I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

GIAMPIETRO PETTENON

Come don Bosco alla Generala

Un carcere minorile, guardie più o meno corrotte, un gruppo di salesiani che vuol far capire ai ragazzi che quaggiù c'è chi non li dimentica e lassù qualcuno che li ama.

Erano i primi di novembre quando siamo arrivati nella casa di rieducazione per minori (il carcere minorile) che si trova nella periferia di Antananarivo, capitale del Madagascar.
Si tratta di una struttura con un impianto tipicamente militare, praticamente una caserma, con bassi edifici disposti sul perimetro esterno ed un ampio cortile scoperto al centro. Vi sono accolti un centinaio di ragazzi - dagli otto anni ai diciotto - trovati a delinquere, spesso denunciati per furti (una gallina, il cellulare...) e per così poco messi in questa struttura in attesa di giudizio, o a scontare la pena. Una cosa inimmaginabile per noi italiani.
Più che un centro di rieducazione a questi ragazzi servirebbe (e basterebbe) una bella tirata d'orecchi. Chiusi in un'area circondata da un alto muro, stretti in spazi che ne potrebbero accogliere meno della metà, sorvegliati da funzionari statali mal pagati e quindi demotivati, questi ragazzi se prima potevano essere potenziali delinquenti, dopo qualche tempo in quella struttura saranno delinquenti professionisti!
I salesiani da circa dieci anni hanno avviato una collaborazione con questa struttura di rieducazione iniziando un'animazione domenicale, che via via si è ampliata, anche perché i responsabili della struttura hanno capito che la presenza dei salesiani aiutava molto i ragazzi ad esprimere la propria vitalità, il desiderio di giocare, di far festa.
Cento cucchiai nuovi
Ieri la giornata si è svolta in questo modo: al mattino quando siamo arrivati assieme ai novizi salesiani - sono quei giovani che si preparano alla vita consacrata salesiana e che hanno la propria casa di formazione a pochi chilometri da questa struttura - abbiamo animato la Messa celebrata da un sacerdote salesiano. Tutti i ragazzi hanno partecipato con una serietà e una devozione esemplari. Anche in Madagascar il 2 novembre si ricordano i propri cari defunti. Direi che se non avessi saputo di essere in un carcere minorile avrei pensato piuttosto ad un seminario minore, tanta era la compostezza, la partecipazione al canto ed il rispetto degli uni verso gli altri. Rispetto religioso, perché tutti hanno partecipato alla Messa, anche se alcuni sono musulmani (pochi) e altri (molti) invece sono cristiani protestanti. La Messa è terminata con la distribuzione di un pacchetto di biscotti a tutti, cattolici, protestanti, musulmani e... guardie, che li aspettavano con un desiderio almeno pari a quello dei minori custoditi. Dopo la Messa si sono messi in fila per gruppi di età per l'appello - siamo in un carcere e l'appello si deve fare tre volte al giorno - per recarsi in refettorio per il pasto.
Pasto speciale, come fosse domenica, per festeggiare la nostra visita. Alla domenica il pranzo è speciale perché lo portiamo noi salesiani, preparato dalle nostre cuoche e distribuito dal personale del carcere.
È da più di un anno che lo prepariamo noi il pranzo, finanziato con i fondi raccolti dai benefattori di Missioni Don Bosco di Torino, perché ad un certo punto il ministero aveva ridotto molto i fondi per il mantenimento di questi ragazzi e questi pativano la fame!
Allora abbiamo proposto alla direttrice del carcere se potevamo pensare noi anche al cibo nel giorno festivo in cui andiamo a fare animazione. La direttrice ha accolto ben volentieri la nostra proposta e ci ha detto di portare i sacchi di riso e la carne. Non l'abbiamo certo ascoltata! Se portiamo gli alimentari questi non finiscono ai ragazzi detenuti, ma se li spartiscono le guardie e se li portano a casa. Noi salesiani siamo semplici, ma non ingenui. Abbiamo deciso che il cibo lo cucinavamo noi e lo portavamo già pronto da distribuire. In questo modo le guardie possono mangiare anch'esse con i ragazzi ma non portarsi via la gran parte del cibo. Questo no!
Così abbiamo fatto anche con le posate: 100 cucchiai nuovi di acciaio per 100 ragazzi. Sembra strano ma finalmente tutti possono mangiare contemporaneamente. Fino a quando non abbiamo portato noi i cucchiai per tutti, la struttura ne aveva solo alcuni e i ragazzi più piccoli dovevano aspettare che i più grandi avessero finito di mangiare perché venisse ceduto loro lo stesso cucchiaio.
Che festa vedere i ragazzi con un enorme piatto di riso con sopra carne e verdura (che servono ad insaporire il riso) e alla fine anche una banana ciascuno. Gli altri giorni della settimana ogni pranzo prevede 5 chilogrammi di riso per 100 ragazzi... e basta!
Il pomeriggio poi è continuato con un pomeriggio a giochi nel cortile centrale, nei quali chi vinceva prendeva un punto. C'era poi il “negozio” in cui potevi spendere questi punti: con 3 punti un sacchetto di popcorn, con 6 un rosario in plastica, con 10 punti un'agenda, e tanto altro. Era uno spettacolo vedere questi ragazzi partecipare con entusiasmo alla corsa con i sacchi, al gioco delle bocce, al tiro a canestro. E via con l'accumulo dei punti e poi la scelta del premio da “comprare”.
Una lotteria con cento premi
Non è tutto. Le guardie a dire il vero si sono dimostrate molto umane e cordiali con noi, tanto che una di esse prima di pranzo ci ha detto queste parole commoventi: «Se anche non portaste nulla, la vostra presenza è il miglior regalo perché i ragazzi, quando ci siete voi, si trasformano. Si respira un clima del tutto diverso dagli altri giorni». Questi, aggiungo io, sono i miracoli di don Bosco.
Dicevamo delle guardie che incamerano le cose se le si consegna loro invece di darle direttamente ai ragazzi. Così è anche per i vestiti. E voilà che i salesiani hanno trovato il sistema per distribuire i vestiti a tutti senza infrangere le regole del carcere: una lotteria con 100 premi per 100 ragazzi. Tutti vincono qualcosa da vestire, l'incognita sta solo nell'indumento che viene estratto con il biglietto che ogni ragazzo ha ricevuto: t-shirt, polo, maglioni, pantaloni, scarpe da ginnastica, zainetto... tutto firmato e di gran qualità. Perché una ditta italiana che ha una catena di boutique vicino a Venezia e che ci conosce molto bene, i fondi di magazzino invece di metterli in svendita in Italia, li invia in missione.
Incredibile vedere questi ragazzi coperti di stracci che si mettevano le scarpe della Robe di Kappa o la polo griffata. Ed ho visto un ragazzo alto, fra i più grandi, che aveva vinto una maglietta piccola per lui, chiedere ed ottenere da un piccolino lo scambio con la sua di maglia, che invece gli era troppo grande. Ah, dimenticavo: ogni ragazzo vinceva un indumento ma insieme gli veniva dato anche un panino... Erano le quattro del pomeriggio e la merenda ci voleva proprio!
Almeno per un giorno alla settimana, questi poveri ragazzi hanno riempito bene lo stomaco e hanno vissuto un'esperienza di gioco e di festa in cui gli adulti li hanno trattati per quello che sono davvero: dei ragazzi.
Mi è venuto in mente don Bosco che all'inizio del suo ministero sacerdotale andava alla Generala - il carcere minorile di Torino della metà Ottocento - e faceva esattamente le stesse cose: giocava con loro, pregava con loro, faceva fare loro merenda. Si racconta che le fette di salame che metteva nel pane erano talmente sottili che guardandole in controluce.... si vedeva Superga (la basilica che sta sulla collina di Torino). Assieme a quel pane, don Bosco faceva trovare una fetta di salame, affinché la vita avesse un po' di gusto... come quella carne e quella verdura bollita in cima alla montagna di riso che i ragazzi del carcere minorile di Antananarivo mangiano la domenica, affinché anche la loro vita, seppure chiusa fra le mura di un carcere minorile, possa avere un po' di gusto.

LA STORIA: DON BOSCO ALLA GENERALA
Nel 1845, sulla strada per Stupinigi, era stata aperta una nuova prigione in Torino: la Generala. Era il «riformatorio dei ragazzi», ne poteva contenere trecento. Don Bosco lo frequentava regolarmente, e cercava di farsi amici quei ragazzi condannati (al solito) per furto o per vagabondaggio.
Occupavano il tempo in lavori agricoli e in laboratori interni.
Nella quaresima del 1855 don Bosco fece per tutti un accurato corso di catechismo, poi addirittura tre giorni di Esercizi Spirituali, che si conclusero con una confessione veramente generale.
Don Bosco fu così colpito della loro buona volontà che promise «qualcosa di eccezionale». Andò dal direttore, e gli propose di organizzare per i ragazzi (intristiti dalla chiusura) una bella passeggiata fino a Stupinigi, dove c'erano un magnifico parco e una splendida dimora del re. Il direttore mandò don Bosco dal Ministro. Don Bosco andò dal Ministro e gli espose con tranquillità il suo progetto.
«Va bene» disse il Ministro. «Una passeggiata farà certamente del bene ai giovani prigionieri. Darò gli ordini necessari perché lungo la strada si trovino carabinieri in borghese in numero sufficiente.
«Ah no» intervenne deciso don Bosco. «La sola condizione che metto è che nessuna guardia ci protegga. E lei deve darmene la parola d'onore. Il rischio me lo prendo io: se qualcuno scappa, metterà in prigione me».
«Don Bosco, ragioni. Senza carabinieri lei non ne riporterà a casa nemmeno uno».
«E io invece dico che glieli riporterò tutti».
Il giorno dopo fu una giornata di sole tiepido, primaverile. Partirono per Stupinigi lungo i sentieri della campagna. Saltavano, correvano, gridavano. Don Bosco era in mezzo alla piccola truppa, scherzava, raccontava. Davanti a tutti andava l'asino carico delle provviste.
A Stupinigi don Bosco disse la Messa, poi fecero pranzo sull'erba e si scatenarono in gare e giochi lungo il fiume Sangone. Visitarono il parco e il castello reale. Merenda e al tramonto ritorno. Il somaro era scarico, e don Bosco un po' affaticato. I ragazzi lo fecero salire in groppa e, tirando le briglie e cantando, arrivarono.
Il direttore si affrettò a contarli: c'erano tutti.