I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

GINO BERTO

La “scuola di don Bosco” a Roma

L'Istituto Pio XI è un'opera che guarda al futuro.
Una comunità educante che vuole realizzare in pieno il sistema preventivo di don Bosco oggi.

Chi lascia la trafficata arteria di via Tuscolana ed entra nell'Istituto Pio XI è accolto dagli ampi spazi dei cortili che invitano ad essere abitati, circondati da un arioso porticato con le sue colonne come braccia che accolgono ed edifici allineati che dicono operosità di una realtà complessa e salesianamente completa: Scuola Media, Liceo classico e scientifico, Centro di formazione professionale a indirizzo grafico, Oratorio - Centro giovanile, Parrocchia, Tipografia. Quei salesiani che nel 1928 arrivarono su terreni periferici della città, non pensavano a uno sviluppo così fulgido e fecondo di bene.
Negli anni '30 del secolo scorso, conclusa la costruzione dell'Istituto e della parrocchia, attorno ad essa si è strutturato uno dei quartieri più densamente abitati della città con vie intitolate a nomi che dicono la storia salesiana, anzitutto un papa, Pio XI, che da giovane prete ha incontrato don Bosco a Valdocco e ne fu subito ammirato, è il Papa che nel 1934 lo proclamò santo. E poi don Unia, il cardinal Cagliero, don Filippo Rinaldi, madre Maria Domenica Mazzarello, Santa Maria Ausiliatrice.
Il passaggio di consegne tra generazioni ci dona oggi una realtà vivace e attraente, inserita in un territorio, fucina di cultura e di avviamento al lavoro, in ogni caso sempre ambiente educativo.
L'invito di don Bosco ad essere buoni cristiani e onesti cittadini è il frutto di una complessità del pensiero cristiano che ancora oggi fatica ad essere compresa: non si può essere buoni cristiani se non si lega alla dimensione religiosa quella della giustizia, declinata attraverso l'onestà della partecipazione alla vita comune, e cioè alla cittadinanza. Buoni Cristiani e Onesti Cittadini non è uno slogan accattivante, bensì la meta di un itinerario quotidiano fondato sul Sistema Preventivo.
Questo itinerario complesso e affascinante è l'essenza di quella che in questi anni è stata riconosciuta come “la scuola di don Bosco a Roma”: l'Istituto Salesiano Pio XI.
Una scuola secondaria di primo grado (dagli anni '40 a Roma) e un liceo Classico (nato nel '38 nel quartiere Esquilino e poi trasferito al Pio XI) storici e un Liceo Scientifico nato nel 2010 che in questi ultimi tre anni stanno registrando un particolare successo nelle iscrizioni, in controtendenza con tanti altri istituti.

Le strategie per incontrare i giovani
In questi anni al Pio XI abbiamo raccolto l'invito a volgere il nostro impegno in uno studio intenso per scoprire come far sì che i giovani che abbiamo di fronte si riconoscano protagonisti in una relazione, soggetti dell'azione educativa e non destinatari di un servizio.
Abbiamo considerato necessario, prima di tutto, uno studio approfondito e un sostegno costante; abbiamo compreso che per far questo è fondamentale che l'azione educativa non sia personale, ma comunitaria. Tecnicamente potremmo dire collegiale, ma non intendiamo un gruppo di mutuo aiuto nelle difficoltà, o un'esibizione tecnica di correttezza formale da verbalizzare per il prossimo audit di qualità: pensiamo invece ad un insieme di persone in relazione tra loro, che facciano sintesi di pensieri differenti e si propongano ai giovani all'unisono. Solo come comunità educante si è potuto realizzare in pieno il Sistema Preventivo di don Bosco oggi.
Come comunità educativa abbiamo letto i segni dei tempi, studiato linguaggi nuovi, linguaggi parlati dai giovani, ci siamo appassionati ad essi. Riconoscere uno studente come persona vuol dire sorridere con lui, capirne i disagi, le ansie, comprenderne gli smarrimenti e proporre vie alternative al fallimento. Ogni azione didattica non può prescindere dalla relazione tra persone.
Questo è il cambio di mentalità che abbiamo messo in atto rispondendo all'invito di essere “la scuola di don Bosco a Roma”, un cambio necessario e ancora poco attuato nella pedagogia contemporanea.
In questo sistema ha trovato spazio la continua ricerca dei mezzi necessari a far emergere questa soggettività del giovane. La scuola con Tablet o la scuola 2.0, realizzata al Pio XI ben 5 anni prima della pubblicazione del Piano nazionale della Scuola Digitale del MIUR, nasce proprio come risultato di una lettura scientifica del tempo, delle sue velocità e liquidità: è la risposta declinata in chiave contemporanea di quell'evidente richiamo di don Bosco ad ogni educatore: “Che cosa ci vuole adunque? - Che essendo amati in quelle cose che loro piacciono col partecipare alle loro inclinazioni infantili, imparino a vedere l'amore in quelle cose che naturalmente loro piacciono poco”. Questa è ancora la rivoluzione culturale che don Bosco produsse nella pedagogia.
Ad esso si aggiunge quello che le Costituzioni Salesiane (cfr. art. 40) chiamano il criterio permanente, e cioè il pensiero che struttura il progetto: ogni opera salesiana, nel senso di ogni azione educativa nel nome di don Bosco, sia «casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia alla vita e cortile per crescere in allegria». Cortile, casa, parrocchia e scuola diventano, nella pedagogia di don Bosco, non più spazi fisici da edificare, ma luoghi educativi da rivivere.
La comunità del Pio XI si è chiesta, in questi anni, dove fossero i giovani, e ha cercato insieme strategie per incontrarli.
Quella che viene chiamata la digitalizzazione, la dematerializzazione scolastica, altro non è che l'addentrarsi con coraggio in altri “luoghi educativi”, probabilmente sconosciuti al mondo degli adulti, e lì, dove sono i giovani, intessere relazioni e fare scuola.
Solo il tablet
Ricordiamo i campi da calcio vissuti con un torneo, la Pio's Cup, da ottobre a giugno da tutte le classi, per due pomeriggi a settimana, animati dai docenti giovani ed entusiasti; la Pio's Academy: il laboratorio musicale professionale in cui i giovani cantano, ballano, scrivono, compongono guidati da docenti professionisti; la Lanterna di Dioniso: il laboratorio teatrale per studiare il teatro classico mettendolo in scena; e poi la scuola di lingue, i viaggi per scoprire il mondo, i progetti interdisciplinari. Tutto questo è solo una parte della complessa rete di attività divenute “luogo educativo” per tessere relazioni e far emergere la soggettività del giovane nella scuola.
A questi si aggiungono le convenzioni con l'associazione fondata da Pio Scilligo, l'IFREP, per un'azione di counselling socioeducativo e psicologico per i giovani e gli adulti, e più recentemente con la LILT Lazio per la prevenzione sanitaria.
Tra il 2003 e il 2008 la scuola del Pio XI rischiò la chiusura: il calo di iscrizioni era notevole e il consiglio ispettoriale era concentrato più sulla parità di bilancio che su una visione di futuro. La scuola media perse così una sezione e l'Istituto Igea (ragionieri) chiuse. Gli educatori e alcuni salesiani della comunità dovettero lavorare con energia non solo per “invertire il trend”, impresa dimostratasi possibile, ma anche per convincere tutti che la scuola di don Bosco a Roma, la scuola del Pio XI, fosse una ricchezza della città intera da offrire a più giovani possibile: dovettero uscire dalle mura del Pio XI e andare nella città di Roma per testimoniare che si poteva far scuola in modo differente dall'ordinario, che lo straordinario era da testimoniare nella quotidianità e da offrire a tutti. Oggi al Pio XI di Roma ci sono 27 studenti per classe e tanti in lista di attesa.
I quasi settecento alunni di ogni età e indirizzo scolastico che ogni giorno varcano la soglia delle aule portano uno zaino senza libri, ma solo il tablet.
La parrocchia con i suoi 37.000 abitanti vive la sua esperienza di fede attorno a una Basilica minore dedicata a Maria Ausiliatrice, “tra le più belle chiese di Roma”, sullo stile delle grandi Basiliche romane della seconda metà del Cinquecento.
Nel quartiere, quell'“andiamo all'Oratorio” esprime per i ragazzi e giovani un riferimento ricreativo e formativo per i ragazzi della catechesi, quelli del cortile, gli adolescenti dei gruppi apostolici e il gruppo degli universitari.
Gli studenti del Centro di formazione impegnati sul fronte della grafica continuano l'esperienza salesiana degli inizi a Valdocco, imparare ad essere buoni comunicatori attraverso il cartaceo e il web e, se si aggiunge un pizzico di creatività, il futuro lavorativo è garantito.
C'è anche un lembo di struttura al Pio XI che accoglie i salesiani anziani, pieni di anni che ricordano una vita spesa per i giovani in Italia e anche in terre lontane, che ci ricordano un sistema educativo salesiano senza confini e una generosità senza misura.

IL NOSTRO INVITO PER L'OPEN DAY
Insieme sogniamo per te un posto diverso...
dove esprimere te stesso e sentire che la tua unicità è per gli altri una ricchezza
dove sentirti parte di una grande famiglia
dove le regole non sono divieti, ma consigli per la vita
dove gli insegnanti sono anche educatori e compagni di viaggio
dove la tecnologia sostiene e migliora la didattica
dove studiare significa appassionarsi al mistero della creazione e dell'esistenza.
Sogniamo per te un posto
dove imparare facendo esperienza anche fuori dai banchi di scuola
dove conoscere la complessità della vita attraverso la testimonianza di grandi uomini (incontri letterari)
dove salire sulle tavole di un palcoscenico per prendere coscienza di sé (teatro)
dove poter gustare la felicità di una piccola vittoria e cogliere l'opportunità dietro una sconfitta (calcio)
dove imparare nuovi modi di esprimere le tue emozioni (musica)
dove comunicare in diverse lingue per aprire la strada alla scoperta del mondo:
è il Sogno di don Bosco che continua a farsi storia.
in questo posto
la tua famiglia ha un alleato prezioso
e il tuo sorriso è più importante di un voto.
Questo posto si chiama cambiamento
Perché la nostra scuola non è la stessa scuola.

Pio XI la scuola di don Bosco a Roma