I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

B. F.

I bulli di Chieri

Sono ormai una semplice stanza di un condominio come tanti. Nessuno si ricorda che ero un'aula scolastica onorata e frequentata dal fiore della gioventù chierese. Son passati quasi duecento anni, credo, ma mi ricordo tante storie di quei giovani.
Una in particolare.
C'era un giovane studente molto popolare. Era agile, forte, intelligente. Un vero “capitano” della scuola. Si chiamava Giovanni Bosco. Era anche gentile e generoso. Sorprendente e meravigliosa fu perciò la sua amicizia con il ragazzo più timido e remissivo della scuola.
Quell'amicizia nacque in una delle tante gazzarre a scuola. Entrando da me, i giovani più squinternati si divertivano ad un gioco brutale. Uno solo non vi partecipava. In disparte, in un angolo, studiava serio. Insolita serietà che non poteva passare inavvertita. Lo videro, lo chiamarono, lo invitarono al gioco. Rifiutò. Un ragazzotto gli inflisse due sventole.
Mi accorsi che a Giovanni ribolliva il sangue nelle vene. Aspettava che l'offeso si vendicasse giustamente, tanto più che era più alto e più forte. Invece niente. Con la faccia rossa, quasi livida, la vittima diede uno sguardo di compassione a quel farabutto e gli disse: «Sei contento? Allora lasciami in pace. Ti perdono».
Giovanni Bosco, testimone della scena, meravigliato da tanta pazienza e dolcezza, domandò il nome di quel compagno: «Luigi Comollo». Diventarono amici, e come accade nelle vere amicizie, uno imparava dall'altro.
Luigi era troppo dolce e troppo inoffensivo per non attirarsi altre brutalità. Ma da quel momento le cose cambiarono. I primi ad accorgersene furono i bulli.
Un giorno due ceffoni volarono sulla faccia di Luigi. Non avevo mai visto il Giovanni Bosco così arrabbiato. Si guardò attorno e, non potendo avere tra mano un bastone o una sedia, con le mani afferrò uno di quei giovanotti per le spalle, e usandolo come una clava cominciò a menare botte agli altri. Quattro caddero a terra, abbattuti come birilli, gli altri se la diedero a gambe urlando».
Credete che il buon Luigi lo abbia ringraziato? Macchè! Solo io sono testimone del saggio e delicato rimprovero che gli sussurrò dopo quella veemente esibizione di forza: «Basta, Giovanni. La tua forza mi spaventa. Dio non te l'ha data per massacrare i tuoi compagni. Perdona e restituisci bene per male, per favore».
Giovanni imparò così non solo come si perdona, ma quanto sia importante dominare se stessi. Non lo dimenticherà mai. E Giovanni Bosco porterà sempre dovunque il soffio del mite e nessuno saprà quanto gli costerà.

La storia
L'importante e bella amicizia tra Giovanni Bosco e Luigi Comollo che durò cinque anni e fu spezzata dalla morte di Luigi il 12 aprile 1839, è raccontata da don Bosco nelle Memorie dell'Oratorio (Seconda decade 1835-1845).