I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

A TU PER TU

MARISA PATARINO

Il sorriso di monsignor Stefan

Monsignor Stefan Oster, salesiano, è vescovo di Passau, in Germania. «Ho sempre amato i giovani e spesso trascorrevo tempo insieme a loro. Quando ho incontrato don Bosco, mi è sorta dal profondo un'intuizione: questo è il mio posto. È stata anche una bella coincidenza il fatto che pure io fossi un prestigiatore-clown»

Com'è nata la sua vocazione?
Durante l'infanzia e la giovinezza ho frequentato l'ambiente della Chiesa e in particolare mi sono impegnato in un gruppo di ministranti, coordinato da validissimi sacerdoti. Vi ho anche trovato ottimi amici. Questo è stato un importante punto di partenza. Sono poi diventato giornalista e per un certo periodo di tempo sono stato lontano dalla Chiesa o con posizioni critiche. Mi sono però sempre posto serie domande sul senso della vita, l'amore, la verità, la libertà, il dialogo ecc. E poiché tutti questi interrogativi non mi lasciavano tranquillo, ho iniziato a studiare filosofia. Ho incontrato un docente che è diventato molto importante per me: era un cristiano, anche se me ne sono reso conto solo più tardi; si trattava di un uomo molto profondo. Elaborando il mio pensiero e compiendo un percorso con lui ho incontrato nuovamente Cristo. E ho capito: qui c'è la fonte di ogni verità, libertà e amore. Voglio vivere per lui. Per chi altri?
Che cosa ha pensato la sua famiglia?
I miei famigliari, soprattutto mia madre, hanno avuto difficoltà ad affrontare la mia decisione di diventare religioso e poi sacerdote. I miei genitori, però, hanno avuto fiducia in me. Nella mia vita ho sempre voluto compiere con tutto il cuore le attività che ho intrapreso. Anche in passato avevo imboccato strade che nell'immediato i miei genitori non avevano capito, ma che in seguito hanno compreso, com'è accaduto in merito alla mia decisione di studiare filosofia o all'attività di clown. I miei genitori, dunque, sapevano già che mi sarei impegnato seriamente nel cammino di vita religiosa e mi lasciarono andare, anche se con riluttanza. Hanno presto compreso che con don Bosco mi trovavo al posto giusto e oggi sono felici per la strada che ho intrapreso. Sono anche diventati buoni amici di alcuni Salesiani.
Perché ha scelto di diventare salesiano?
Già quando ero adolescente e giovane adulto pensavo: «Aiutare i bambini e i giovani a diventare pienamente adulti, buoni adulti e credenti è uno tra i compiti più importanti e nobili. Ho dunque sempre amato i giovani e spesso trascorrevo tempo insieme a loro. Quando ho incontrato don Bosco, nel corso della mia ricerca, improvvisamente mi è sorta dal profondo un'intuizione: questo è il mio posto. È stata anche una bella coincidenza il fatto che pure io fossi un prestigiatore-clown e che con questa attività finanziassi addirittura in parte i miei studi di filosofia. Uno fra i primi aspetti della vita di don Bosco che ho appreso è stato che anche lui era un giocoliere ed eseguiva giochi di prestigio di fronte ai ragazzi.
Quali sono state le sue esperienze salesiane?
Potrei già raccontarne molte, ma una fra le esperienze più belle e profonde, di cui si comprende il significato in termini di frutti a livello spirituale, è proprio la paternità spirituale. Ciò accade quando si ha la possibilità di aiutare i giovani ad avvicinarsi più profondamente a Cristo, quando comprendono che la via indicata da don Bosco è buona e giusta e accolgono il suggerimento. È un'esperienza appagante. Nello stesso tempo, naturalmente ho ricevuto per primo il dono di incontrare presso don Bosco e i suoi fratelli la sua “casa” intellettuale e spirituale, comprendendo in profondità che cosa sia la Chiesa e molto altro.
Come ha imparato a fare giochi di magia?
Non sono un mago, ma un clown che proponendo giochi intendeva raccontare storie divertenti o più profonde. Ho imparato da ragazzo: mi è sempre piaciuto vedere i comici e ancora prima amavo raccontare barzellette. Quando avevo qualche anno in più, avrei voluto viaggiare, ma non avevo mai denaro. Così pensai: devo escogitare un'attività che mi permetta di guadagnare qualcosa strada facendo. Ho così iniziato a fare il giocoliere e a raccontare storie.
Quanto di salesiano porta nel suo essere vescovo?
Nella mia diocesi cerco di parlare molto di don Bosco e di celebrare regolarmente in sedi sempre diverse la festa del Santo dei giovani. Qui, nella diocesi di Passau, don Bosco non era ancora molto conosciuto. Inoltre, ogni due domeniche incontro tra i 40 e i 70 giovani per pregare insieme a loro e parlare della fede. Ho avviato l'iniziativa della condivisione di queste sere per stare vicino ai giovani, ma anche per aiutarli ad approfondire seriamente i temi della fede. Inoltre, la Conferenza Episcopale tedesca mi ha eletto Vescovo della gioventù della Germania, cioè Presidente della nostra Commissione Giovani. Sicuramente don Bosco ci ha messo “una buona parola”.
Che cosa significa essere pastore e vescovo in un momento come questo?
Per la prima volta in Europa viviamo in un'epoca in cui il credente deve giustificare la sua fede, mentre il non credente non deve motivare la mancanza di fede. La domanda a cui i cristiani di oggi devono però cercare di rispondere è: possiamo giustificarci, sappiamo dare risposte adeguate al tempo per diventare interiormente più equilibrati, più giusti, costruttori di pace e con una fede più salda insieme a Cristo? Credo che la sfida più grande sia quella di mostrare che la fede è importante, che risponde davvero alla domanda di salvezza e che c'è anche la possibilità di perdersi. Dove questa domanda non può più essere comunicata, la fede sarà automaticamente superficiale, riducendosi a etica o alla ricerca di benessere. Se però sono in questione solo l'etica o il benessere, i giovani si domandano che cosa possano trovare presso la Chiesa. Non comprendono che cosa si celebri e la Chiesa non ha un'ottima reputazione; i giovani preferiscono allora cercare un orientamento altrove? La domanda è dunque: Come possiamo aiutare le persone a trovare la fede che sentono davvero, che riguarda veramente la nostra vita?

PASSAU, LA CITTÀ DEI TRE FIUMI
Passau (Passavia), la città in cui ha sede la diocesi presieduta dal vescovo monsignor Stefan Oster, si trova in Baviera, al confine orientale con l'Austria. Sorge alla confluenza di tre fiumi provenienti da tre diversi punti cardinali: l'Inn da sud, il Danubio da ovest e l'Ilz da nord. Insieme, i fiumi proseguono in una nuova direzione.
Alcuni reperti archeologici dimostrano che la città era già abitata nel 5000 a.C. Oggi conta più di 50.000 abitanti ed è un importante centro turistico, legato in particolare ai vaporetti che percorrono i tre fiumi, ma anche a una ricca proposta culturale, che offre spettacoli teatrali, opere e concerti musicali, in particolare d'organo.
Il cuore della città è il monumentale Duomo di Santo Stefano, progettato dall'italiano Carlo Lurago, con il pregevole interno in stile barocco e i due campanili gemelli.
L'organo del Duomo, a 17.774 canne, è il più grande d'Europa e uno tra i più imponenti del mondo.
Sulle colline che sovrastano la città si trovano il santuario secentesco di Mariahilf e la fortezza Veste Oberhaus, edificata nel 1219 dal principe-vescovo di Passau per controllare i commerci fluviali.