I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CHE COSA PENSANO I GIOVANI

CLAUDIA GUALTIERI

Credere o non credere?

Il matematico, fisico, filosofo e teologo francese Blaise Pascal affermò: “Se Dio non c'è ed io ho creduto in lui, ho perso poco. Ma se Dio c'è e voi non avete creduto in lui, avete perso tutto”. Anche se non sembra, molti giovani credono in Dio. Credere dunque sembra essere importante. Ma ne vale davvero la pena?

Gabriele, 25 anni:
«La fede di mia zia era impressionante»

Sono cresciuto in una famiglia fortemente credente. Quando sei piccolo, vai a Messa perché i tuoi genitori ti ci portano, quando sei un po' più grande, vai a Messa perché i tuoi genitori altrimenti non ti fanno andare all'allenamento. Quando ho raggiunto l'indipendenza ovviamente che cosa ho fatto? Abituato ad andare a messa sin da bambino, non ci sono andato più. A quel punto è venuta meno l'abitudine che mi portava a frequentare i sacramenti. E in quell'occasione mi sono posto proprio questa domanda. Per due anni, abbondanti, in chiesa non ho messo piede ma ho continuato a frequentare l'oratorio. In ogni caso la mia visione non cambiava, cercavo di darmi delle risposte che non potevo darmi autonomamente. Ma un disegno esiste, per ognuno. Ero molto legato a mia zia, la sorella di mio padre. Era per me un riferimento importante. Quando traballavo, era la persona alla quale per prima mi rivolgevo. In tutto ciò però lei portava dentro di sé un tumore, che per quattordici lunghi anni l'ha accompagnata. All'età di 54 anni lei ci ha lasciati. Nel dolore però, tutto ciò si è rivelato un disegno divino. La fede di mia zia era impressionante, perché emanava una gioia speciale ed era il conforto di tutte le persone che la circondavano. Mai un lamento, mai negatività, trasudava positività e gioia cristiana da tutti i pori, frequentava i sacramenti con fervore e pregava, pregava spesso. La sua morte è stata per me la rivelazione di una disarmante testimonianza di fede che mi ha messo con le spalle al muro. Dove trovava la forza di confortare gli altri? Dove trovava quel sorriso che fino all'ultimo respiro è stato sul suo volto? Dove trovava la serenità? In Dio!
E alla domanda: “vale la pena credere?” mi viene in mente una frase di Steve Jobs: “Vuoi vivere una vita qualunque o vuoi che la tua vita sia speciale?”. Ne vale la pena perché ti rende la vita speciale. Non possiamo dimostrare che Dio esiste attraverso una ricerca scientifica o delle provette di laboratorio, né con un esperimento di fisica. Possiamo però testimoniare che se crediamo che qualcosa sia possibile, la nostra mente si apre e inizia a vedere quel che non credeva possibile. Ne vale la pena!

Carmen, 18 anni:
«È fondamentale per trovare dentro di sé un senso di pace e di serenità»

Credere. Un verbo apparentemente complesso perché fa nascere in ciascuno di noi tante domande alle quali spesso non siamo in grado di dare risposte soddisfacenti. Con questo timore ci precludiamo quindi tante conoscenze che solo la curiosità può soddisfare. Nel momento in cui mi è stato chiesto: “Vale la pena credere?”, la mia risposta è stata immediatamente sì, tenendo conto della mia crescita in una famiglia fortemente credente e in seguito del mio cammino all'interno della famiglia salesiana. Poi però mi sono chiesta “perché allora, per tanti altri miei coetanei, non vale la stessa cosa?”. Forse perché tante volte si associa a tale verbo una visione prettamente cristiana cattolica dimenticando che, per prima cosa, credere vuol dire assumere un atteggiamento di fiducia nei confronti delle possibilità che la vita ci offre, così da vivere pienamente le nostre esperienze, così da diventare noi stessi. Solo in quest'ottica riusciremo a forgiare bene la nostra identità e a comprendere il progetto che ci è stato designato. È quindi necessario vivere rapporti, assumersi responsabilità, prendere decisioni, vivere. È prima di tutto importante credere in noi stessi e in chi, amorevolmente, ci sta accanto affinché tutto ciò possa realizzarsi. Se mi trovassi a spiegare ad una persona atea i motivi per cui vale la pena credere direi che credere è fondamentale per trovare dentro di sé un senso di pace e di serenità che solo la fede può darti. Una serenità talmente forte da permetterti di riuscire a superare anche gli ostacoli più difficili che la vita ci mette davanti. È sicuramente un cammino difficile che per me è stato facilitato dal mio sì convinto a questa stessa domanda, un sì che mi ha portato a capire che esiste un Bene più grande di noi che agisce nella mia vita. Questo Bene si è trasformato per me in Amore, amore del carisma salesiano, amore dei ragazzi che quotidianamente mi vengono affidati. Un Amore talmente tanto forte che mi fa vivere!

Antonio, 27 anni:
«Credere in Dio mi aiuta a credere di più in tutti e tutto»

Parlando in generale, ritengo che le persone non possano fare a meno di credere, credere nell'amicizia, nell'amore, nei propri sogni, credere nel bene. Le persone non possono fare a meno di credere perché hanno proprio bisogno di farlo, serve a dare un senso alla propria vita. Chi non crede nell'amicizia e nell'amore avrà una vita di solitudine, chi non crede nel bene non avrà mai fiducia negli altri. Credere è importante per vivere meglio la propria vita. Essendo una persona tendenzialmente positiva sono portato a pensare che le persone possano credere solo in cose positive come quelle che ho elencato. Ma la verità è un'altra. Einstein diceva che come il freddo è la mancanza di calore, anche il male è l'assenza di bene. Per la stessa logica, si può credere solo in cose positive (bene, amore, amicizia ecc.) e solo il non credere in queste porta alla negatività. La domanda sorge spontanea: vale la pena allora credere in Dio? Se si dovesse fare un'analisi da ateo in questi tempi sembrerebbe proprio di no. L'ateo, di solito, infatti, non crede in Dio perché crede nella scienza. Crede che tutto si debba spiegare, ma non riesce a spiegarsi l'esistenza di un dio. Di questi tempi come fa una persona che non si spiega l'esistenza di un dio a credere in questa con tutto quello che succede? Disastri naturali, terrorismo, corruzione nella chiesa. Il credente invece perché crede? Per fede! Il vero credente ha fiducia nelle scritture e non ha bisogno di altri motivi. Credere e fidarsi sono, per me, quasi sinonimi. Ma la realtà è che credere in Dio ti dà una marcia in più. Ti dà più speranza e non ti senti mai solo. Personalmente credere in Dio mi aiuta a credere di più in tutti e tutto. Se non credessi in Dio non sarei la persona che sono oggi. Quindi la mia risposta è: sì, vale la pena credere. Se non credi non vivi!