I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

QUARESIMA

B.F.

Un po' di silenzio per favore!

La Quaresima è il momento più prezioso dell'anno per la vita spirituale.
Ecco cinque semplici “passi” per riscoprire la meditazione.

1. Lo stupore di esserci
C'è una semplice “Preghiera della felicità” che dice:
Io amo ciò che sono.
Io amo l'ambiente in cui vivo.
Io amo coloro con i quali vivo.
Io amo quello che faccio.
Io mi trovo bene con te, Gesù.
E cammino verso di te.

Essere vivi, pienamente consapevoli di far parte di questo universo che è meraviglioso e misterioso, poter dire: «Ci sono anch'io!», è un dono inestimabile (che cosa si potrebbe mai dare in cambio?), una ricchezza, una risorsa per “tenere duro” qualunque cosa capiti.
Chi sa stupirsi non è indifferente: è aperto al mondo, all'umanità, all'esistenza. Si viene al mondo con questa sola dote: lo stupore di esistere. L'esistenza è un miracolo. Gli altri, gli animali, le piante, l'universo, ci parlano di questo miracolo. E noi siamo miracolosi come loro. Per questo dobbiamo essere attenti e rispettosi.
Chi considera meravigliosa la vita, sente di amare l'umanità, la rispetta in sé e negli altri. Donando agli altri l'importanza che meritano, noi scopriamo la nostra importanza. La vita ha un valore, una dignità. Nessuno ha il diritto di deturparla.

2. Vivere l'attimo presente
Fermare il mondo per un attimo. Si tratta di un atto volontario. È un atto liberatorio dai pensieri sul futuro e sul passato. Il nostro spirito è ingombro di tante di quelle cose! Meditare non significa analizzare l'attimo presente, significa provarlo, sentirlo con tutto il corpo, senza parole. Vivere davvero questo momento, in piena consapevolezza.
La maggior parte di noi non vincerà i grandi premi della vita. Non diventerà milionario, né presenterà il Festival di Sanremo, non sarà eletto presidente, né vincerà il Nobel.
Ma possiamo goderci i piccoli piaceri della vita.
Una carezza sulla spalla. Un bacio sulla guancia. La luna piena.
Un posto libero in un parcheggio.
Un fuoco scoppiettante. Un bel tramonto.
Goditi le piccole delizie della vita.
Ce ne sono in abbondanza per ognuno di noi.

3. Respirare ed essere grati per il proprio corpo
La respirazione occupa da sempre un posto centrale nelle pratiche meditative: è il mezzo più potente per collegarsi con l'attimo presente (o per accorgersi che si fa fatica a collegarsi...).
La respirazione è come un'amica sempre presente: concentrarsi sul proprio respiro è come chiedere a un amico di restare al nostro fianco per affrontare una prova o una difficoltà. Si respira con tutto il corpo: il corpo e lo spirito sono inseparabili. Anche se il corpo è malato, sofferente, rovinato, usurato: concediamogli attenzione, stima, spazio e affetto, qui e ora.

4. Vedere ciò che è veramente importante
Le nuove condizioni dell'esistenza strappano via gli uomini da qualsiasi forma di raccoglimento e li gettano fuori da se stessi in una sorta di furore.
Ci sono le varie forme di inquinamento chimico, che contaminano i cibi, l'aria, l'acqua. E quelle di inquinamento psichico, che contaminano il nostro spirito, violano la nostra intimità, turbano la nostra stabilità interiore. Dove andrà a finire il nostro spirito, a furia di tutte queste dispersioni? La nostra attenzione è infatti catturata, attirata e alla fine frammentata, segmentata da mille cose per poi diventare «drogata» da ciò che è rumoroso, accattivante, facile, predigerito, prepensato. Il nostro spirito perde fecondità, se si lascia riempire troppo dal baccano esteriore. Troppo di qualcosa corrisponde sempre alla mancanza di qualcos'altro. Nella vita ci sono l'urgente e l'importante.
Pensiamo: «Devi mandare quell'e-mail. Non dimenticare di richiamare Tal dei Tali. Oh, e poi dovresti proprio appuntarti questa idea, prima di scordartene. Anziché startene lì seduto a cercare di meditare, faresti meglio ad alzarti e a sbrigare tutte queste cose prima che ti passino di mente. E poi oggi la tua seduta non funziona per niente, non sei nello spirito giusto. Suvvia, lascia perdere, alzati. Troverai pure un altro momento. La meditazione può attendere. Non è mica il lavoro... ». Se poi la vita è agitata, scialba e vuota non possiamo lamentarci.

5. Contemplare l'invisibile e acconsentire al mistero
Se prendiamo coscienza degli istanti di benessere, se ci diciamo «ciò che sto vivendo è una fortuna, una meraviglia, una grazia», allora succede qualcos'altro. Se conquistiamo un vero silenzio, sentiamo che non siamo nel vuoto. C'è Qualcuno dentro di noi che dice: ammutolisci, ascolta...
E possiamo udire “quella” voce che è come un alito leggero di vento e scoprire che Dio è semplicemente lì, seduto accanto a noi, nella sala d'attesa della nostra vita e spesso, leggermente, bussa. E ci sentiamo di esistere come il grano che spunta o la pioggia che cade. Pronti a rinascere.