I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

O. PORI MECOI

I salesiani nel cuore dell'Europa

Incontro con don Tadeusz Rozmus, consigliere regionale per Europa centro e nord

La regione Europa Centro Nord è una delle sette regioni della Congregazione Salesiana e, guardando la situazione storica e culturale, anche una delle più complesse.
«Se i Salesiani e la Famiglia Salesiana offriranno ai giovani il cuore di don Bosco, ci sarà per l'Europa un bel futuro».

Com'è nata la sua vocazione?
Non avevo mai pensato di diventare prete o religioso. La mia vocazione è nata durante gli studi nella scuola professionale salesiana di Oświęcim. Abitando nell'internato e condividendo la mia vita con quella della comunità salesiana sono stato positivamente “contagiato” dal clima familiare che mi ha impressionato e affascinato. Subito dopo la scuola, all'età di diciotto anni, sono entrato in noviziato e fino ad oggi mi sento un salesiano felice. Anche se la vita non sempre è stata facile.
Perché proprio salesiano?
Ci sono quattro motivi della mia decisione. Per primo, il grande influsso ricevuto dai salesiani di Oświęcim tra i quali ho vissuto 3 anni come allievo. L'esempio della loro vita, la loro vicinanza e il clima molto familiare hanno rivoluzionato la mia vita e aperto la strada verso la vita salesiana. Questo mi fa vedere l'importanza della testimonianza diretta e della presenza dei salesiani in mezzo ai giovani anche oggi. Per secondo, attraverso mio zio, don Bolesław Rozmus, anche lui salesiano, ho avuto contatto con i salesiani da sempre. È stato per più di 43 anni missionario in Venezuela, recentemente è ritornato in Polonia e si trova nella “mia” comunità di Oświęcim. Per terzo, nella mia famiglia c'è stato ancora un terzo salesiano: mio fratello, più giovane di me di 4 anni, che purtroppo, all'età di 35 anni ha perso la vita in un incidente sulle montagne dei Tatra guidando un gruppo di giovani studenti universitari. E per quarto, nella mia parrocchia (diocesana) la fama e l'attrazione della vocazione salesiana era tanto forte che quasi tutte le vocazioni maschili andavano a finire proprio dai salesiani. Così che il parroco di allora si lamentava che tutti gli “scappavano” dai salesiani. Ora siamo otto salesiani provenienti da questa piccola parrocchia. Riassumendo: sono salesiano perché ho trovato una bella e attraente testimonianza della vita salesiana.
Quali sono state le sue esperienze più belle da salesiano?
Fin dall'inizio, la mia vita salesiana è stata abbastanza esigente. Ma proprio questo le ha dato sapore e bellezza. Due mesi dopo il noviziato, sono stato chiamato al servizio militare (2 anni) nella famosa caserma per i chierici a Bartoszyce. Dieci anni prima nella stessa caserma prestava servizio il beato don Jerzy Popiełuszko, martire dei tempi del comunismo in Polonia. È stato uno dei momenti più ricchi di investimento nel carattere, conoscenza della vita e nella vocazione. Poi ogni momento portava le altre sfumature di bellezza vocazionale: studi filosofici a Cracovia, teologici a Cremisan in Israele, studi specialistici nelle diverse università in teologia biblica, ingegneria tecnica e pedagogia, lavoro con i giovani in Polonia (internato, scuole, CFP) e all'estero (Egitto e Uganda), presidenza delle scuole cattoliche in Polonia, organizzazione delle nuove scuole professionali e tecniche, servizio come ispettore, direttore delle catacombe di San Callisto a Roma e poi all'istituto di Perugia. Tutto questo e tante altre esperienze di vita salesiana mi hanno fatto conoscere la bellezza della vocazione salesiana.
Essere “Regionale” che cosa significa?
La nostra Congregazione è suddivisa in 7 regioni nel mondo, ha quindi 7 consiglieri chiamati “regionali” che a nome del Rettor Maggiore si occupano dell'animazione di esse. Il servizio consiste nelle diverse forme dell'accompagnamento delle ispettorie che fanno parte della regione. Nel caso della Regione dell'Europa Centro e Nord ci sono 16 ispettorie e 2 delegazioni, 35 paesi e 27 lingue parlate in esse. È un territorio che va dall'Irlanda alla lontana Siberia, con l'aggiunta di Marocco, Azerbaijian, Georgia e recentemente anche Istanbul. Fa parte della regione quasi tutta l'Europa eccetto alcuni paesi come Italia, Spagna, Portogallo e alcune singole presenze negli altri. Per capire le distanze basta paragonare la durata di volo da Roma a Mosca in Russia (3 ore) e da Mosca a Yakutsk in Siberia (6 ore).

“L'Europa è terra di contrasti. Lo si nota subito quando s'incontrano giovani di diversi paesi. Solo nella mia regione i salesiani parlano 27 lingue diverse! Ma, parlando delle lingue, non dimentichiamo che la lingua più importante è quella del nostro cuore”

Quali sono i problemi della regione?
L'Europa è terra di contrasti. Da una parte è una regione tra le più sviluppate, con le più avanzate tecnologie e standard di vita elevati. Dall'altra è un mosaico di culture, lingue, interessi, frontiere ed anche diverse povertà, tra cui le povertà giovanili più grandi.
L'Europa che abbiamo in mente è diversa dalla realtà: non è quella degli anni '80, quando il benessere sembrava il naturale destino degli Europei. Il costo della vita in molti paesi cresce continuamente, creando diverse forme di povertà e su questa situazione si scontrano prima di tutto le famiglie e i giovani.
Una delle situazioni più tragiche dopo la Seconda Guerra Mondiale era la divisione dell'Europa tra Occidente e Oriente. Le conseguenze permangono ancora oggi: la parte occidentale è molto più sviluppata, ma con una veloce perdita dei valori, anche quelli della fede cristiana; l'Europa dell'Est sconta le conseguenze della mentalità sovietica, dell'annientamento della libertà, delle persecuzioni, ma si è rafforzata la dimensione spirituale e sembra che oggi abbia molto da offrire all'Europa occidentale, dal punto di vista della tradizione cristiana.
Quali sono le opere salesiane più significative che ha conosciuto nei suoi incontri?
Ho incominciato il servizio di “Regionale” proprio dalle visite in tutte le ispettorie per avere una visione generale di questa complessa, ma molto bella realtà. E posso dire che in ogni ispettoria ci sono delle opere significative che esprimono la ricchezza della nostra Congregazione. Da questo punto di vista la Regione è molto ricca. Tra esse, alcune hanno una valenza particolare. Sono belle case di formazione (2 noviziati, 2 postnoviziati, 1 teologato, 4 altre comunità formative), numerosissime scuole e centri di formazione professionale, bei centri di formazione dei laici (es. Oud Heverlee in Belgio e Lyon in Francia), complessi centri di importanza europea (Benediktbeuern in Germania, London - Battersea in Inghilterra, Oswiecim - casa madre dei salesiani in Polonia, Baku in Azerbaijan con l'unica chiesa cattolica in questo paese ecc.). Ci sono poi tante belle parrocchie, dove si sente battere il cuore di don Bosco. Sono rimasto molto impressionato dalla casa per i ragazzi di strada a Mosca, dalle opere per i ragazzi con diverse difficoltà a Dublino in Irlanda oppure da Argenteuil in Francia, dall'atmosfera di viva fede nelle scuole dell'Europa Centro ed Est, dall'entusiasmo dei salesiani vivacemente presenti tra i giovani negli oratori di Malta, dall'atmosfera familiare nella scuola di Kenitra in Marocco costituita totalmente dagli allievi e docenti musulmani ecc.
Movimenti populisti, elezioni difficili, chiusure in vari paesi che cosa possono provocare per i salesiani d'Europa?
Don Bosco viveva in tempi non facili. Non possiamo meravigliarci che anche i nostri tempi si caratterizzino per diverse problematiche sociali, politiche, educative. Senza la loro presenza si rischierebbe di perdere il realismo della visione e il senso della nostra presenza carismatica. Don Bosco fu molto chiaro nel prendere le distanze dall'impegno diretto nella politica, dicendo che la nostra politica è quella del “Padre nostro”. Come salesiani, ci rivolgiamo con la nostra missione a tutti e non solo ad alcuni. Le sfide attuali possono e devono provocare i salesiani d'Europa a ripensare i loro metodi, adattare le strutture alle nuove esigenze e convertire i modi di pensare per vivere “hic et nunc”. Dio ci manda nel mondo per essere i suoi creativi apostoli e non riproduttori del passato. L'Europa ha bisogno del carisma di don Bosco ed è molto grata per la sua presenza.
Come realizzare dei cammini unitari per i salesiani della regione?
La diversità della regione fa vedere la ricchezza del carisma salesiano: i salesiani furono all'avanguardia nell'inculturazione in Europa, così il nostro carisma si è inculturato molto bene dappertutto ed oggi è multiculturale.
Per questo come salesiani siamo chiamati a costruire non muri che dividono, ma ponti che uniscono. Ponti tra persone, nazioni, lingue, culture, religioni, confessioni, generazioni, sistemi politici. È un aspetto molto importante per non disperdere questo grande patrimonio della diversità.
Ed è un processo che inizia da noi stessi. Non a caso l'ultimo Capitolo Generale ha rivolto un forte invito alla conversione della nostra mentalità. Quest'invito lo ritengo profetico, anche se non facile, perché esiste un nemico che si chiama individualismo.
Come sogna il futuro della Congregazione in Europa?
Ciò che conta oggi in Europa non sono tanto le strutture, le statistiche, le grandi opere, ma la qualità dello stesso cuore di don Bosco offerto ai giovani: dobbiamo dare loro il carisma salesiano in una forma bella, attraente, vivace, invitandoli a far parte della nostra Famiglia. Sono sicuro che se i salesiani e la Famiglia Salesiana si concentreranno su questo e offriranno con qualità ai giovani il cuore di don Bosco, ci sarà per l'Europa un bel futuro. Forse migliore di quello attuale.




Le lettere di santa Giovanna di Chantal
PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA

Santa Giovanna di Chantal è poco conosciuta dal pubblico italiano. Eppure, fondatrice con san Francesco di Sales dell'Ordine della Visitazione, è un gigante della santità. Non ha scritto trattati ascetici o libri di teologia, ma soltanto lettere. Secondo gli esperti ne ha scritte o dettate circa trentamila, di cui tremila sono giunte fino a noi. Questo vasto epistolario ci permette di scoprire una donna affascinante. Fu sposa e madre di quattro figli. Poi, rimasta vedova, sotto la guida del vescovo di Ginevra inizia un cammino che la porterà a diventare religiosa, fondatrice e Madre.