I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA BUONANOTTE

B.F.

«Aspetta un attimo»

Ultimamente la fretta ha preso il sopravvento e la mia frase più frequente è «Aspetta un attimo, tesoro». Lo dico a mio figlio mentre accudisco la sua sorellina; lo dico a mia figlia mentre aiuto suo fratello e lo dico persino al mio paziente marito. Mi ritrovo a pronunciare questa frase in una serie infinita di circostanze.
Alcune settimane fa, mio figlio mi ha chiesto di preparargli la merenda e io, naturalmente, gli ho risposto: «Un attimo, tesoro». Mi sono affrettata a finire quello che stavo facendo e poi sono corsa a preparargli la merenda. Lui si è seduto al tavolo e ha cominciato a mangiare di gusto mentre io già pensavo di tornare a occuparmi delle mie faccende, ma poi ho deciso di prendermi una pausa e di sedermi insieme a lui.
«Grazie per avere aspettato che finissi di riporre i piatti, prima di prepararti la merenda. Sei stato davvero molto paziente».
Lui annuì e continuò a riempirsi la bocca di Nutella.
«Sai una cosa, Samuele, ultimamente sono davvero molto indaffarata. Capisci, vero, perché qualche volta devi aspettare?».
Lui mi guardò con un'espressione buffa sul viso. «Sì. Mi dici “un secondo, Samuele” così mi puoi ascoltare con tutti e due gli orecchi. Se ti parlo mentre stai facendo qualcos'altro, mi puoi sentire soltanto con un orecchio. Ma se aspetto con pazienza poi tu mi puoi sentire meglio», mi disse annuendo solennemente.
Rimasi di stucco. Il mio bambino, che non aveva ancora compiuto i cinque anni, aveva già trovato una spiegazione più che plausibile alla situazione. Capii che quando gli dicevo: «Aspetta un secondo», lui interpretava quella frase come una dimostrazione d'affetto. Era come se io gli dicessi: «Aspetta un secondo, così ti potrò rivolgere tutta la mia attenzione» o «Quello che stai dicendo è molto importante per me, voglio sentirlo con entrambi gli orecchi».
«Samuele, hai assolutamente ragione», gli risposi. «Ti voglio tanto bene e mi piace tanto trascorrere il mio tempo con te. Voglio sentire quello che mi dici con entrambi gli orecchi perché tu sei molto importante nella mia vita», aggiunsi abbracciandolo forte.
Quella sera, mentre rimboccavo le coperte a Samuele, lui mi prese la faccia fra le mani e cominciò a soffiarmi prima dentro un orecchio poi dentro l'altro. Non capii che cosa stesse facendo e gli chiesi spiegazione del suo comportamento.
«Voglio essere sicuro che i tuoi orecchi siano puliti, mamma». Mi tirò a sé e mi sussurrò: «Volevo essere certo che mi sentissi con tutti e due gli orecchi mentre ti dicevo che ti voglio bene più del mondo intero».
Sentii le lacrime salirmi agli occhi mentre gli rispondevo: «Oh, tesoro, ti voglio tanto bene, anch'io più del mondo intero».
«E ancora un briciolo di più», confermò lui con la sua adorabile vocina.