I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FINO AI CONFINI DEL MONDO

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GHANA. Il bambino che ha imparato a ridere

Shata è un ragazzo di strada che è stato abbandonato alla nascita dai genitori quando si resero conto che era disabile. Shata non parla inglese, ma capisce la lingua locale e riesce a farsi capire. Ha una deformazione alla testa e problemi alle gambe, ma corre e salta come qualsiasi bambino. È stato incontrato e tolto dalle strade di Sunyani da don “Uba”, come viene chiamato da centinaia di ragazzi il salesiano Ubaldino Andrade.
Don Andrade ha dato inizio quest'anno ad una nuova tappa nella vita della “Don Bosco Boys Home”, l'opera salesiana di cui è Direttore, una casa per i ragazzi di strada di Sunyani. “Ogni ragazzo - dice don Andrade - è come un libro in cui la copertina è già attraente e ogni capitolo mi coinvolge sempre più man mano che conosco le loro vite e mi raccontano le loro gioie e dolori, i loro piani, le loro speranze e i loro sogni”.
Da quando si conoscono, Shata si è fatto volere bene per la sua generosità. “Più di una volta l'ho visto condividere con i suoi compagni ciò che ha, e quando ritorna dalla scuola, si cambia i vestiti e pulisce tutto quello che trova, senza che nessuno glielo chieda” racconta il salesiano.
“Shata - prosegue il religioso - ha un tesoro: è un piccolo specchietto spezzato, non più grande del palmo della sua mano e lo cura come se fosse la cosa più preziosa del mondo. Mi ero proposto di farlo ridere e ci sono riuscito, non senza sforzo”.
Poche settimane fa, don Andrade ha accompagnato Shata nella città in cui era stato abbandonato inizialmente, per individuare sua madre e avere qualche documento che dimostrasse la sua età. Con sorpresa del salesiano, “molte persone lo hanno riconosciuto e sono rimasti sorpresi, forse perché lo consideravano morto. Shata li ha riconosciuti e li ha salutati”.

BELGIO. Saidi, un bambino rifugiato afghano

Saidi ha 14 anni e un anno fa ha lasciato la sua casa a Kabul, Afghanistan. Ha fatto di tutto per fuggire dai talebani. Ha viaggiato migliaia di chilometri ed ha attraversato il mare. Non si domandava dove andare. Oggi Saidi è assistito dal programma per minori non accompagnati dell'Istituto Don Bosco di Tournai, Belgio. “Qui i giovani rifugiati trovano un posto dove vivere, ricevono cibo, vestiti, attenzioni e, la cosa più importante, educazione”, spiegano i salesiani. “Ricevono corsi di francese e inglese, matematica, scienza, educazione fisica, musica, disegno... I più grandi vogliono un lavoro subito e la maggior parte vuole vivere in Belgio”, spiega Flore Dubois, insegnante dell'Istituto. Il cammino dei giovani rifugiati come Saidi non è facile. Deve confrontarsi con una cultura e costumi diversi. Tuttavia “la maggior parte dei giovani arriva con la voglia di apprendere e di aiutare”, spiega l'insegnante Annie Michel.
“Vorrei non aver mai dovuto abbandonare il mio paese. Ma senza dubbio sono molto grato per le opportunità che mi stanno dando”, conclude Saidi.

BENIN. Migliori opportunità per i bambini di strada di Cotonou

Il Benin è uno dei paesi più poveri del mondo: più del 30% della sua popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Nonostante sia uno dei modelli più forti della democrazia in Africa occidentale, il Benin deve ancora sviluppare progetti che proteggano i diritti del bambino. I salesiani continuano a contribuire all'educazione. Nella casa “Mamá Margarita”, i bambini possono dormire, avere una formazione che permette loro di migliorare le possibilità e di sentirsi al sicuro. Grazie ad un progetto sviluppato in altre parti del mondo, è stato attrezzato il laboratorio per la cucitura e per la meccanica di motocicli, che sta funzionando e offre una formazione professionale che consente loro di entrare nel mondo del lavoro e migliorare le loro condizioni di vita. Le camere sono state anche attrezzate per aumentare la capacità di presenza durante la notte.
“Solidaridad Don Bosco” ringrazia le istituzioni e le persone che hanno collaborato alla campagna “Cambia la storia”. “Continueremo a lavorare con i salesiani di Cotonou per rispondere a questa complessa situazione che tanti bambini vivono in Benin”, hanno sottolineato.

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO. Il bambino e la piroga

Ci sono tre bambini rimasti orfani di madre e abbandonati dal padre; c'è Bora, una giovane che in 28 anni di vita ha affrontato più sfide di quante capitino normalmente in una vita intera; ci sono i Pigmei Bambuti, che pur essendo i più antichi abitanti della regione, quando venne creato il Parco Nazionale di Kahuzi Biega, dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO, sono stati espulsi e ora vivono ai margini: c'è tanta povera gente che abita nelle aree rurali vicino Bukavu, dove Lydie Masoka, una Salesiana Cooperatrice, ha fondato con alcuni amici l'associazione “Mwana Bwato” (che in lingua locale significa “il bambino e la piroga”).
Racconta Lydie: “Se ci prendiamo cura del bambino come di una piroga, il bambino svilupperà le sue qualità, potrà attraversare il lago della vita, svolgere attività utili a lui e agli altri”.
Come prima cosa Lydie, con il sostegno a distanza del Centro Don Bosco, ha aiutato i bambini della scuola elementare e media, che non avrebbero finito l'anno scolastico a causa della povertà delle loro famiglie, incapaci di pagare le tasse scolastiche. “I bambini non hanno un abito pulito, non hanno tutti i quaderni, spesso capita che l'uno o l'altro svenga in classe per la fame, ma fanno di tutto per finire l'anno scolastico ed essere promossi”.