I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

EL PAIS

Una “Roca” per don Bosco e per l'Etiopia

Padre Alfredo Roca, missionario salesiano ad Adigrat, continua a lavorare, ad 83 anni, con immutato entusiasmo. E tutti gli vogliono bene.

Non può uscire in strada senza che qualcuno gli venga subito incontro. Donne, anziani, bambini... Non importa. Il salesiano Alfredo Roca si ferma e ascolta tutti. Così è quasi impossibile conversare con calma e capire le ragioni per cui nel 1987 decise di trasferirsi nella dura e povera Adigrat (Etiopia). In quel momento era un sacerdote di 53 anni con una bella carriera alle spalle e da allora, nonostante l'età, continua con energia e passione la sua missione.
«Mi sono affezionato molto a questa gente e loro con me, fin troppo. Di tanto in tanto mi sento stanco perché sono molto insistenti» confessa il buon padre. «Nethanet! Nethanet! Grido quando esco per fare due passi, perché ci sono sempre almeno venti persone che mi aspettano alla porta». E spiega sorridendo che questa parola significa “libertà” nella lingua del Tigray, la regione del Nord dell'Etiopia in cui questo sacerdote salesiano vive da trent'anni aiutando i più poveri ad assicurarsi se non un futuro, almeno un presente dignitoso.
Padre Roca abita nella casa salesiana di Adigrat, una costruzione graziosa, in solida pietra, che ha il vago aspetto di una fortezza inespugnabile. Lì vive anche una dozzina di giovani salesiani che studiano filosofia e si preparano al futuro sacerdozio. Padre Roca era arrivato lì proprio per formare i seminaristi, ma si rese conto immediatamente che le necessità erano altre.
«L'educazione dei giovani e la promozione sociale vanno di pari passo. Noi salesiani non possiamo tenere un seminario solo per noi. Dobbiamo dedicarci a tutti quelli che sono qui fuori» spiega padre Roca.

«Parti per l'Etiopia»
Alfredo Roca ha sentito forte il desiderio di partire per le missioni quando era un novizio di sedici anni. «Ascoltavo incantato le esperienze dei missionari che tornavano dall'India o dall'America Latina e mi entusiasmavo. Mi offrii molte volte per le Missioni, ma non mi mandarono mai».
Intanto proseguiva nell'itinerario degli studi ecclesiastici: Londra, Barcellona, Roma. Professore, incaricato di studi e poi direttore di una casa di formazione per studenti salesiani a soli 31 anni.
Fu nominato superiore della grande ispettoria di Barcellona e i frequenti viaggi che doveva fare risuscitarono lo spirito missionario della gioventù.
Nel 1982, lo scenario della sua vita cambiò. «Terminato il mio incarico come ispettore, mi mandarono a Terrassa, vicino a Barcellona, dove rimasi tre anni come maestro». Sua madre morì in questo periodo, mentre suo padre era morto già da tempo. «Così mi sentii più libero per offrirmi ufficialmente per le Missioni, perché se avessi dovuto dire a mia madre, di ottant'anni, che partivo per l'estero, sarebbe stato troppo duro per lei».
Il 24 giugno del 1986, il Rettor Maggiore lo chiamò per telefono: «La tua domanda per le missioni era seria? Perché in questo caso sei accettato: parti per l'Etiopia». Padre Roca doveva essere il professore di filosofia del seminario Don Bosco di Adigrat, una cittadina nell'estremo Nord dell'Etiopia, nella regione del Tigrai. Il nome Adigrat in lingua tigrina significa “Paese dei campi” poiché essa giace in mezzo ad una fertile conca tutta circondata da alte colline.

«Essere fedele alla tua vocazione ti rende felice anche nei momenti difficili»
Così il salesiano Alfredo Roca cominciò una nuova vita. Aveva 53 anni e arrivava in piena guerra tra il Governo di Mengistu (comunista) e i gruppi che cercavano di eliminarlo, il che successe finalmente nel 1991. In quel momento, Adigrat straripava di rifugiati. Nella città, che attualmente conta 76.000 abitanti, in cui erano presenti numerosi gruppi secessionisti, la povertà era estrema: la gente non aveva nulla da mangiare.
In quel contesto, padre Roca avviò un programma di adozione a distanza di bambini che continua anche oggi e che ha aiutato in modo decisivo almeno mille bambini negli ultimi 25 anni. «Non potevamo tenere una scuola perché troppo impegnativa, facemmo un oratorio con attività per il tempo libero, educative e culturali. E anche una biblioteca pubblica» spiega. Durante questi primi anni, riuscì ad ottenere i fondi per costruire un villaggio di 40 casette per le famiglie più disagiate, che fu battezzato «Villaggio Spagna» e diede inizio ad una rete di assistenza per vedove, malati di Aids e ragazze madri, grazie al denaro che gli mandavano dalla Spagna gli amici e coloro che credevano nel suo lavoro. Grazie a lui, molte famiglie poterono educare i figli e, soprattutto, trovare cibo.
Tutte queste attività contribuirono a farlo conoscere e la sua fama lievitò, come una buona forma di pane. «San Paolo ricorda le parole di Gesù che disse: “C'è più gioia nel dare che nel ricevere”. Ne sono più che mai convinto. Riuscire a fare anche un po' di bene a questa gente mi riempie di gioia». Risponde così quando gli chiedono il perché di una vita così impegnata. «La seconda idea che mi aiuta a vivere è la felicità della fedeltà». E spiega: «Essere fedele alla tua vocazione ti rende felice anche se ci possono essere dei momenti difficili. Se ti hanno messo qui, fa' quello che puoi qui. Ho i miei peccati, imperfezioni e tentazioni come tutti, però cerco di essere fedele alla mia vocazione come sacerdote, come educatore, come componente di una comunità. E questo mi rende felice». Crede in quello che fa, anche se costa. «Ad una certa età, star dietro a dei ragazzini che ti tirano di qua e di là è stancante, ma fare quello che ho promesso mi fa felice».
La giornata di padre Roca non ha pause. Dai 53 anni fino ai 74 occupò posti di grande responsabilità. Dopo 11 anni ad Adigrat, ne passò altrettanti nella capitale Addis Abeba. Sei come provinciale. La sua missione fu soprattutto di riunire e organizzare le opere salesiane sorte nel Paese. Creò scuole di formazione professionale, di prima evangelizzazione, come a Gambella e mandò i giovani seminaristi a studiare in altri paesi.
«Quando arrivai a 76 anni cominciai a sentire tutti gli acciacchi della vecchiaia e chiesi ai superiori un po' di “pensionamento”, come fanno anche i vescovi. Il superiore mi suggerì di tornare ad Adigrat. Era proprio la cosa giusta».

Un cognome perfetto
Quando il missionario ritornò ad Adigrat aveva 76 anni e l'intenzione di rimanere finché il suo fisico avesse retto. «Non ho pensato di tornare in Spagna, sarebbe difficile per me adattarmi, che cosa posso fare là? Un sacerdote della mia età può celebrare la Messa, confessare e poco altro. Se ritorno, sarò solo un pensionato. Mi piacerebbe stare vicino alla famiglia (ha tre fratelli che visita ogni due anni) ma ora mi sento molto più utile qui. Ho già un bel posto nel cimitero!»
Così continua a seguire i suoi progetti di assistenza e un magnifico orto dove coltiva verdure che in Etiopia non si vedono spesso. La sua salute è perfetta, proprio come suggerisce il suo cognome: Roca, una roccia.
Passa la maggior parte del tempo libero con i ragazzini di Adigrat, ascoltando le loro storie, insegnando loro l'arte di coltivare, correggendo le loro malizie.
Si prende cura di tutte le richieste delle donne che gli si avvicinano in strada per chiedere aiuto e, anche se afferma di essere stanco, non perde mai la pazienza ed è sempre gentile. Quando può, partecipa alle attività nel centro giovanile di don Bosco. Durante le feste canta e balla, felice in mezzo alla sua gente.