I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CENTENARIO

B.F.

Il segreto dei tre pastorelli

A Fatima cento anni fa cominciava la più bella storia del secolo.

Erano tre allegri cuginetti: Lucia, dieci anni e i fratellini Francesco, nove anni, e Giacinta, sette anni. Vivevano in un villaggio sperduto del Portogallo, giusto una manciata di campi e casupole, di nome Fatima, a 125 chilometri dalla capitale Lisbona.
Una serena mattina, il 13 maggio del 1917, i tre cuginetti consumarono la colazione preparata dalla madre: «Una scodella di minestra calda di verdure o di riso, con un po' d'olio e un pezzo di pane casereccio». Si misero a tracolla il sacchetto della merenda per il pasto di mezzogiorno e aprirono il recinto delle pecore. Lucia, la più grande e guida indiscussa del piccolo gruppo, decise senza esitazione: «Andiamo alla Cova da Iria!».
Nelle loro scorribande, i tre bambini avevano già avuto tre incontri speciali con un angelo che era venuto a visitarli. Non ne avevano parlato a nessuno. Ma adesso sapevano una cosa importante: il Cielo non è lontano come pensa la gente e a Fatima c'era una porta che comunicava con il Paradiso. Così erano preparati alla prodigiosa sorpresa che li attendeva.
Un sentiero tra le stelle
Avevano incominciato a giocare quando, improvvisamente, quello che parve loro un lampo vivissimo li bloccò. Il cielo era completamente sgombro e luminoso per l'incomparabile azzurro del cielo di Fatima. Poco più avanti, vicino al leccio (una specie di quercia dall'ampia chioma) che ancora oggi esiste, un altro lampo, vivido come il primo, li costrinse a fermarsi. Qualche passo più avanti, davanti a loro, su un altro piccolo leccio, c'era «una Signora, tutta vestita di bianco, più luminosa del sole, irradiante luce, più luminosa e intensa di un bicchiere di cristallo, pieno di acqua cristallina, attraversato dai raggi del sole più ardente».
Lucia ci racconta questo grande avvenimento, per quanto è possibile farlo con parole umane: «Eravamo tanto vicini da trovarci dentro l'alone di luce che la circondava o che lei irradiava, forse, più o meno, a un metro e mezzo di distanza. Allora Nostra Signora ci disse: “Non abbiate paura. Non vi faccio del male”».
Lucia trova il coraggio di chiedere: “Da dove viene vossignoria?” le chiesi. “Vengo dal Cielo”. “E cosa vuole da me vossignoria?” “Sono venuta per chiedervi di venire qui per sei mesi di seguito, il giorno 13, a questa stessa ora. In seguito vi dirò chi sono e cosa voglio”.
Poi, cominciò a elevarsi con una grande pace, salendo in direzione dell'Oriente, fino a scomparire nell'immensità dell'orizzonte. La luce che la circondava si andava aprendo un sentiero nel fitto delle stelle. Francesco vedeva ma non sentiva e fu, quindi, necessario raccontargli tutto quello che la Madonna aveva detto.
Scendendo dalla Cova con i loro greggi, i tre pastorelli si erano promessi a vicenda di non dire nulla a nessuno, nemmeno ai genitori.
Ma Giacinta, ogni sera, prima d'addormentarsi, raccontava tutta la sua giornata alla mamma. Quella sera cercò di non dir nulla, ma poi «il cuore le sembrava scoppiare» se non diceva tutto, e parlò. La mamma si fece seria, chiamò Francesco. Disorientato, il fanciullo di nove anni finì per dir tutto anche lui.
Il giorno 13 giugno, attorno al leccio c'erano cinquemila persone. Alcuni erano venuti solo per assistere alla “buffonata” e prendere in giro «i tontoloni adoratori di una quercia». Ma i tre ragazzini non badavano a nessuno. Si inginocchiarono e cominciarono la recita del rosario.
Lucia ricorda: «Mentre dicevamo il rosario vedemmo il riflesso della solita luce e poi Nostra Signora sul piccolo leccio».
I pastorelli furono assediati. «Cosa avevano visto? Che aveva detto?». I tre bambini risposero solamente: «Non possiamo dirlo. La Signora non vuole».
«Il sindaco li ha rapiti e messi in prigione»
Ora tutto il Portogallo parlava di Fatima e delle sue apparizioni. La stampa anticattolica si scatenò. I giornali parlavano di preti che volevano vendere acqua miracolosa, di inganni per spillare quattrini ai creduloni sfruttando poveri bambini ignoranti.
Le autorità ordinarono al sindaco di Ourém, da cui dipendeva Fatima, di far smettere quella commedia. Il giorno 13 agosto, alla Cova da Iria si erano radunate quasi ventimila persone. Attendevano l'arrivo dei fanciulli, ma essi non comparirono. Si diffuse una voce: «II sindaco li ha rapiti e messi in prigione».
Ecco il racconto del padre di Francesco e di Giacinta: «II mattino del 13 stavo zappando l'orto, quando vengono a chiamarmi e mi dicono di tornare a casa. Vidi mia moglie in un angolo che mi fa cenno di entrare in casa. Entro e trovo il sindaco Arturo d'Oliveira.
«Come, lei qui?»
«Voglio assistere al miracolo» mi dice. «Porterò i ragazzi sul calesse».
Li fa salire con Lucia, e parte in direzione della Cova. Ma al bivio fa dietro-front e imbocca la strada di Ourém. Lucia s'accorge dell'inganno:
«Non è per di qua che si va alla Cova!» grida.
Ma ormai è troppo tardi. Arturo d'Oliveira li porta alla propria casa e ve li rinchiude.
Intanto a Cova da Iria, la gente sentì il tuono e vide una nuvola bianca sul leccio. La Signora era venuta, ma i pastorelli erano mancati all'appuntamento.
Arturo d'Oliveira intanto cercava di costringere i tre ragazzini a confessare di avere inventato tutto. Ma i piccoli, inaspettatamente, resistevano.
Li cacciò in prigione con la minaccia di ucciderli. Soli, al buio, i tre fanciulli piangevano sconsolatamente. Lucia conserva nei suoi scritti il ricordo amaro di quell'episodio: «Il signor amministratore ci fece ritirare e disse a un uomo di preparare un pentolone con olio bollente». Di fatto li fece uscire dalla sala e li fece sedere su una panca. Poco dopo dissero loro, con la più grande serietà del mondo, che un pentolone d'olio stava già bollendo e ognuno di loro vi sarebbe stato gettato se non avessero rivelato il segreto. Comparve una guardia con aria truce. Quando, poco dopo, l'uomo entrò di nuovo e disse serio serio che il pentolone era pronto, chiamò Giacinta, dicendo che sarebbe stata la prima ad essere bollita. E la bambina uscì prontamente, senza nemmeno salutare il fratello e la cugina, convinta che fosse tutto vero.
Speravano che, essendo la più piccola, si lasciasse intimidire più facilmente. Si sbagliavano, perché, interrogandola, non riuscirono a farle pronunciare una parola. Dopo averla interrogata, la misero in una stanza che sembrava far parte della prigione. Nel frattempo, nell'amministrazione, Lucia e Francesco pensavano che tutto si stesse svolgendo davvero come avevano detto loro.
Tornò la guardia, annunciando con serietà che Giacinta era già stata fritta e afferrò Francesco per un braccio; lasciò la cugina in un mare di lacrime. Lo minacciarono che avrebbe fatto la fine della sorella se non avesse rivelato il segreto. Ma anche con lui la minaccia non ebbe effetto. Lucia rimase in attesa, in uno stato d'animo difficile da immaginare, convinta che i cugini fossero già morti. Nonostante questo, non fu possibile strapparle una parola sul segreto. Quando, qualche minuto dopo, ritrovò i cugini nella stanza, li abbracciò con emozione: mai avrebbe pensato di ritrovarli vivi.
Ognuno di loro si era trovato di fronte a un dilemma insuperabile: possiamo definire la loro prova un vero martirio. In realtà, i tre fanciulli erano disposti a dare la vita per rimanere fedeli alla parola data alla Madonna.
Sconfitto, il sindaco riportò a casa i tre ragazzini.
La Madonna non aveva dimenticato i suoi piccoli amici e li andò a trovare il giorno 19 agosto, verso le quattro del pomeriggio, nel luogo dove avevano portato le pecore al pascolo.
«Continuate a recarvi alla Cova da Iria il giorno 13 - disse loro la Signora - e continuate a recitare il Rosario tutti i giorni. Nell'ultimo mese, in ottobre, farò un miracolo perché tutti credano alle mie apparizioni. Verrà san Giuseppe col Bambino Gesù per benedire il mondo».
«Guardate il sole!»
Nel frattempo, la promessa fatta dalla Madonna che in ottobre ci sarebbe stato un miracolo che avrebbe convinto tutti della verità delle apparizioni si diffuse in tutto il Portogallo e creò un clima di eccitazione. Il mattino di sabato 13 ottobre 1917, pioveva a dirotto, ma migliaia di persone camminavano nel fango verso la Cova da Iria. Molti erano là dalla sera prima.
A mezzogiorno, la Madonna apparve sul leccio per l'ultima volta. Sorrise ai suoi tre pastorelli: «Io sono la Madonna del Rosario. Voglio che si costruisca qui una cappella in mio onore. Continuate a recitare il Rosario tutti i giorni. La guerra sta per finire, e i soldati torneranno presto alle loro case. È necessario che i peccatori si pentano, che chiedano perdono dei loro peccati».
Poi la Madonna aprì le braccia e cominciò ad elevarsi verso Oriente. Lucia tese le mani e gridò: «Se ne va! Se ne va! Guardate il sole!».
«In quell'attimo, - racconta un testimone - la pioggia cessò, le nubi si squarciarono e il sole apparve agli occhi della folla. Assomigliava a una grande luna d'argento. Incominciò a girare vorticosamente come una ruota infuocata, mandando raggi multicolori che tingevano di colori diversi il cielo, gli alberi, la montagna e la stessa moltitudine. Poi, a un tratto, sembrò staccarsi dal firmamento come se, scendendo a zig-zag, stesse per precipitare sulla terra. Dalla folla si levò un grido».
Il prodigio era durato dieci minuti. Al rialzarsi da terra tutti si accorsero d'avere gli abiti perfettamente asciutti, nonostante tutta la pioggia caduta sulla Cova.
Quando finirono le apparizioni finì anche la beata infanzia dei tre bambini.
Nell'apparizione di giugno, la Madonna aveva detto una frase di tono profetico: «Giacinta e Francesco li porto via tra poco».
Il “tra poco” arrivò alla fine dell'ottobre 1918. Giacinta e Francesco si ammalarono. Francesco fu colpito dall'epidemia influenzale che stava falcidiando l'Europa. Quando qualcuno gli assicurava che sarebbe guarito rispondeva semplicemente: «No».
Volò lassù il 4 aprile 1919.
Tre mesi dopo la morte di Francesco, Giacinta fu ricoverata nell'ospedale di Ourem. Quando la mamma si mostrava triste a vederla così sofferente, le diceva: «Non piangere, mamma. Io vado in Cielo. Pregherò molto per te».
I due fratellini si ritrovarono in Paradiso il primo venerdì di Quaresima del 1920. Giacinta morì con un sorriso bellissimo sulle labbra. La vestirono di bianco e azzurro come aveva desiderato: il suo vestito per entrare in Cielo.
L'incaricato dell'agenzia funebre attestò: «Mi sembrava di vedere un angioletto. Accomodata nella bara, sembrava viva, con le labbra e il viso rosati, bellissima. Ho visto molti morti, piccoli e grandi, ma una cosa così non mi era mai successa. L'odore gradevole che esalava il corpo non ha alcuna spiegazione naturale. Nemmeno il peggiore miscredente poteva dubitarne. La piccola era morta da tre giorni e il suo odore era come di un mazzolino di fiori assortiti».
L'ultimo regalo della Madonna: a Giacinta piacevano moltissimo i fiori.
Così Lucia restò sola. Il momento più bello della vita lo visse il 13 maggio del 2000, quando san Giovanni Paolo II proclamò beati i suoi amati cuginetti Francesco e Giacinta.

IL GRANDE SEGRETO
Francesco e Giacinta non rivelarono mai il messaggio segreto a nessuno. Ventiquattro anni dopo, Lucia ne rivelò due parti per ubbidire al Vescovo. Più tardi scrisse anche la terza parte, definita “Il terzo segreto di Fatima”. Ecco il testo scritto da Lucia: «Terza parte del segreto rivelato il 13 luglio 1917 nella Cova da Iria-Fatima. Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui. L'Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio un vescovo vestito di bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre". Vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salivano una montagna ripida, in cima alla quale c'era una grande croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della croce c'erano due angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio».
Il nocciolo del messaggio di quel giorno incredibile è pieno di speranza: «Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà!».
Il commento migliore al Messaggio di Fatima lo fece la piccola Giacinta. Durante la sua ultima malattia la mamma le diceva: «Non ti voglio più bene se non mi dici il segreto». La bambina rispondeva che non poteva dirlo. «Almeno puoi dire se è buono o cattivo» insisteva la mamma. La piccola rispose: «È buono per chi crede e cattivo per chi non vuole credere in Dio».