I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

A TU PER TU

LINDA PERINO

Pane, pallone e preghiere

A Blera gli volevano tutti bene e divenne per diversi anni anche il portiere della squadra del paese. Era altissimo. Aveva le mani giganti e un sorriso coinvolgente da riempire qualunque posto in cui si trovasse: uno spogliatoio o il bancone di un bar.
Oggi Francesco Pampinella è diventato don Francesco Pampinella. È parroco e direttore dell'Oratorio Salesiano di Vasto.

Sei stato un “numero 1”, il portiere di una squadra di calcio.
Puoi raccontarci la storia della tua vocazione?

Sono cresciuto a “pane, pallone e preghiere” nel nostro Oratorio Salesiano di Civitavecchia, in provincia di Roma, la mia città di nascita.
All'età di sette anni, per la prima volta, sono stato accolto in questa grande famiglia salesiana attratto, soprattutto all'inizio, dalla possibilità di giocare a calcio, la mia passione, con tanti amici e ragazzi della mia età.
Il calcio è stato sempre un aspetto importante della mia vita perché, oltre a donarmi alcune gratificanti soddisfazioni sportive, mi ha permesso di incontrare tantissime persone, calciatori, dirigenti, tifosi, com-prese le loro famiglie, con molte delle quali sono ancora oggi in contatto.
Sono stato allenatore-educatore per molti anni di una delle squadre di calcio dell'oratorio salesiano di Civitavecchia continuando a giocare a calcio fino all'età di 31 anni, a Blera in provincia di Viterbo, il paese che è stato la mia “seconda” famiglia, fino a quando don Bosco non ha “acquistato” il cartellino della mia vita.
Il santo dei giovani mi ha sempre affascinato per la sua capacità di aiutare i giovani a crescere e a maturare come uomini e come cristiani fin tanto che, spinto dall'amore di Dio, ho sentito che la famiglia salesiana sarebbe stata “la mia famiglia” per sempre.
Come l'hanno presa la tua famiglia e i tuoi amici?
Credo che, come spesso capita quando una persona dice ai suoi cari che vuole rispondere ad una “chiamata” di Dio iniziando un cammino di formazione per essere come nel mio caso salesiano e sacerdote, le reazioni sono emotivamente diverse.
Mia mamma Anna, mio fratello Bruno (mio papà già da qualche anno era volato in cielo), i salesiani, gli amici dell'oratorio, i compagni di squadra, mi hanno manifestato la loro gioia per questa scelta.
Alcuni parenti e amici invece non sono stati contenti, credo soprattutto per la preoccupazione ed il dispiacere di credere erroneamente che, andando via da Civitavecchia, non ci saremmo più frequentati o rivisti.
Ma inevitabilmente, grazie a Dio, la mia gioia è diventata la gioia di tutti quelli che mi conoscono ed i rapporti umani ed affettivi si sono ulteriormente, definitivamente, fraternamente saldati.
Perché proprio salesiano?
È stata la conseguenza “inevitabile” della testimonianza di una vita felice e serena ricevuta dai salesiani e da tanti exallievi dell'Oratorio di Civitavecchia, che mi hanno educato con lo “stile” di don Bosco in un ambiente di famiglia che sempre è stato casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia la vita, cortile per incontrarsi in allegria.
Perché non approfittare di questo grande dono per me e per gli altri per tutta la vita? Così è stato: salesiano per sempre!
Quali sono stati i momenti più belli di questa tua avventura?
I momenti belli vissuti sono tanti, moltissimi. Tutta la vita è per me, e sempre sarà, un'avventura fantastica.
Vivere con Gesù, per Gesù, incontrare tante famiglie, tanti giovani, condividere con tutti la vita, momenti belli e meno belli, tutto questo mi rende felice e mi fa affermare che in Paradiso c'è gioia senza fine ma anche sulla terra di gioia se ne può gustare tantissima.
Com'è l'opera di Vasto?
L'opera salesiana di Vasto, presente da più di cinquant'anni con la Parrocchia e l'Oratorio, è ben inserita nel territorio e nella Diocesi di Chieti-Vasto.
È una “casa” piena di bambini, di giovani e di famiglie, una grande risorsa e opportunità per tante persone.
C'è una forte realtà associativa giovanile (Azione Cattolica, Amici Domenico Savio, Agesci, Sport, Ca-techesi), ed il cortile dell'Oratorio è piacevolmente “invaso” ogni giorno da tanti ragazzi e ragazze.
La Parrocchia, soprattutto nelle festività, è frequentata da molte famiglie, anche di altre Parrocchie, “attirate” dalla spiritualità salesiana, dalla presenza di molti giovani e, aspetto importante, dalla disponibilità dei confratelli sacerdoti per le confessioni.
Quali sono i suoi punti di forza?
Il fondamento è certamente il fascino educativo che ancora oggi suscita don Bosco, attraverso la famiglia salesiana e, di conseguenza, le tante persone che collaborano per realizzare il progetto educativo della nostra opera: tutti al servizio dei giovani che Dio ci affida.
Sono fermamente convinto che i giovani sono gli unici che hanno diritto di “comandarci” che cosa dobbiamo fare noi educatori salesiani: metterci al servizio della loro crescita umana e spirituale.
Quando questo si vive e si realizza, don Bosco è contento di noi!
Come sono i giovani vastesi?
I giovani di Vasto, quelli che conosco maggiormente, sono generosi, buoni, responsabili, amanti della vita.
È facile trovare in loro “quel punto accessibile al bene” che permette di coinvolgerli nelle attività, nel servizio, nello stare “sempre allegri” che conduce alla santità.
È inevitabile che quando i giovani percepiscono, sentono, l'amore che tutta la comunità educativa pastorale dona loro, anche loro amano le cose che noi amiamo: la vita, la vita con Gesù.
Come sono visti i salesiani in città?
La città di Vasto, i Vastesi, hanno grande stima e riconoscenza nei confronti dei salesiani. Siamo da molti anni un punto di riferimento importante per l'educazione dei giovani. Questo grazie anche al lavoro straordinario compiuto dai confratelli fin dall'inizio della nostra presenza.
Un servizio generoso, infaticabile, amorevole, che è entrato e rimasto nel cuore dei Vastesi e che oggi cerchiamo di portare avanti con lo stesso impegno e stile di famiglia.
Quali sono le cose che ti danno più soddisfazione?
La cosa che più mi dona soddisfazione è vivere “la normalità” della vita.
Provo a spiegarmi.
Come salesiano mi piace condividere con tutti i confratelli, compresi i “diversamente giovani”, le scelte pastorali e tutti gli impegni comunitari che, con la professione religiosa, abbiamo scelto di vivere.
In conseguenza a questo mi dona serenità, felicità, soddisfazione, condividere la vita con i giovani e con le tante persone che collaborano con noi alla realizzazione del progetto educativo salesiano.
Sono convinto che, come affermava papa Paolo VI, il mondo non ha bisogno di maestri, ma di testimoni.
Mettere a disposizione degli altri i doni, tanti, che Dio mi ha fatto “conditi” sempre da un sorriso e da tanto affetto, questa è la mia soddisfazione, questa è la “mia quotidiana lotta per non perdermi”: è una regola di tutto l'universo perché chi lotta per qualcosa non sarà mai perso (F. Mannoia).
Qual è il tuo sogno?
Il mio sogno è che dopo tanti anni il Milan rivinca lo scudetto. Chiaramente scherzo anche perché servirebbe un miracolo! Il mio sogno vero, che per me è anche l'impegno quotidiano, è vedere i giovani (e tutte le persone che Dio mi ha fatto dono di incontrare nella vita), felici nel tempo e nell'eternità. Come scritto nel testo di una canzone “Questi sono e resteranno per sempre i migliori anni della nostra vita”! (R. Zero).
Fin da piccolo, entrando in una casa salesiana, ho cominciato a sognare ed oggi, dopo tanti anni, continuo a farlo, non più da solo, ma con tanti che amano Gesù, don Bosco, i giovani... la vita!