I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SPIRITUALITÀ

B.F.

I quattro consigli anti stress di papa Francesco

In un incontro a cuore aperto, papa Francesco rivela il segreto della sua serenità e del suo sorriso pacato nonostante il peso gravoso delle responsabilità e l'assedio quotidiano delle questioni, dei contrasti, delle polemiche. Sono i consigli che segue egli stesso per «essere sempre in pace».

1. Un po' di relativismo all'“italiana”
Qual è la sorgente della mia serenità? No, non prendo pastiglie tranquillanti! Gli italiani danno un bel consiglio: per vivere in pace ci vuole un sano menefreghismo. Io non ho problemi nel dire che questa che sto vivendo è un'esperienza completamente nuova per me. A Buenos Aires ero più ansioso, lo ammetto. Mi sentivo più teso e preoccupato. Insomma: non ero come adesso. Ho avuto un'esperienza molto particolare di pace profonda dal momento che sono stato eletto. E non mi lascia più. Vivo in pace. Non so spiegare.
Per il conclave, mi dicono che nelle scommesse a Londra ero nella posizione 42 o 46. Io non lo prevedevo affatto. Ho pure lasciato l'omelia pronta per il Giovedì santo. Nei giornali si diceva che ero un king maker, ma non il Papa. Al momento dell'elezione io ho detto semplicemente: «Signore, andiamo avanti!». Ho sentito pace, e quella pace non se n'è andata.
E se ci fossero critiche? «È bene essere criticato - afferma il Papa -, a me piace questo, sempre. La vita è fatta anche di incomprensioni e di tensioni. E quando sono critiche che fanno crescere, le accetto, rispondo».
2. Rivolgersi a san Giuseppe
Nelle Congregazioni Generali si parlava dei problemi del Vaticano, si parlava di riforme. Tutti le volevano. C'è corruzione in Vaticano. Ma io sono in pace. Se c'è un problema, io scrivo un biglietto a san Giuseppe e lo metto sotto una statuetta che ho in camera mia. È la statua di san Giuseppe che dorme. E ormai lui dorme sopra un materasso di biglietti! Per questo io dormo bene: è una grazia di Dio. Dormo sempre sei ore. E prego. Prego a mio modo. Il breviario mi piace tanto e mai lo lascio. La Messa tutti i giorni. Il rosario... Quando prego, prendo sempre la Bibbia. E la pace cresce. Non so se questo è il segreto. La mia pace è un regalo del Signore. Che non me la tolga! Credo che ciascuno debba trovare la radice dell'elezione che il Signore ha fatto su di lui.
Ma mai lavarsi le mani dai problemi! Sì, nella Chiesa ci sono i Ponzio Pilato che se ne lavano le mani per stare tranquilli. Ma un superiore che se ne lava le mani non è padre e non aiuta.
3. L'ascesi a giuste dosi
Persino l'ascetica può essere mondana. E invece deve essere profetica. Quando sono entrato nel noviziato dei gesuiti, mi hanno dato il cilicio. Va bene anche il cilicio, ma attenzione: non deve aiutarmi a dimostrare quanto sono bravo e forte. La vera ascesi deve farmi più libero. Credo che il digiuno sia una cosa che conservi attualità: ma come faccio il digiuno? Semplicemente non mangiando? Santa Teresina aveva anche un altro modo: mai diceva cosa le piaceva. Non si lamentava e prendeva tutto quello che le davano. C'è un'ascesi quotidiana, piccola, che è una mortificazione costante. Mi viene in mente una frase di sant'Ignazio che aiuta a essere più liberi e felici. Lui diceva che per seguire il Signore aiuta la mortificazione in tutte le cose possibili. Se ti aiuta una cosa, falla, anche il cilicio! Ma solamente se ti aiuta a essere più libero, non se ti serve per mostrare a te stesso che sei forte.
4. Non essere attaccati ai soldi
Non nascondo che poi ci sono tanti altri problemi a un terzo livello, legato alla gestione economica. I problemi vengono quando si toccano le tasche! Penso alla questione dell'alienazione dei beni. Con i beni dobbiamo essere molto delicati. La povertà è midollare nella vita della Chiesa. Sia quando la si osserva, sia quando non la si osserva. Le conseguenze sono sempre forti. Forse non c'è il tempo per una risposta molto articolata e faccio affidamento alla vostra sapienza. Fatemi dire però che il Signore vuole tanto che i religiosi siano poveri. Quando non lo sono, il Signore manda un economo che porta l'Istituto in fallimento!
Una volta accadde che una suora economa svenne e una consorella disse a chi la soccorreva: «Passatele sotto il naso una banconota e certamente si riprenderà!».

A metà dell'incontro si è avuta una pausa.
Era stata preparata una saletta riservata per il Papa, ma lui ha esclamato: «Perché mi volete far stare tutto da solo?». E così la pausa ha visto il Papa gioiosamente tra i presenti a prendere un caffè e uno spuntino, salutando l'uno e l'altro.
«La vita è così piena di sorprese. Per capire le sorprese di Dio bisogna capire le sorprese della vita». Prima di lasciare l'Aula, ha salutato tutti con queste parole: «Andate avanti con coraggio e senza paura di sbagliare! Quello che non sbaglia mai è quello che non fa nulla. Dobbiamo andare avanti! Sbaglieremo, a volte, sì, ma c'è sempre la misericordia di Dio dalla nostra parte!».