I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

JOSÉ J. GÓMEZ PALACIOS

Il sottoscala

Quando inaugurarono l'edificio che avrebbe ospitato il Caffè Pianta nella città di Chieri, il mio cuore si riempì di speranza. Ma piano piano capii quale sarebbe stato il mio destino: nient'altro che un vuoto sottoscala.
Ero situato tra una sala e l'altra. Un giorno mi venne a trovare il proprietario dello stabile.
Non era solo: con lui c'era un giovane, un tale Giovanni Bosco, giovane studente che avrebbe lavorato lì come cameriere. Mi osservarono, mi misurarono e poi una stretta di mano: si erano accordati. Il miracolo si era finalmente compiuto. Sarei diventato utile per qualcuno. Immaginavo già quel giovane al lavoro, impegnato a riempire ogni centimetro del mio corpo con sacchi di caffè, farina e zucchero.
Arrivò la notte e finalmente il rumore delle palle che sfrecciano sui tavoli da biliardo cessò. Ed ecco che arrivò Giovanni. Non potei fare a meno di notare il sorriso del ragazzo: a metà tra la speranza e la rassegnazione. Con sé portava alcuni oggetti e un pagliericcio, che subito depositò sul pavimento. Mise una candela su di un piccolo candeliere d'ottone, collocò alcuni libri che gli erano stati prestati e la poca biancheria personale che possedeva. Se ne andò e la mia sensazione fu questa: anche se aveva portato con sé poche cose, non importava. Era bastato quel poco a riempire il vuoto che provavo e a realizzare il mio desiderio.
Ero ancora tutto immerso in questo tipo di pensieri, quando tornò Giovanni. «Porterà il resto della sua roba» pensai. Mi sbagliavo, nelle mani aveva solo un piccolo fiammifero, con cui accese la candela. Si sedette sopra il pagliericcio, aprì un libro e iniziò a leggere.
Capii che sarebbe stato lui, con le sue poche e povere cose a riempire la solitudine in cui ero vissuto fino a quel momento.
Fu così che diventai la casa, il focolare di Giovanni Bosco. Il mio cuore imparò a battere allo stesso ritmo del suo, condividendo le sue speranze. Viaggiavo in posti lontani, perché i suoi sogni arrivavano in qualsiasi parte della terra in cui ci potesse essere un giovane in cerca di aiuto e fiducioso in un futuro migliore.
Dopo alcuni mesi se ne andò e, nonostante il silenzio in cui tornai a vivere, non ho mai dimenticato quei bei momenti trascorsi insieme.
Sono passati quasi duecento anni ormai. Riesco ancora, nonostante l'età, a reggermi in piedi, per testimoniare così a tutte le persone che vengono in visita la calda e vibrante presenza di quel giovane, che fu capace di riempire di speranza la mia vita.

La storia
Durante l'anno scolastico 1833-1834 Giovanni Bosco, diciottenne, lavora come cameriere presso il Caffè Pianta, per pagarsi gli studi e il vitto. Come Harry Potter, dormirà, infatti, a lungo nel sottoscala della caffetteria in cui lavora e che è tutt'oggi meta di pellegrinaggio di molti turisti che vanno a Chieri (Memorie dell'Oratorio, prima decade, n. 9).