I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA BUONANOTTE

B.F.

Vieni da me

La piccola Arianna era passata dal seggiolone ai primi passi con la sua bella dose di cadute e ginocchia sbucciate, come succede a tutti i bambini.
In quelle occasioni di solito la mamma apriva le braccia e le diceva: «Vieni da me».
Allora lei andava a gattoni verso di lei, le saliva sulle ginocchia e mamma e bambina si abbracciavano.
La mamma le chiedeva: «Sei la mia bambina?».
Piangendo, Arianna faceva “sì” con il capo.
Poi aggiungeva: «La mia dolce nespolina Arianna?».
La bambina annuiva ancora, ma con un sorriso.
E infine la mamma diceva: «E io ti voglio bene, sempre, in eterno e ad ogni costo!».
E la stringeva forte.
Dopo una risata e un abbraccio, la bambina era pronta per un'altra sfida.
Anche a cinque anni, Arianna continuava a ripetere la scenetta del “Vieni da me” per le ginocchia sbucciate e i sentimenti feriti, per scambiarsi il “buon giorno” e la “buona notte”.
Un giorno capitò alla mamma di avere una giornataccia.
Era stanca, irritabile e stressata dall'impegno che richiede il prendersi cura di un marito, di una bambina di cinque anni, di due ragazzi adolescenti e del lavoro che svolgeva da casa.
Ogni volta che squillava il telefono o che suonavano alla porta arrivava del lavoro che l'avrebbe impegnata per un giorno intero e che doveva essere fatto immediatamente.
Raggiunse il punto di rottura nel pomeriggio e si rifugiò in camera per piangere in santa pace.
Arianna corse subito a cercarla e disse: «Vieni da me».
Si accoccolò vicino alla mamma, mise le manine sulle sue guance bagnate dalle lacrime e disse: «Sei la mia mamma?».
Piangendo la mamma fece “sì” con il capo.
«La mia dolce nespolina mamma?».
Sorridendo la donna fece “sì” con il capo.
La bambina la strinse forte e disse: «E io ti voglio bene, sempre, in eterno e ad ogni costo!».
Una risata, un abbraccio e anche la mamma era pronta per la prossima sfida.

Chi ama sarà amato
(don Bosco)