I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

ALESSIA ANDENA

Incontro con don Italo Spagnolo
Missionario salesiano in Nigeria dal 1982

Mi sono accostato all'Ispettore e gli ho sussurrato: “Io mi rendo disponibile per il Progetto Africa”. “Mettilo per iscritto”, mi ha risposto, senza una parola in più. In camera, ricordo bene, mi sono inginocchiato per una breve preghiera e “l'ho messo per iscritto”. Il giorno seguente ho consegnato la lettera.

Come ti sei accorto di avere la vocazione?
Durante le elementari ero un bambino buono, intelligente, calmo, studioso, un bravo chierichetto. Il mio amico viceparroco pensava di mandarmi in seminario ma allora costava troppo. I miei genitori lavoravano nelle fabbriche tessili del Biellese e ai figli degli operai veniva offerto un mese di colonia estiva al mare, a Vallecrosia dai Salesiani. Mi sono trovato bene. Così tra qualche conversazione e qualche lettera con la famiglia, la decisione fu presa: cominciai la Scuola Media nell'Aspirantato Salesiano di Casale Monferrato nel 1952.
Che cosa ha pensato la tua famiglia?
Dopo la terza media bisognava prendere una prima decisione. Mi sono confidato con mamma. Mi ha incoraggiato: “Se il Signore ti vuole prete e Salesiano, io non farò altro che ringraziarlo per la tua vocazione”. Poi dovevo affrontare papà. Un po' “asciutto” mi ha solo detto: “Per adesso pensa a studiare seriamente e a comportarti bene. Poi si vedrà”. Entrambi mi hanno aiutato a riflettere e a prendere liberamente le decisioni che mi hanno portato successivamente al noviziato a Pinerolo nel 1958, allo studentato filosofico di Foglizzo e alla Teologia alla Pontificia Università Salesiana di Roma. Nel 1968 venivo ordinato sacerdote salesiano.
Perché hai deciso di partire per le missioni?
Nel mio percorso salesiano avevo preso parte con entusiasmo a gruppi missionari. C'era stato anche qualche vago desiderio di partire per le missioni ma, con il passare del tempo, era svanito tra gli impegni pastorali e le responsabilità dei miei primi anni di vita sacerdotale.
Poi d'improvviso... il colpo di fulmine. A metà agosto del 1980 l'Ispettoria Novarese concludeva l'ultima fase del Capitolo Ispettoriale e si doveva dare al Rettor Maggiore una risposta esplicita alla domanda: “Che cosa intende fare la vostra Ispettoria per il Progetto Africa?”. Il dibattito in aula non è stato lungo: “Gli impegni qui sono tanti, ci mancano le vocazioni, pregheremo e raccoglieremo qualche soldino in più!”.
Una voce si è alzata come contradditorio: “Ma anche don Bosco aveva tanti impegni a Torino e poco personale; eppure ha avuto il coraggio di mandare i suoi Salesiani missionari in Argentina”.
Salendo le scale per andare a letto, mi sono accostato all'Ispettore e gli ho sussurrato: “Io mi rendo disponibile per il Progetto Africa”. “Mettilo per iscritto”, mi ha risposto, senza una parola in più. In camera, ricordo bene, mi sono inginocchiato per una breve preghiera e “l'ho messo per iscritto”. Il giorno seguente ho consegnato la lettera.
L'ultimo giorno del Capitolo i confratelli hanno votato a stragrande maggioranza la decisione salomonica “Lasciamo che l'Ispettore decida con il suo Consiglio!”. A mezzogiorno, al termine della messa di chiusura, l'Ispettore don Bosoni annunciò all'Assemblea: “Abbiamo votato poco fa ed ecco che un salesiano sacerdote don Italo Spagnolo e un salesiano laico signor Giovanni Patrucco sono pronti per il Progetto Africa!”. Un'ovazione generale sbloccò il mio primo momento di incredulità. Ero lontanissimo dal pensare a una decisione a breve termine. E fu meraviglioso così! Era l'agosto 1980.
E dopo com'è andata?
Da Roma ci fu affidata una missione in Nigeria nella diocesi di Ondo. Al pensiero di andare in una zona estremamente calda mi venivano i... brividi! Ma dopo 35 anni di missione soffro meno il caldo io di tanti amici nigeriani. Il 1982 segnò l'anno dell'inizio della missione salesiana in Nigeria. Padre Wade, un argentino che ci avrebbe affiancato, partì in avanscoperta in febbraio mentre noi due atterrammo all'aeroporto di Lagos il 27 settembre.
La nostra missione è cominciata sui banchi di scuola! Il Vescovo aveva preparato per noi e altri missionari un corso di lingua locale: lo yoruba. Dopo 4 mesi il Vescovo ci ha messo nella parrocchia di San Patrizio nella città di Ondo. Dopo quindici giorni eravamo già incaricati a tempo pieno non solo della parrocchia di San Patrizio ma anche di quella di Ile-Oluji. I parrocchiani sono stati meravigliosi! Si interessavano dei nostri bisogni, ci offrivano preziosi consigli, collaboravano con franchezza per tutte le decisioni necessarie.
Quali sono state le tue prime esperienze?
È stata una meravigliosa avventura! Era tutto da inventare! Ci sembrò di essere proprio come don Bosco ai suoi primi tempi a Valdocco ma con il bagaglio di tutta la tradizione salesiana.
Un giorno un prete della Diocesi venne ad informarmi che la Compagnia che posava l'oleodotto a Lagos aveva finito i lavori e stava chiudendo il cantiere. Ci suggeriva di chiedere al direttore il parco giochi costruito per i bimbi delle famiglie del cantiere. Non esitai un minuto. La Provvidenza arrivava al momento giusto. Nel giro di una settimana smontammo e traslocammo il “parco giochi”. Così cominciammo un oratorio che la domenica pomeriggio raccoglieva tantissimi giovani. Più tardi prese vita il progetto della scuola tecnico-professionale. Anche questa è una storia meravigliosa di collaborazione tra la gente del posto, gli Italiani in Nigeria, l'Ispettoria Salesiana di Novara. Nel giro di pochi anni sono cresciuti i laboratori di saldatura, meccanica, falegnameria, informatica, moto-meccanica. La scuola tecnica di Ondo è stato il primo istituto privato in Nigeria legalmente riconosciuto. Abbiamo toccato con mano l'affermazione del Rettor Maggiore, don Viganò: ”Il Progetto Africa è una grazia di Dio per la nostra Congregazione!”
Quali sono gli incontri più belli che hai fatto?
Tantissimi! Ne voglio ricordare solo uno. Con l'intraprendenza di don Wade avevamo scavato un pozzo a cui nella stagione secca veniva ad attingere la gente dei dintorni. Ci siamo preoccupati che l'acqua fosse potabile. Sono andato all'Ufficio d'Igiene di Akure che ha accettato di venire a prelevare in tempi diversi tre campioni d'acqua per fare le analisi. Ma, “senza soldi, nessun risultato”, ci hanno anticipato. Noi eravamo pronti a pagare il dovuto. Alla consegna dei risultati il direttore ha unito una lettera che, non solo ci esonerava dal pagamento, ma che assicurava altre analisi future gratuite, perché “permettete alla gente di attingere acqua gratuitamente da un pozzo privato”. Veramente un gesto di grande umanità!

Nel dicembre scorso il Vescovo ha costituito parrocchia la nostra piccola comunità, con estrema esultanza dei fedeli. Una parrocchia senza casa parrocchiale (è in affitto) e con la chiesa “senza tetto”.

Com'è la tua vita qui a Ijebu-Ode?
Nel 2014, dopo la chemioterapia, ho “strappato” al bravissimo medico curante il permesso di ritornare in Nigeria. Il mio Superiore, esonerandomi dalla responsabilità di direttore-parroco a Akure, mi ha proposto due alternative: essere d'aiuto in parrocchia a Lagos oppure far parte della nuova missione a Sagamu (passata subito a Ijebu-Ode). Nonostante le sue perplessità iniziali mi sono trovato “incaricato” della nuova presenza: una comunità di tre confratelli in avanscoperta. Qui infatti la nostra Ispettoria aveva acquistato un terreno per lo sviluppo di una nuova scuola tecnico-professionale. Abbiamo incominciato come sempre: vita di preghiera, di comunità, di servizio, di gioia salesiana. I cattolici, i giovani e la gente gradualmente ci ha conosciuto e apprezzato. Nel dicembre scorso il Vescovo ha costituito parrocchia la nostra piccola comunità, con estrema esultanza dei fedeli. Una parrocchia senza casa parrocchiale (è in affitto) e con la chiesa “senza tetto”.
“Abbiate devozione a Gesù Sacramentato e a Maria Ausiliatrice e vedrete che cosa sono i miracoli”, ci diceva don Bosco. È stata la visita a sorpresa del Procuratore di “Missioni Don Bosco” di Torino che ha fatto il miracolo. Grazie alla donazione di “Missioni Don Bosco” abbiamo potuto cominciare, a metà marzo, i lavori della struttura in ferro del tetto. Ci vorranno ancora molti soldini per le preventivate 1200 lamiere ma certamente l'aiuto del buon Dio non ci verrà meno.
Come sono i giovani qui?
Come i giovani di tutto il mondo: con tanti problemi uguali e tanti problemi diversi. Bisogna saperli prendere e don Bosco ci ha insegnato la tecnica del cuore, l'amorevolezza, che funziona sotto tutti i cieli. I modelli occidentali incidono notevolmente sulla mentalità e le aspirazioni dei nostri giovani, specialmente dei molti che frequentano le università. La frustrazione per lo stallo della situazione politico-economico-sociale e la quasi impossibilità di impiego diventano motivo per tentare l'avventura Europa, con tutte le terribili conseguenze che conosciamo. La disillusione amara di chi ha provato purtroppo non serve a scoraggiare. È per questo che le nostre scuole tecnico-professionali sono apprezzate da autorità e Vescovi che sollecitano i Salesiani ad andare nelle loro diocesi.
Ti senti a casa?
Ma certo! Se non mi sentissi a casa avrei mille motivi per ritornare e stare in Italia, dove sono sempre bene accolto dai Salesiani, dai miei famigliari e da tanti amici e benefattori.
Non hai mai paura?
Sì, a Ondo ho avuto un momento di vero terrore quando i ladri a mano armata sono entrati per la seconda notte consecutiva nella nostra casa. La prima avevano ucciso una guardia notturna, ferito gravissimamente due dei nostri confratelli senza poter portarsi via alcunché.
Non ho invece avuto paura lo scorso ottobre quando, entrando in casa dopo la messa domenicale, mi sono trovato un pistolone puntato con l'ordine di starmene zitto. Prendendo per un braccio uno dei due giovanotti: “Vuoi dei soldi? Vieni ti do tutto”. Ho aperto l'armadio: “Oh, ma hai già preso tutto! Vieni...”. Ho aperto il cassetto della scrivania: “Oh, anche qui avete già preso tutto!”. Avevano già ripulito perfettamente le nostre stanze.
Chi ti dà la forza di continuare?
A 76 anni continuo a vivere con gioia ed entusiasmo la mia vocazione salesiana, come agli inizi. La vocazione salesiana è onnicomprensiva: ci dà il senso di Dio e di lavorare incondizionatamente per il suo Regno, totalmente liberi; ci dà la gioia della comunità che ci sostiene in ogni circostanza; ci offre un campo d'azione stupendo: stare e lavorare con i giovani ed essere vicino alla gente con lo spirito di don Bosco gratifica immensamente. Ci si dona, ci si sacrifica, si ama e si è ricambiati.