I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FINO AI CONFINI DEL MONDO

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ARGENTINA. La missione salesiana tra i Mapuche

Il Chubut è una delle province della Patagonia argentina, un vasto altopiano desertico, con una superficie estesa e scarsamente abitata. Qui vivono i Mapuche, un'etnia locale che costituisce la maggior parte dell'intera popolazione dell'altopiano, un popolo fiero che ha regalato alla Famiglia Salesiana uno dei più begli esempi di santità giovanile: Zefirino Namuncurà.
I Salesiani li aiutano a migliorare le tecniche di allevamento ovino, che costituisce la loro principale fonte di sostentamento; portano avanti un progetto di perforazione e canalizzazione idrica, in un territorio in cui l'acqua scarseggia; si occupano di tutela e difesa dell'ambiente, in un'area in cui le risorse minerarie rappresentano un grosso interesse per le multinazionali; organizzano corsi di formazione professionale e attività pastorali per adulti, giovani e bambini in diversi villaggi e accampamenti.
Oggi il referente salesiano sul territorio è don Antonio Sánchez che, oltre a guidare spiritualmente la comunità e a lavorare per la promozione umana dei Mapuche, si adopera anche perché essi possano preservare e valorizzare la loro identità.
A sostegno della presenza salesiana tra i Mapuche lavora l'Associazione Missioni Don Bosco di Torino.

MADAGASCAR. I salesiani al fianco dei “monelli”

Nel Centro di rieducazione di Anjanamasina, vicino alla Capitale, Antananarivo, ci sono minori perseguiti dalla legge, ma anche bambini che le famiglie non sono in grado di gestire. In gergo la struttura è chiamata “Trano zaza maditra”, cioè “Casa per i monelli”. Da due anni la presenza dei Salesiani, insieme ai loro novizi, in questa struttura si è intensificata.
In Madagascar la disoccupazione e la precarietà - economica e socio-politica - costringono molte famiglie a considerare l'educazione dei figli una questione secondaria rispetto al procurarsi il cibo e far fronte alle esigenze quotidiane. Molti bambini restano abbandonati e tanti genitori preferiscono affidarli all'istituto correzionale piuttosto che occuparsene.
Oggi nelle 3 stanze del dormitorio del centro di Anjanamasina alloggiano 110-115 ragazzi, anche se potrebbero esserne accolti al massimo 60-70; d'inverno le coperte non bastano per tutti e l'unico vitto disponibile è il riso, che basta appena per 80 coperti.
Oggi i Salesiani, ogni domenica e nelle feste infrasettimanali, distribuiscono il pasto e si dedicano all'animazione ricreativa, con attività musicali, teatrali, sportive e alla formazione spirituale con la celebrazione della messa e dei sacramenti, il catechismo e proiezioni di carattere religioso ed educativo; inoltre donano stoviglie, abiti, coperte e tutto ciò di cui i ragazzi hanno bisogno.

SIERRA LEONE. La storia di suntia: “Don Bosco mi ha salvato”!

Suntia è una ragazza ospite della “Casa accoglienza per ragazze” dell'opera salesiana Don Bosco Fambul a Freetown. È entrata in contatto con i Salesiani quando stava attraversando un momento difficile con suo padre. “All'epoca facevo la venditrice ambulante e chiedevo l'elemosina per pagare l'affitto e avere da mangiare. Ma mio padre abusava sessualmente di me”. Questa è la storia della sofferenza e della rinascita di Suntia.
È stata un'esperienza inimmaginabile per me. Questi abusi avvenivano quotidianamente. Io uscivo al mattino per vendere e tornavo a casa molto tardi la sera. Se non vendevo molto mio padre mi picchiava e mi insultava. Non avevo il tempo per riposare e nessun famigliare con cui sfogarmi. Questa situazione è andata avanti per parecchio finché, disgustata, triste e impotente, ho pensato che se volevo che smettesse avevo una sola soluzione: denunciare il fatto alla Polizia. È stato lì che mi hanno indicato Don Bosco Fambul come luogo di accoglienza e protezione.
Sono arrivata a Fambul con il cuore spezzato e traumatizzato. Ma lì la mia storia ha preso a cambiare. Avevo il tempo per giocare e riposare, e per la prima volta nella mia vita mi sono sentita protetta. Mi venivano dati vestiti e le cure necessarie. Gli assistenti sociali erano come delle madri per me, mi ascoltavano. Abbiamo parlato molto e ho fatto una sessione di terapia che mi ha aiutato molto. Ho potuto usufruire di strutture ricreative e partecipare ad alcune escursioni, che mi hanno permesso di conoscere un altro mondo, con diversi colori e un nuovo significato. Non avevo mai provato una cosa del genere in vita mia. Ho avuto il tempo di leggere libri di scrittori diversi, che mi hanno aiutato a sviluppare la mia intelligenza.
Ho trascorso oltre un anno nella casa per ragazze. Mia madre, che sarebbe dovuta venire in mio aiuto, mi ha respinto. I Salesiani hanno tentato la riunificazione con la mia famiglia in Nigeria, ma senza risultati. Alla fine sono stata promossa agli esami e mi sono iscritta alla scuola secondaria, potendo contare anche sulle agevolazioni del programma di borse di studio “Hope+”. Così le tasse scolastiche, la divisa, lo zaino, il materiale didattico, il pranzo e i trasporti erano tutti già spesati. E soprattutto, sono proseguite le visite di accompagnamento.
Con l'aiuto di tutte queste persone, ho potuto passare l'esame finale con un risultato eccellente e ora sono iscritta al corso per Assistenti Sociali presso l'Università “Fourah Bay” della Sierra Leone.
Il mio desiderio è tornare a Fambul una seconda volta. Questa volta, non come beneficiaria, ma come assistente sociale, per salvare la vita di altre ragazze come me ed essere un punto di riferimento per loro.