I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

O. PORI MECOI

Don Bosco nell'isola risplendente

Don Joseph Giaime: «Per i Salesiani, lo Sri Lanka è una grande speranza».

Può autopresentarsi?
Sono un povero vecchio missionario da 50 anni nel mondo salesiano dell'Oriente. Nacqui in Piemonte nel 1936 in una povera famiglia di affittavoli, che riuscì a sopravvivere alla grande guerra del 1939-1945 lavorando sodo e faticando molto.
Dopo le elementari, per interessamento del mio parroco fui mandato a fare il ginnasio nell'aspirantato missionario di Penango (Asti) negli anni 1948-53, dopo di che andai direttamente al noviziato di Villa Moglia. Dopo la prima professione nel 1954 per tre anni fui a Foglizzo per gli studi di filosofia e del liceo, dopo di che feci il tirocinio pratico per tre anni a Ivrea, seguiti da un anno a Roma per la “propedeutica” e poi 4 anni di teologia alla Crocetta (Torino). Ricevetti l'ordinazione sacerdotale a Valdocco l'11 febbraio 1965 e lo stesso anno partii per le missioni nel Bhutan. Così cominciò la mia avventura missionaria.
Perché ha scelto le missioni?
Posso dire che l'interesse per le missioni incominciò molto presto nella mia vita. Avendo fatto una casuale lettura di episodi missionari (ricordo un racconto sui Martiri dell'Uganda e sul grande missionario il cardinale Massaia) sentii uno strano desiderio di diventare missionario anch'io. Ma poi dimenticai tutto non vedendo alcuna possibilità pratica. Ma la divina provvidenza volle che fossi mandato all'aspirantato missionario di Penango, dove lo spirito missionario era di casa. Mi entusiasmava la lettura di “Gioventù Missionaria”. Ogni anno la partenza per le missioni di nostri compagni che finivano il ginnasio e le visite di missionari di passaggio rinfocolavano questo desiderio. Ancora ricordo la visita del grande missionario padre Luigi Ravalico, che per un paio di giorni non fece che parlarci dell'India.
Anch'io feci la domanda alla fine del ginnasio, ma non fu accettata, la ripetei quando ero chierico ed ebbi la stessa sorte. Dopo la mia ordinazione ripetei la domanda per la terza volta e questa volta fu accettata e fui mandato nell'incipiente missione nel Bhutan. Così incominciò la mia avventura missionaria.
Com'è arrivato nello Sri Lanka?
Alla fine di un lungo e tortuoso giro, per cui qualcuno potrebbe pensare che sono un giramondo. Il fatto è, con una sola eccezione, che i superiori mi hanno mandato sempre più lontano. La mia avventura mi portò prima in Bhutan, dove avevamo la prima opera, ma dopo tre anni fui mandato nelle Filippine, dove arrivai nel gennaio 1969, e dove rimasi felicemente e direi anche fruttuosamente fino al 1992, con una sola parentesi di un anno e mezzo in Papua Nuova Guinea. L'ispettoria di Manila aveva, e ha ancora, missioni in PNG e nel 1987 fui mandato in quel paese come parroco in Araimiri, ma vi potei rimanere solo un anno e mezzo perché la malaria, l'ulcera e altre malattie mi ridussero in fin di vita, e quindi fui richiamato nelle Filippine, dove continuai il mio lavoro fino al 1992. Nel 1992 ancora una volta mi fu richiesto di cambiare rotta e venire in Sri Lanka.
Perché lo Sri Lanka?
La cosa fu molto semplice. Il Consigliere Regionale di quel tempo, P. Thomas Panakhezam, visitò le Filippine e venne anche nella nostra casa, e quando stava per partire, mi guardò e mi disse: “Preparati ad andare nello Sri Lanka”. E così fu. Una nuova vita incominciava per me, una vita totalmente differente.
In Sri Lanka, a fare che cosa? A quel tempo Sri Lanka faceva parte dell'ispettoria di Madras ed aveva 4 piccole case con un totale di 17 confratelli e i Superiori di Roma pensarono di darle nuova vita facendola delegazione ispettoriale, e P. Thomas ebbe l'ispirazione improvvisa di mandare me a fare il primo delegato ispettoriale in questo paese. E all'età di 80 anni passati sono ancora qui.
Qual è la situazione attuale di questa nazione?
Dopo la fine della guerra civile sei anni fa, abbiamo pace e sicurezza in tutto il paese e la gente può vivere e lavorare dove più conviene. Il Nord, che era l'arena principale della guerra, si sta sviluppando, la gente ritorna nei villaggi, il nuovo governo, dal gennaio scorso, è più conciliante e sta ritirando buona parte dell'esercito dal nord e restituisce le terre confiscate ai legittimi proprietari. Quindi si può lavorare tranquillamente in tutto il paese.
Com'è vista la Chiesa Cattolica?
La Chiesa Cattolica rappresenta circa il 7 per 100 della popolazione del paese ed è concentrata soprattutto lungo la costa occidentale tra i pescatori.
È molto rispettata e ben organizzata e può lavorare in tutta libertà. Forse avrebbe bisogno di un po' più di zelo missionario per portare il vangelo tra i non-Cristiani. Ci sono 12 diocesi con circa 1.700.000 fedeli.
Dove e come lavorano i Salesiani?
I Salesiani arrivarono in Sri Lanka nel 1956 quando il missionario francese P. Henri Remery venne dall'India e dopo grandi difficoltà poté incominciare la prima opera a Negombo, sul mare 35 km a nord di Colombo nel 1962. Sfortunatamente P. Remery si ammalò e nel 1972 ritornò in Francia da dove non ritornò più, pur aiutando sempre l'opera salesiana fin che visse.
Nel 1993 quando io diventai il delegato ispettoriale, c'erano 17 confratelli in 4 case, 3 lungo la costa occidentale e una a Kandy, nel centro. Dei 17 confratelli 8 erano sacerdoti, un coadiutore italiano, 5 studenti di teologia, un diacono e un paio di tirocinanti.
Cercando di potenziare la formazione, l'arrivo di qualche missionario soprattutto dall'India, l'ordinazione dei 5 studenti di teologia rese possibile un primo sviluppo e alla fine del mio mandato nel 1999 c'erano 9 case e una cinquantina di confratelli. La crescita continuò sotto la guida del mio successore, don Beniamino Puthota, di modo che nel 2004 i Superiori poterono creare la Visitatoria.
Fino a questo tempo eravamo concentrati lungo la costa occidentale, prevalentemente tra la popolazione cattolica. Ma con la venuta della pace fu possibile andare anche nel nord, dove adesso abbiamo 4 opere. Attualmente siamo presenti in 14 posti e stiamo espandendoci nel nord e all'est.
Che futuro ha don Bosco in questa nazione?
Il futuro si prospetta glorioso. Siamo adesso una novantina, i superiori ci stanno mandando parecchi nuovi missionari, abbiamo tutte le case di formazione fino al postnoviziato: 2 aspirantati, il prenoviziato, il noviziato e lo studentato di filosofia. Quindi il futuro è pieno di speranza e di sviluppo.

LA PERLA D'ORIENTE
Pur essendo un'isola così piccola Sri Lanka si è guadagnata tanti nomi: Serendib, Ceylon, Lacrima dell'India, Isola Risplendente, Isola del Dharma, Perla d'Oriente... Tanto assortimento è un segno della sua ricchezza, bellezza e dell'intensità del richiamo che ha suscitato in quanti l'hanno visitata. Da secoli essa seduce i viaggiatori, che tornano a casa portando con sé incantevoli immagini di una languida isola tropicale densa di tanta spiritualità e serenità da essere diventata, nella fantasia degli occidentali, la Tahiti d'Oriente.
La capitale Colombo era già conosciuta dai mercanti romani, cinesi e arabi oltre 2000 anni fa. Con un alto tasso di alfabetizzazione del 92%, e il 66% della popolazione che ha frequentato le scuole superiori, lo Sri Lanka è la nazione sud-asiatica con il maggior numero di abitanti in grado di leggere e scrivere, e può vantare un primato fra i paesi in via di sviluppo. La scuola dell'obbligo, della durata di nove anni, è completata dal 90% degli studenti.