I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

JOSÉ J. GÓMEZ PALACIOS

L'ultimo “amico della gioventù”

Oggi è l'ultimo giorno della mia vita.
Non mi sento colpevole ma con il cuore pieno di pena, questo sì. Con l'edizione di oggi termina il mio orgoglio di giornale e l'illusione che don Bosco aveva riposto in me.
Sono un giornale destinato ai giovani, figlio della creatività di don Bosco. Ho avuto una vita errante per otto lunghi mesi. Mi sarebbe piaciuto crescere forte, aumentare di numero in numero le pagine che mi componevano, sentirmi forte e desiderato da centinaia di lettori.
Avrei voluto percepire la forza nuova di occhi giovani che accarezzavano le mie parole e le mie illustrazioni. Ma tutte quelle illusioni piano piano sfumarono in delusione e scoraggiamento che però non sembravano toccare don Bosco, sempre pieno di entusiasmo e pronto a nuove iniziative.
È ancora ben fissa nella mia memoria quella prima mattina, il momento dell'uscita dalla macchina tipografica della prima copia. Ricordo che don Bosco mi prese in mano, sorridente ed entusiasta. Mi avvicinò al naso per annusarmi. Era così felice di annusare il colore ancora fresco e il buon odore dell'inchiostro. Lo faceva con gioia, come se quello fosse il più buon profumo del mondo.
La testata che troneggiava sulla copertina esprimeva tutto quello che a lui stava a cuore: “l'amico della gioventù”.
Durante i sessanta numeri della mia esistenza ho fatto in modo di farmi leggere e sentire da tanti giovani. A pensarci bene, è proprio questo lo scopo per cui nasciamo noi giornali.
Mi sono sforzato di urlare, attraverso le mie pagine, le parole e i pensieri di don Bosco.
Ho proclamato la libertà e la giustizia nella parte dedicata all'internazionalità.
Ho prestato la mia voce per denunciare la penosa situazione in cui si trovavano migliaia di giovani. Ho difeso con ardore la fede cristiana.
Da domani sarò solo più un ricordo in qualche biblioteca. Forse sbiadirò e mi coprirò di polvere. Non sarà la mia fine: non morirà mai in me quel sentimento di orgoglio per essere arrivato in tante case di poveri contadini e, in questo modo, essere stato uno dei pochissimi mezzi di apprendimento a loro disposizione.
Sono in pace con la mia coscienza di oggetto di carta. Mi sono addirittura arrampicato su ponteggi di edifici in costruzione, mi sono macchiato di calce e di gesso, pur di poter offrire alcune nozioni a quei giovani muratori che don Bosco ospita. Ho anche visitato parecchie volte il carcere minorile della città di Torino e ho aperto, per gli occhi di quei giovani prigionieri, centinaia di finestre di libertà.
Il tempo farà sicuramente ingiallire le mie pagine, proprio come succede alle foglie in autunno. Nonostante questo, mai e poi mai mi dimenticherò di don Bosco, l'autentico “amico della Gioventù”.

La storia
Nel 1849 don Bosco stampò un giornale chiamato “L'amico della gioventù”, ma non ebbe un grande successo. Usciva due volte la settimana e, in tutto, ne uscirono 61 numeri. Era stampato presso la tipografia Speirani-Ferrero.