I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

DON PASCUAL CHÁVEZ v. Rettor maggiore emerito

DON ADRIANO BREGOLIN

Morto a Cortina, il 23 agosto 2017, a 68 anni

Eravamo in montagna, quelle montagne che tanto amava, e a 200 metri prima di arrivare al traguardo si è seduto, ci ha chiamato dicendo mi fermo, mi riposo e vi attendo. Subito sono sceso e al mio arrivo ho visto attorno a lui un gruppo di volontari che cercavano di rianimarlo. Presto è arrivato il Pronto Soccorso Alpino che ha fatto tutto il possibile senza riuscirci.
Scrive don Guido Poier, grande amico suo anche di salite su vette impegnative, “sapevo che ci sono tanti sentieri che portano al Signore: uno di questi passa attraverso la montagna. E lì Gesù gli ha fatto da guida fino agli ultimi passi”.
Il suo decesso è, umanamente parlando, “una grande perdita” per tutti, come ha scritto il Rettor Maggiore, per i suoi cari, per la Congregazione e la Famiglia Salesiana che ha servito con grande passione, creatività e competenza. Sono sicuro che Maria Ausiliatrice, di cui era un figlio devotissimo, e don Bosco, che considerava vero suo padre, lo avranno accolto e introdotto per mano in Paradiso e che adesso esulta assieme a loro e a tutti i santi della nostra Famiglia, nella dimora della luce, della pace, della gioia e della vita di Dio.
Scrive Madre Yvonne: “Il Signore conosce quello che è meglio per ogni persona ed Egli ha voluto chiamare don Adriano in un momento bello della sua vita: nella bellezza della natura in cui Lui è presente. Il fatto che eravate insieme è stato una grazia per don Adriano e anche per te.” Sono convinto che per don Silvano, don Guido e per me, questi ultimi giorni e, ovviamente, questo suo ultimo giorno tra noi, è stata infatti una ricca esperienza spirituale.
Senza cedere alla tentazione di fare dell'omelia un elogio della persona, ma convinto al tempo stesso che in questo caso ci sono molti elementi della sua vita che illustrano la Parola, non posso non fare della sua esistenza consacrata al Signore dietro le orme di don Bosco, e del suo messaggio, uno spunto per la riflessione che condivido con voi.
Infatti, la vita di don Adriano è stata - a giudizio di quanti lo hanno conosciuto da vicino e hanno condiviso con lui la sequela e imitazione di Cristo, la fraternità e la missione, sogni e lavoro, gioie e sofferenze, speranze e preocccupazioni - una vita permeata dal Vangelo, imparato a casa e sviluppato e maturato lungo gli anni della sua vita salesiana. Mi azzarderei a dire che ha fatto del Vangelo nel suo insieme e delle Beatitudini, proprio perché un programma di felicità, il progetto della sua vita, con tutto lo sconvolgimento di valori e di atteggiamenti che il Vangelo e le Beatitudini comportano, ma che sono quelle che rendono la nostra vita gioiosa, radiante e significativa, una vera alternativa alla società imperante.
Come semplice confratello, come superiore - direttore e ispettore per sei anni nell'Ispettoria di San Zeno di Verona -, e infine come Vicario del Rettor Maggiore per 11 anni, e ultimamente come Direttore di questa casa di Firenze, ha saputo dimostrarsi sempre un degno figlio di don Bosco, un signore nelle relazioni interpersonali, un uomo retto e trasparente, un sacerdote entusiasta e creativo in tutte le cose che gli sono state affidate, buon pastore, zelante e generoso, che aveva in mente la salvezza degli altri, specialmente quella dei giovani, insomma, un salesiano secondo il cuore di don Bosco.
Sono arrivati in questi pochi giorni, dal momento in cui ci è venuto a mancare, molti messaggi di cordoglio e tutti quanti hanno fatto vedere sfaccettature nuove che evidenziano la ricca personalità di don Adriano, ma sempre con un elemento che li accomuna e li rende armonici: la sua ricca umanità, la sua gentilezza e generosità, la sua disponibilità per servire ed accompagnare, il suo amore intenso a Maria Ausiliatrice e a don Bosco, la sua identità salesiana, la sua paternità.
Per don Adriano si adatta molto bene il programma di vita tracciato dalla lettera ai Filippesi, nella esortazione che la Chiesa ha voluto suggerire per celebrare la Festa di don Bosco: «Prendete in considerazione tutto quello che è vero, buono, giusto, puro, degno di essere amato e onorato, quel che viene dalla virtù ed è degno di lode». Era appunto questa sua personalità che lo rendeva attraente, simpatico, con un senso fine dell'umore che lo portava a scherzare per far sentire bene le persone che lo avvicinavano o che lui avvicinava e accorciare le distanze senza cedere mai alla banalità.
Don Adriano amava vivere in profondità, consapevole che i veri tesori mai si trovano sulla superficie della terra, ma che si deve scavare in profondità.
È proprio bello, anzi è una grazia trovare confratelli come lui che diventano amici, compagni di cammino, “un amico spirituale sincero” con il quale sognare e aiutarsi ad “essere” quello che siamo chiamati ad “essere”.
Ci mancheranno molto la sua presenza gentile e incoraggiante, il suo volto tranquillo e sorridente, la sua disponibilità ad aiutare chiunque, lo sguardo sereno e il suo pensiero al Paradiso.
Ci mancherà perché ogni persona è irripetibile, ma ci lascia in eredità una testimonianza e un messaggio di cui fare tesoro. Questi si possono trovare nella sua spiccata e fine sensibilità umana, nella sua capacità di amicizia profonda, nella sua comunione spirituale, nel suo anelito di pienezza di vita, di amore e di felicità in Dio, nella sua forza interiore, nella sua esperienza spirituale che voleva condividere e che sapeva proporre in forma appassionata e convincente.

«La mia vocazione ha delle origini molto semplici. Grazie alle Figlie di Maria Ausiliatrice sono stato indirizzato ad un aspirantato salesiano. Una piccola casa nel veronese in un piccolo paese di nome Bevilacqua! Non c'erano molti allievi, ma lo spirito di famiglia era vissuto in una forma intensa ed entusiasmante. Un clima di grande gioia, uno studio seguito con serietà e una preghiera semplice e profonda nutrivano i nostri giorni e ci facevano sentire molto bene. In questo contesto, assieme ad un Direttore, molto buono, ma anziano, il grande animatore di noi tutti era un nostro insegnante, don Mario Guariento... Quanto leggevamo nelle piccole biografie di don Bosco, noi lo vedevamo in maniera viva nella figura di questo salesiano. Lui, per noi, era tutto. Lui per noi era don Bosco. Da lui mi sono sentito attratto come una calamita verso la vita salesiana. Dentro di me c'era un desiderio grande: voglio essere come lui, voglio essere come don Bosco».