I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

A TU PER TU

HARRIS PAKKAM

La storia di don Tom

Con Gesù nel bagagliaio dell'auto

Quei militanti dell'Isis avevano un solo scopo: strappare ogni minima traccia di cristianesimo.

Assegnato a don Tom il Premio Madre Teresa 2017

«Aden, Yemen. Era il 4 marzo 2016, venerdì. Dopo l'adorazione eucaristica e la benedizione eucaristica mattutine per le cinque suore, ho fatto colazione. Poi ho passato un po' di tempo nella cappella in preghiera personale. Verso le ore 8.40, appena uscito dalla casa delle suore, ho sentito un colpo di pistola e quasi immediatamente dopo uno degli aggressori mi ha bloccato le mani e gli ho detto di essere indiano. Mi ha fatto sedere su una sedia, vicino alla sala di sicurezza, vicino alla porta principale dell'istituto. Le sorelle erano già ai loro posti di lavoro con gli anziani. Il capo degli aggressori è andato dove loro lavoravano ed è tornato con due suore; quindi è andato di nuovo a cercare ed è tornato indietro con altre due suore, che ha lasciato vicino al cancello principale. È andato e ha cercato ancora la quinta suora, ma non è riuscito a rintracciarla. Quindi è tornato vicino al cancello principale, dove aveva lasciato due suore, le ha portate fuori dalla mia vista e ha sparato loro; è tornato e ha preso le altre due suore che erano vicino a me e le ha uccise. Tutto questo è avvenuto all'interno dell'istituto. Ho solo pregato Dio di essere misericordioso con le sorelle e di avere pietà dei persecutori. Non ho pianto, né ho avuto paura della morte.
Poi mi ha preso e mi ha messo nel bagagliaio della macchina, che era parcheggiata vicino all'istituto delle suore, e ha chiuso il portellone. Quindi è entrato nella cappellina della casa, ha preso il tabernacolo con il Santissimo e lo ha gettato nel bagagliaio dell'auto, dove ero rinchiuso anch'io. E mi hanno portato via così».
Così racconta padre Tom, spossato dalla lunga prigionia, ma incredibilmente sereno.
Nel 2015, il paese più ricco del mondo arabo, l'Arabia Saudita, è entrato in guerra con il paese più povero del mondo arabo. Da allora lo Yemen, con una popolazione di 25 milioni di abitanti, è stato sostanzialmente distrutto. Le Nazioni Unite hanno rilevato passo passo la portata della tragedia. I numeri sono sbalorditivi. Questa guerra ha provocato la morte di più di 20mila persone, di cui almeno la metà civili. Il numero dei feriti non può essere precisato perché metà degli ospedali e dei centri medici dello Yemen non sono operativi.
Nel frattempo il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha taciuto sull'assedio medievale che ha strangolato il popolo yemenita, e nessuna delle numerose risoluzioni dell'Onu ha condannato l'Arabia Saudita per la sua guerra e per l'embargo imposto allo Yemen che in pratica lo condanna a un genocidio.

Il racconto di suor Sally
Unica sopravvissuta, suor Sally, la superiora, ha raccontato l'attacco, le violenze dei miliziani, le violenze perpetrate in nome e a causa della fede.
Come tutte le mattine, le suore hanno ascoltato la messa e poi hanno fatto colazione. Secondo consuetudine, il sacerdote è rimasto in cappella a pregare, e poi ha iniziato a sistemare le cose rimaste in sospeso nella struttura. Alle 8 del mattino le suore hanno recitato l'apostolato della preghiera secondo le intenzioni e poi si sono dirette verso la casa di accoglienza. Alle 8.30 un gruppo di miliziani dello Stato islamico vestiti di blu hanno fatto irruzione, uccidendo una guardia e l'autista.
Cinque giovani etiopi, di religione cristiana, hanno iniziato a correre in direzione delle suore per dire loro che membri dell'Isis avevano fatto irruzione ed erano lì per ucciderle. I cinque sono stati uccisi uno ad uno. I miliziani li hanno legati agli alberi, gli hanno sparato alla testa e poi gli hanno fracassato il cranio a colpi.
Le suore hanno iniziato a correre, a due a due, in direzioni diverse dato che all'interno della struttura vi erano in quel momento ospiti uomini e donne. Quattro donne che lavoravano nel ricovero hanno iniziato a urlare: “Non uccidete le suore! Non uccidete le suore!”. Una di loro è stata la cuoca per 15 anni del centro. I miliziani hanno ucciso anche loro.
Essi hanno preso per prime suor Judith e suore Reginette, le hanno legate, hanno sparato loro alla testa e hanno fracassato loro il cranio. Mentre le suore correvano in direzioni diverse, la superiora è corsa all'interno del convento per cercare di avvertire padre Tom.
In un secondo momento hanno catturato suor Anselm e suor Marguerite, le hanno legate, hanno sparato loro alla testa e poi le hanno sepolte sotto la sabbia.
I miliziani dell'Isis volevano accedere al convento, per questo suor Sally ha cercato riparo nella cella frigorifera, perché in quel momento la porta era aperta. Vi erano membri dell'Isis dappertutto, in cerca della superiora, perché sapevano che le suore presenti nella struttura erano cinque. Sono entrati almeno tre volte nella stanza frigorifera. Suor Sally non si è nascosta, ma è rimasta in piedi, dietro la porta, e loro non l'hanno mai vista. Questo è un vero e proprio miracolo.
Nel frattempo, al convento, il sacerdote, sentendo le urla, ha consumato tutte le ostie. Egli non ha avuto il tempo di far sparire anche l'ostia più grande e ha disperso l'olio della lampada gettandolo nell'acqua. Un vicino ha visto gli assalitori gettare padre Tom all'interno della loro auto. E di lui non si è più ritrovata alcuna traccia. Tutto il materiale sacro e gli oggetti di carattere religioso erano gettati a terra e distrutti - la Madonna, il crocifisso, l'altare, il tabernacolo, il sostegno per il libro delle letture - e anche i libri di preghiera e le Bibbie, completamente devastate. Suor Sally ha raccontato che padre Tom diceva loro ogni giorno: “Siamo pronti al martirio”.
Aden è una città portuale e ricca, voleva crearsi una propria autonomia statale e amministrativa, per questo i sauditi hanno favorito l'ingresso dei miliziani dell'Isis per combattere contro le autorità dello Yemen. Ecco perché l'Isis ha vinto ad Aden. Questo è stato il risultato della guerra dello scorso anno, con tutti quei bombardamenti. Hanno vinto, è finita così, ma l'Isis non se ne andrà. Essi vogliono impadronirsi del potere e sradicare la presenza cristiana. Essi non hanno ucciso le suore nel contesto della guerra, perché non avevano alcun interesse politico a perdere tempo con loro. Ma oggi, che sono l'unica presenza cristiana, l'Isis vuole sbarazzarsi di ogni minima traccia o presenza della cristianità. Ecco perché le suore sono delle vere martiri, perché sono morte per il solo fatto di essere cristiane. Avrebbero potuto morire molte volte durante la guerra, ma Dio ha voluto così perché fosse chiaro che esse sono delle martiri per la fede.
Suor Rio racconta che suor Sally si è completamente lasciata andare. La polizia ha cercato di farla andare via, perché i miliziani resteranno sulle sue tracce fino a che non l'avranno uccisa. Si è lasciata andare e ha detto a suor Rio che Dio faccia di lei ciò che vuole. Ha detto anche che gli altri musulmani le trattavano con rispetto. Ha detto anche di pregare perché il loro sangue sia germoglio di pace per il Medio oriente e perché serva a fermare l'Isis.
Ha detto anche che se hanno rapito padre Tom di aspettare un paio di giorni, e poi avrebbero chiesto un riscatto in denaro per liberarlo oppure il rilascio di alcuni miliziani detenuti in prigione. Invece è stato un lungo martirio di 18 mesi di silenzio e ansia. In tutto il mondo migliaia di persone pregavano e speravano per padre Tom. È stato liberato il 12 settembre di quest'anno. Nella Famiglia Salesiana è stata un'esplosione di gioia.

Il racconto di padre Tom
Come hai passato questi 18 mesi di sequestro e come ti hanno trattato i tuoi rapitori?
È stata davvero una lunga attesa e non sapevo che cos'altro fare se non pregare. Ho avuto gambe e mani legate solo per pochi giorni.
Ho trascorso il tempo a pregare quanto più possibile, per quante più intenzioni possibili. Di solito dormivo, pregavo, pensavo alle lezioni di tecnica che ero solito dare, mentalmente ne preparavo qualcuna... E alla sera mi addormentavo. Ogni giorno andava così e non avevo alcuna comunicazione con il mondo esterno, né sapevo dove mi trovavo.
I miei rapitori non mi hanno fatto del male, né mi hanno torturato. Mi davano da mangiare 3 volte al giorno e una volta mi hanno chiesto dettagli su di me, la mia famiglia, i luoghi visitati, le persone che conosco... Ero loro prigioniero e stavo tutto il giorno seduto a terra su un cuscino spugnoso e quando mi sentivo stanco mi mettevo a dormire un po' o quantomeno mi sdraiavo, e i miei giorni sono passati così.
Che cosa hai provato quando hai saputo della morte delle suore e delle altre persone nell'attacco ad Aden?
Ho sentito una grande angoscia. Ho pregato Dio di essere misericordioso verso le suore e le altre vittime e di perdonare gli assassini. Ho pregato il Signore di darmi la grazia e la forza di accettare la sua volontà e rimanere fedele a Dio, affinché fossi fedele alla missione per cui Lui mi ha voluto qui, su questa terra.
Quanto ti hanno aiutato la preghiera e il carisma salesiano?
La maggior parte del tempo, quand'ero sveglio, di giorno o di notte, era dedicato alla preghiera. Iniziavo la giornata con l'Angelus, seguito da un Padre Nostro e un'Ave Maria per ciascuna delle suore uccise, e poi continuavo a pregare per la mia Ispettoria, la Congregazione, la parrocchia, la famiglia, ricordando quante più persone e intenzioni potevo e pregando per loro. Pregavo anche per i miei rapitori, chiedendo al Signore di perdonarli e di convertirli. Non avevo ostie o vino, né un messale o lezionario, ma celebravo la messa spiritualmente ogni giorno. La offrivo al Signore ogni giorno e per le letture ricordavo qualche episodio del Vecchio o del Nuovo Testamento, e per il Vangelo qualche miracolo, parabola o episodio nella vita di Gesù, e li meditavo. Pregavo anche per tutti i Salesiani morti, i miei famigliari, i parrocchiani e tutte le persone che conoscevo. Ho continuato a pregare per moltissime intenzioni. Pregavo anche che, se fosse stata la volontà del Signore, venissi liberato. Spesso pregavo anche il rosario. Qualche volta invece non sono riuscito a pregare perché parlavano in arabo e non potevo concentrarmi su niente, nella mia mente.
Come avvenivano le riprese video dei tuoi appelli?
Era tutto ben progettato da loro. Mi avevano detto in anticipo che avrebbero fatto un video appello per ottenere un riscatto, non potevo fare altro che obbedirgli. Strillavano e facevano rumori come se mi stessero colpendo, ma non mi hanno mai fatto del male. Speravano che questi video avrebbero portato rapidamente al pagamento del riscatto.
Come ti senti dopo aver incontrato il Santo Padre?
Questa è un'altra grande grazia che mi è stata concessa a causa della mia prigionia. Ho pianto profondamente davanti a lui, ho condiviso con lui la mia esperienza. È stato così empatico, compassionevole e preoccupato per me e ha baciato le mie mani due volte. Non mi sarei aspettato nulla di tutto questo, mi è stata data una nuova vita e ho chiesto al Santo Padre di ringraziare tutti per le preghiere offerte in mio favore in tutto il mondo.