I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

FRANCESCO MOTTO

Signor Michele Rinero (Davico)

Morto a Torino, il 25 dicembre 2016, a 82 anni

Tutti quelli che sono passati nella Casa Generalizia, alla Pisana (Roma), lo hanno incontrato e a tutti ha lasciato il ricordo di un salesiano gentile, premuroso, pio e ottimista.
Nato il 2 gennaio 1934 a Bricco di Cherasco (CN), diocesi di Alba, è morto il giorno di Natale del 2016 a Torino-Casa Beltrami, dove il 31 luglio 2015 era stato trasferito per poter avere un'adeguata assistenza sanitaria.
Orfano di madre - il padre si era risposato - dopo un breve soggiorno a Penango come ragazzo aspirante missionario, arrivò come giovane aspirante coadiutore al Colle don Bosco. Il 15 agosto 1952 entrò come novizio coadiutore a Chieri-Villa Moglia. Colà emise la sua prima professione il 16 agosto 1953. L'avrebbe rinnovata il 21 luglio 1956 al Colle don Bosco, dove avrebbe fatto anche quella perpetua il 18 luglio 1959.
Presso la casetta di don Bosco rimase nove anni (1953-1962) come prezioso collaboratore di campagna, non potendo, per motivi di salute, impegnarsi attivamente nella locale scuola tipografica. Sempre tranquillo, docile, obbediente, “pronto a ristabilire immediatamente la pace fra i confratelli nel caso fosse sorto qualche malinteso” ricorda il signor Renato Celato che tanta parte di vita ha condiviso con lui. Intanto anche il cugino Michele si era fatto coadiutore salesiano (1951), tuttora vivente, e così pure suo fratello acquisito, Francesco (1957).
Dal 1962 al 1971 il signor Michele svolse lo stesso incarico nella scuola agricola di Cumiana, dove inizialmente fu incaricato del grosso allevamento dei suini e successivamente del mulino, che produceva mangimi commerciabili per aziende. Un lavoro duro e sacrificato, con dei “famigli” collaboratori, che comportava sovente attività ed assistenza notturna. Ciononostante “non solo non si lamentò mai, ma si rese addirittura disponibile ad aiutare i confratelli nella guida dei mezzi pesanti di trasporto, come i camion” afferma il coadiutore Cesare Borlengo.
Passò successivamente due anni a Torino-Valdocco come aiutante di sacrestia nella basilica di Maria Ausiliatrice (1971-1973). «Quivi trascorreva le sue giornate in chiesa e sacrestia, disponibile e pronto ad ogni servizio, scrupoloso nel suo diuturno servizio, parco di parole ma ricco di devozioni» (Renato Celato).
Dal 1973 al 2015 fu alla Casa Generalizia, prima come addetto alla Portineria (1973-1974), successivamente come collaboratore del Salesianum-Centro Spiritualità, Cultura (1974-2000) e infine nel ruolo di collaboratore della Casa per ferie “Ente B. Michele Rua” (RMG). Qui si è messo a disposizione per i mille servizi di cui gli ospiti, spesso stranieri, avevano bisogno. Fra loro i membri di ben sette Capitoli Generali.
Chi è vissuto accanto a lui 35 anni, come il sottoscritto, può testimoniare con piena conoscenza di causa che quella del signor Michele è stata una presenza di estrema discrezione ed umiltà, di grande disponibilità, di semplice ma profonda spiritualità.
Estrema discrezione ed umiltà: il signor Michele non ha mai ha cercato di mettersi in evidenza, di far valere i suoi giusti diritti, di imporre il suo punto di vista; mai ha cercato di far leva sulla sua autorevolezza di età, di ruolo, di presenza in comunità per farsi ascoltare, o per ostacolare progetti altrui, o per realizzare propri desideri e sogni. Stava sempre un passo dietro gli altri, anche se per la sua assidua presenza e disponibilità a servire meritava sovente il primo posto.
Grandissima disponibilità: il signor Michele è stato l'uomo della disponibilità fatta persona, del “sì”, del: “come no?”, del: “lo faccio subito”... Credo che non abbia mai detto di no ad alcuno. Dolce, gentile ed accomodante, nessuno avrebbe mai potuto rimproverargli alcunché, anche quando negli ultimi anni la salute lo andava minando... Credo che le migliaia di persone passate al Salesianum di Roma e provenienti da tutto il mondo nei quarant'anni del suo lavoro abbiano trovato in lui la persona che ha sempre e solo cercato di servirle in tutto e per tutto, nel modo migliore e nel tempo più rapido possibile; e soprattutto con il sorriso sulle labbra. E lo fece fino alla fine, magari accontentandosi di vegliare sugli ospiti, stando in disparte, su una poltrona della reception.
Spiritualità semplice ma profonda: uomo genuino, buono per carattere, il signor Michele ha assimilato profondamente la spiritualità salesiana del quotidiano, del lavoro, di qualunque lavoro a lui richiesto, inteso come vocazione divina; la spiritualità della preghiera semplice e fiduciosa, della confidenza in Dio, nella Vergine, nei santi salesiani.
La storia salesiana non parlerà del signor Michele, così come non parlerà di altri confratelli coadiutori passati alla Casa Generalizia di Roma, ma sono essi che, con il loro umilissimo servizio, hanno messo tutti gli altri - e fra questi ben cinque Rettori Maggiori e loro Consigli - nella migliore condizione di portare avanti la missione salesiana. Dal Cielo, anzi dal Paradiso salesiano, continuino ad operare per noi intercedendo presso il Signore e la Vergine Ausiliatrice per il bene della Casa Generalizia e di tutta la nostra Congregazione.