere fede a queste aspettative esigenti, di doversi necessariamente adeguare a uno stereotipo tanto illusorio quanto duro a morire.
Succede così che, nel difficile cammino verso l'adultità, tanti giovani indossino quotidianamente un'armatura fatta di orgoglio, autosufficienza, sicurezza ostentata, nel vano tentativo di difendersi dai molti “spettri” che popolano la loro precaria esistenza - fallimenti, incertezze, l'onnipresente paura del futuro - e, ancor più, di esorcizzare le loro povertà e debolezze.
Per quanto ci sforziamo di erigere intorno a noi barriere sempre più alte e invalicabili, di trincerarci dietro scudi e corazze impenetrabili ai colpi bassi della vita, il nemico più grande è, infatti, proprio dentro di noi. È quella irreversibile e strutturale fragilità che attraversa l'umanità di ciascuno e che ci lascia inermi di fronte alla morte, al dolore, alle tempeste impreviste dell'esistenza. È quell'inquietudine profonda, cui facciamo fatica a dare un nome, che, come un tarlo silenzioso ma insistente, divora tutto quello che di bello e fecondo riusciamo a costruire. È quella paura di cambiare che ci irrigidisce in una innaturale staticità, imbriglia e osteggia ogni dinamismo, fiacca il pensiero creativo, smorza sul nascere ogni slancio vitale e ogni tensione verso il nuovo.
Riconoscere a cuore aperto questa condizione, accettarla come un fatto “normale” è un'impresa tutt'altro che semplice. Talvolta è molto più facile scavare fossati verso l'esterno che buttare giù i muri dentro di sé! Ma se non si è disposti a intraprendere questo cammino in salita, il rischio è quello di ritrovarsi da soli a combattere questa battaglia.
La vera forza, quella che contraddistingue chi può dirsi davvero “adulto”, non sta, infatti, nell'infallibilità e nella presunzione di bastare a se stessi. Essa risiede, piuttosto, nella capacità di mettersi in discussione, di lasciar cadere ogni difesa per svelarsi agli altri in tutta la propria autenticità, di dare fiducia a chi si ama, pur sapendo che l'amore è sempre una scommessa dall'esito incerto che ci mette a nudo con tutte le nostre paure e fragilità.
È la condivisione, il riconoscersi tutti egualmente fallibili e vulnerabili, ciò che ci permette di fronteggiare con maggior coraggio e leggerezza le difficoltà della vita e i piccoli o grandi problemi che costellano la nostra quotidianità, senza il bisogno di dimostrare in ogni momento di saper essere all'altezza della situazione. In tal senso, le debolezze e le paure che ci portiamo dentro possono diventare un ponte gettato verso gli altri, uno stimolo alla solidarietà, un salutare promemoria che ci sollecita a riconoscere anche a chi ci sta accanto il diritto alla fallibilità. Ma soprattutto, nella misura in cui ridimensionano la nostra pretesa di perfezione e autosufficienza, possono aiutarci a riconciliarci con la nostra intrinseca fragilità e a trasfigurarla in una più matura consapevolezza della nostra umanità.

Quanta forza servirà
per diventare debole,
per distruggere lo scudo che
mi difende da sempre.
Opera la volontà,
anestesia non ce n'è,
perché amare quasi sempre è
voce del verbo morire...
L'equilibrio servirà,
le scarpe buone, guardo giù.
Ogni cosa sembra più distante,
voce del verbo cambiare.
Camminare senza fretta,
fare soltanto quello che spaventa,
lasciarsi vivere, perché è bellezza...
Se sei importante
vieni da me.
Se non sai cosa dire,
tu non dire niente,
saprai cosa fare.
Puoi fidarti di me.
Ti ho dato un pezzo di cuore,
ma stai attenta perché
era l'ultimo che avevo per me,
avevo per me,
avevo per me...

(Ermal Meta, Voce del verbo, 2017)