I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CHE COSA PENSANO I GIOVANI

CLAUDIA GUALTIERI

Quando la vita è una colonna sonora

La musica allontana o no i giovani dalla realtà?

Antonio, 25 anni:
«È una seconda mamma per me»

Pensando alla mia infanzia la musica è stata in un certo senso una seconda mamma per me. Sempre lì, pronta a consolarmi quando serviva, pronta a sgridarmi quando ne avevo bisogno. Mi ha accompagnato fin dai primi passi che ho mosso, quando, curioso, osservavo mio padre premere le dita su degli strani cilindretti di un tubo lungo, che poi crescendo ho imparato essere una tromba. Da lì, ho cominciato dapprima ad amarla, poi a studiarla, infine a farla diventare il mio lavoro. È stata anche una parte fondamentale della mia crescita quando, per superare la balbuzie di cui soffrivo, la musica è diventata una vera e propria terapia, che, attraverso degli esercizi, ha fatto in modo che io mi liberassi dalla gabbia delle parole. Guardandomi intorno noto che i giovani hanno bisogno della musica per vivere, così come hanno bisogno dell'aria. È il veicolo che riesce a superare qualsiasi differenza di natura sociale, etnica o religiosa che sia. Inoltre, fa sì che i ragazzi riescano più facilmente a socializzare (non posso fare a meno di pensare ai falò con le chitarre in riva al mare) in un'epoca in cui sono sempre più “schermo-dipendenti”. Tuttavia, se i giovani sono così oggi, la colpa è anche un po' della società che li ascolta sempre meno. I “grandi” sono sempre presi da mille cose e i giovani sono costretti a rifugiarsi in coloro i quali non fanno altro che regalare emozioni. Diceva Marco Masini qualche anno fa che la “loro (dei ragazzi) religione è di credere ai cantanti”. Mai frase fu più azzeccata da Masini, il quale, in maniera velata, metteva in guardia i suoi colleghi per i messaggi che potevano mandare. La musica è l'unico rifugio sicuro dei giovani d'oggi, un rifugio a prova di bomba che li protegge dalle delusioni della vita e li sprona a ribellarsi a esse. Così sono convinto che la musica, come ho sperimentato sulla mia pelle, abbia un potere fondamentale ovvero quello di insegnare a lottare per i propri sogni, gli unici a “dare forma al mondo”.

Valeria, 18 anni:
«È amica, confidente, connessione con un ente superiore»

Il valore che la musica ha per me è inspiegabile, ma ci proverò. Sono nata e cresciuta in una famiglia in cui era inevitabile che la musica diventasse il centro della mia vita, essendo mia madre una musicista, e ora la musica è tutto ciò che mi aiuta ad andare avanti. Anche di fronte alla mia missione di animatrice spesse volte ho pensato che la musica fosse più importante. Ogni tanto mi capita di sentirmi egoista perché, se dovessi scegliere tra gli amici o altro a discapito della musica, io sceglierei sempre la musica. Io la tocco, la sento, la percepisco quasi fosse una persona. La musica è continuamente necessaria per me e non posso farne a meno. Se dovessi definire la musica, la definirei amica, confidente, connessione con un ente superiore. Infatti, la musica è per me anche il modo più profondo di pregare. Come me, i giovani di oggi hanno bisogno della musica per tanti motivi. La musica è in grado di entrarti dentro, di far riflettere, di far sfogare, di far divertire. Soprattutto sono convinta che per i giovani la musica sia il mezzo attraverso cui capire il vero senso della bellezza intesa come la cosa più pura. Per questo credo che i giovani vengano sia allontanati sia avvicinati alla realtà per mezzo della musica. Il giovane che crea musica lo fa principalmente per rinchiudersi in se stesso ma quando si lega alla musica succede che non può fare a meno di sentirsi anche parte di un tutto. In qualità di giovane c'è una cosa in particolare che mi sento di dire a tutti, ma specialmente agli adulti: non sottovalutate mai il potere e la bellezza della musica.

Andrea, 24 anni:
«ha tirato fuori il meglio di me»

Educare vuol dire tirare fuori e la musica è stata in grado di tirare fuori il meglio di me in tutto ciò che faccio e continuo a fare. Non riesco a dare un valore preciso al ruolo che ha la musica per me, perché la musica per me è uno dei tanti valori. Il valore è orientamento delle nostre azioni e la musica mi orienta, mi invita a riflettere, mi fa sperimentare la capacità di saper fare dono di questa relazione intima fra me e lei, grazie alla quale si possono fare delle cose meravigliose per sé e per gli altri. Per i giovani sono convinto che la musica sia “una scusa” che contribuisce, in maniera inconsapevole, alla formazione dell'identità personale dei ragazzi. La necessità di ascoltare musica è collegata a diversi bisogni come comunicare qualcosa, stare in contatto con la propria emozione, evadere dal quotidiano. L'ascolto musicale ha inoltre una forte funzione psicosociale: ascoltare musica ti può rendere parte di un gruppo nella condivisione di valori, modalità e prospettive; oppure semplicemente farti sentire “quello fuori dal coro” che conosce qualcosa che gli altri non conoscono e che si distingue perché ascolta qualcosa che gli altri ancora non hanno scoperto. La musica si inserisce perfettamente fra gli adolescenti e i loro bisogni profondi di vivere emozioni, ma emozioni forti.
La musica può avere entrambe le funzioni di scappatoia dalla società o di porta che conduce ad essa. Ascoltare e vivere la musica in adolescenza è correlato alla partecipazione ad eventi di massa e a volte all'uso di sostanze. Così la musica penetra in maniera prepotente nella quotidianità di un ragazzo, non c'è tempo, luogo, o barriera che possa impedirgli di viverla attraverso le modalità che sente più adatte a sé. Ecco perché l'ascolto di musica in adolescenza è correlato alla partecipazione ad eventi di massa, all'uso di sostanze psicoattive o alla ricerca di adulti che possano prestare tempo e volontà ad ascoltare i loro bisogni nascosti nel brano di un artista. I genitori o gli insegnanti, conoscendo le passioni musicali dei ragazzi, possono cercare di “accompagnarli” e impedire che scelgano strade sbagliate.