I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

I NOSTRI EROI

TESTO E FOTO: UTE SUPPA. DAL DON BOSCO MAGAZIN
Traduzione di M. Patarino

“Nascondi la tua croce”

Nel distretto indiano di Kandhamal nel 2007 e nel 2008 sono stati compiuti massacri ai danni di cristiani.
La situazione della zona non pare più così grave, ma i cristiani assistono ora a una preoccupante radicalizzazione in tutto il Paese. Essere cristiani è coraggio ed eroismo.

Sangeeta dormiva quando fu afferrata dai suoi genitori e trascinata fuori della loro casa. La famiglia corse nella foresta vicina e tutti si nascosero tra i cespugli e gli alberi. «Gli indù incendiarono case e chiese», ricorda Sangeeta, che, come i suoi genitori, è cristiana. Furono date alle fiamme Bibbie e statue, vennero uccisi sacerdoti e suore. Sangeeta aveva dieci anni. Oggi ne ha 18 e vive al sicuro nell'Istituto Don Bosco Auxilium di Barasat, vicino a Calcutta. Quando parla di quei momenti ricorda ancora lo spavento che ha provato.
La giovane seduta accanto a Sangeeta è Manju, che proviene da un piccolo paese vicino. «Sono rimasta nella foresta per due giorni con la mia famiglia, poi abbiamo trascorso due giorni in un altro paese», racconta la diciottenne con voce accorata, mentre compie gesti con le mani a indicare le armi usate dagli assalitori per uccidere le loro vittime.
Manju e i suoi familiari sono rimasti in un accampamento per circa tre mesi, poi sono tornati al loro paese e hanno costruito una nuova casa. Il timore, però, li ha sempre accompagnati. Solo alcuni dei colpevoli sono in carcere. L'associazione per i popoli minacciati ha evidenziato le carenze a livello di giustizia da parte dell'India nei confronti delle violenze compiute ai danni di questi gruppi di persone. Molti accusati sono stati prosciolti e le vittime delle violenze sono state risarcite in modo inadeguato.
«La paura ci accompagna»
Apparentemente la situazione a Odisha si è normalizzata, ma nelle piccole circostanze della vita quotidiana si riscontra come i cristiani continuino a essere discriminati. «Quando salutiamo, molti indù non rispondono. E non possiamo entrare nelle loro case», dice suor Sunita. La minuta ventiseienne proviene da Odisha e ha lavorato là per diversi mesi. Nel corso della sua prima visita nei vari paesi, fu accompagnata da due ragazzi del luogo. «Quando ci siamo avvicinati a un gruppo di indù, uno dei ragazzi mi ha detto: “Sorella, nascondi la croce che porti al collo, altrimenti quegli uomini ti picchieranno”», ricorda Sunita. Dato che la suora non volle togliere la croce, il ragazzo gliela nascose sotto l'abito. «Questi bambini conoscono la violenza in senso molto concreto», spiega Sunita.
Kandhamal è una regione particolarmente povera. I suoi abitanti lavorano come braccianti nei campi o spaccano pietre. Gli adivasi, abitanti originari del luogo, e i dalit, i cosiddetti “intoccabili”, sono particolarmente poveri e socialmente esclusi. «Non c'è la possibilità di studiare, le scuole sono carenti», spiega suor Sunita.
Le Figlie di Maria Ausiliatrice concentrano dunque la loro attività nell'aiuto all'apprendimento e si assicurano che i bambini consumino pasti caldi. Quando le è stato domandato se avesse paura di andare nel distretto di Odisha e se temesse nuovi attacchi, Sunita ha sorriso, ha scosso il capo e ha detto: «La paura ci accompagna, ma non permettiamo che ci condizioni».
Attacchi violenti
I cristiani hanno paura anche in altre regioni. Secondo la Costituzione, l'India è uno Stato democratico laico e, di fatto, è considerata un Paese in cui si professano molte religioni. Dei suoi circa 1,3 miliardi di abitanti, oltre lྌ% sono indù, i musulmani costituiscono tra il 13 e il 14% della popolazione, i cristiani il 2%, i sikh sono pure presenti in misura pari al 2% e ci sono poi buddhisti, giainisti e altri. Da quando però è stato nominato primo ministro Narendra Modi e il suo partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party (BJP) è salito al potere, nel maggio del 2014, la violenza contro i cristiani e i musulmani è sensibilmente aumentata, come riferiscono diverse organizzazioni che lavorano nell'ambito dei diritti umani. «I nazionalisti indù attaccano con frequenza sempre maggiore ministri del culto, bruciano chiese ed esercitano una forte pressione sui convertiti affinché tornino alla fede indù», dice Open Doors, un'organizzazione impegnata in tutto il mondo per combattere la persecuzione a danno dei cristiani. I responsabili di questi atti rimangono sempre più spesso impuniti.
Secondo l'Associazione per i popoli minacciati, tra il mese di maggio del 2014 e il mese di settembre 2015 sono stati documentati oltre 760 attacchi violenti contro le minoranze religiose. «Il numero effettivo di attacchi è probabilmente molto superiore», dichiara il rapporto presentato dall'Associazione intitolato “India: i nazionalisti indù minacciano la libertà religiosa”. Le persone colpite non si sono potute avvalere dell'aiuto da parte della polizia, anzi: “I poliziotti di solito non arrestano gli assalitori, ma le vittime degli attacchi, a torto sospettate di proselitismo”.
Paura del futuro
Ufficialmente, il primo ministro Modi è laico, dinamico, progressista, ma molti cristiani, musulmani e indù moderati temono che promuova un'India in cui debbano esserci solo indù. “Anche la libertà di espressione è sempre più limitata”, dice una suora che non vuole essere nominata. È preoccupata come molti altri, nello stato di Uttar Pradesh, dove il primo ministro Modi, dopo la netta vittoria del suo partito, ha conferito l'incarico di leader del distretto al predicatore indù Yogi Adityanath, che prima delle elezioni si era fatto notare soprattutto per le sue dichiarazioni razziste che avevano come bersaglio musulmani e cristiani.
Nel distretto di Odisha, gli attivisti e la Chiesa sono particolarmente attenti alla situazione di sette cristiani che sono stati condannati all'ergastolo con l'accusa di aver ucciso un monaco indù nel 2008. Nel frattempo, alcuni maoisti hanno ammesso di aver compiuto il reato e sono emersi gli errori compiuti dagli agenti di polizia, ma i sette cristiani continuano a rimanere in carcere. Il presidente della Conferenza episcopale indiana ha sostenuto la petizione “Release 7 Innocents of Kandhamal (Liberate 7 innocenti del distretto di Kandhamal)” la Missione che si presta a favore delle vittime di queste situazioni ha lanciato la petizione #freeourhusbands a nome delle mogli e delle famiglie di questi detenuti.

UN CAPITOLO CRUDELE DELLA PERSECUZIONE CONTRO I CRISTIANI
Le ragazze provengono da Kandhamal, un distretto dello stato federale di Odisha (il cui nome fino al 2011 era Orissa), nell'India orientale, che è stato lo scenario di un capitolo crudele della persecuzione contro i cristiani. I primi attacchi avvennero a Natale del 2007 e nell'estate del 2008 una folla si scatenò nuovamente dopo che un eminente predicatore indù rimase vittima di un attentato, di cui furono accusati cristiani. Secondo i difensori dei diritti umani, i nazionalisti indù hanno ucciso circa cento cristiani in azioni organizzate. Migliaia di case sono state bruciate, quasi 300 immobili e negozi di cristiani sono stati saccheggiati e distrutti. Più di 50.000 persone sono dovute fuggire. Molti di loro vivono ancora in rifugi improvvisati.

LA SPERANZA, NONOSTANTE TUTTO
Per la prima volta dopo due anni, l'estate scorsa Sangeeta e Manju sono tornate a Odisha dalle loro famiglie. “Le case che abbiamo costruito sono più belle di quelle che avevamo prima”, dice Sangeeta. “E la gente vive insieme tranquillamente”, aggiunge Manju. La fede di queste giovani non è stata scossa da questa esperienza; al contrario, dopo aver completato gli studi medi superiori Sangeeta e Manju vogliono seguire la loro vocazione e diventare Figlie di Maria Ausiliatrice.

LE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE IN INDIA
In India vivono e lavorano approssimativamente 1300 Figlie di Maria Ausiliatrice in circa 180 case. Attualmente sono distribuite in sei Ispettorie. Odisha fa parte dell'Ispettoria di Calcutta, dove 144 suore e 2 novizie vivono in 23 case. Le Figlie di Maria Ausiliatrice lavorano soprattutto in scuole, pensionati, case per bambini di strada e per donne in difficoltà e nell'ambito dell'assistenza familiare. Compiono opera di evangelizzazione, animano gruppi nelle parrocchie e si impegnano in vari centri che forniscono assistenza medica di base e istruzione sanitaria.