I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

VINCENZO CACCIA

Cuochi e meccanici nell'antica abbazia

I Salesiani a San Benigno

Fu il primo noviziato salesiano fuori Torino, oggi è un grande centro scolastico stimato e dinamico.

Era il 5 luglio 1879 quando i primi Salesiani arrivarono a San Benigno. Le Memorie Biografiche riportano un accenno a questo avvenimento: “I primi abitatori della casa di San Benigno furono i chierici ascritti dell'anno scolastico 1878-79. Terminati i loro esami al 3 di luglio, mossero il giorno 5 da Torino in numero di cinquanta, facendo a piedi il viaggio fino alla nuova residenza per trascorrervi le vacanze estive. Furono accolti festosamente dalle autorità e dalla popolazione”.
Pare addirittura che abbiano guadato a piedi il fiume Malone, che scorre a poche centinaia di metri dalla casa Salesiana. E così ha origine il primo noviziato salesiano fuori Torino.
Una storia millenaria
La venuta dei Salesiani a San Benigno si collega alla millenaria storia di Fruttuaria, celebre abbazia benedettina fondata da Guglielmo da Volpiano nel 1003 e poi ricostruita, in continuazione con la sua gloriosa tradizione religiosa, dal cardinale Carlo Ignazio Vittorio Amedeo delle Lanze che vi eresse poi una solenne basilica e - contestualmente - il suo palazzo, opera dell'architetto Mario Ludovico Quarini, nel 1776. Causa le leggi napoleoniche e le varie leggi anticlericali dello stato sabaudo e italiano, l'edificio ebbe varie traversie. Mentre la chiesa passava alla diocesi di Ivrea, il settecentesco palazzo abbaziale divenne demaniale il 15 agosto 1865.
Ivi i Padri Dottrinari, dal 1852 al 1867, vi avevano già aperto una scuola: ma il loro rapporto con il paese era stato piuttosto conflittuale, per cui si ritirarono. Fu allora che il parroco, don Antonio Benone, pensò a don Bosco.
Fu così che il Comune, con delibera del 24 novembre 1878, concesse il palazzo in subcessione a don Bosco. Il sindaco, cav. Giovanni Bobbio, però in cambio della cessione del palazzo cardinalizio, poneva la condizione “sine qua non” di un utilizzo di pubblica utilità per il paese: scuole diurne per i ragazzi, scuole serali per gli adulti, oratorio, ospizio per artigianelli.
Nascevano così le scuole, l'oratorio, il noviziato, la formazione professionale. Istituzioni che - noviziato escluso - continuano ancora oggi.
Il primo maestro dei novizi fu don Giulio Barberis, tra l'altro biografo del Cardinale delle Lanze.
Da quanto ci risulta furono 17 le visite di don Bosco a San Benigno. Due visite di don Bosco vanno ricordate perché legate a due sogni importanti per la Congregazione Salesiana. Il primo, chiamato il “Sogno dei dieci diamanti” (MB. XV, 183-186), fatto nella notte tra il 10 e lཇ settembre 1881, riguarda i caratteri e le virtù che devono avere il Salesiano e la Congregazione Salesiana; l'altro sogno fu quello fatto la notte tra il 29-30 agosto 1883 a proposito dell'avvenire delle missioni salesiane nell'America del Sud (MB. XVI, 385-394).
L'ultima visita di don Bosco avvenne il 20 ottobre 1887, dopo essere stato a Foglizzo per la cerimonia di vestizione dei novizi, quando attraversò l'Orco a guado su una carrozza (perché malato) e visitò per l'ultima volta l'opera di San Benigno incontrando ancora una volta il parroco don Benone.
Poi se ne tornò a Torino: ultimo suo viaggio in treno.
Nel mondo del lavoro
Dall'allora 1879 ad oggi varie sono state le attività ed i laboratori che la casa salesiana ha portato avanti, sempre attenta alle esigenze dei giovani e del mondo del lavoro.
Inizialmente furono creati laboratori per sarti, calzolai, falegnami (così suddivisi: stipettai, ebanisti e tornitori, ed incisori) e fabbri ferrai. Successivamente sorsero il laboratorio di legatoria, di tipografia (che comprendeva composizione, stamperia e libreria), di meccanica e di fonderia seguito poi da quello degli scultori.
Da questi laboratori uscirono opere di pregio; tra tutte ricordiamo l'urna in legno dorato nella quale fu composto il corpo di don Bosco in occasione della sua Beatificazione nel 1929, e nella quale rimase esposto alla venerazione dei fedeli per una decina di anni nella Basilica di Maria Ausiliatrice: scolpita dal coadiutore salesiano sig. Concas su disegno dell'architetto salesiano Vallotti. Oggi l'urna è esposta nel Museo delle Camerette di don Bosco a Valdocco.
Accanto alla scuola sorse, fin dagli inizi, l'oratorio dedicato a Maria Immacolata, che tuttora persiste con attività formative e ricreative per ragazzi, giovani e famiglie.
Un futuro per i giovani
Oggi l'opera di San Benigno comprende un grande Centro di Formazione professionale con quattro indirizzi: meccanica, elettronica, acconciatura e ristorazione. Lo frequentano 650 giovani in obbligo d'istruzione dai 14 ai 17 anni. Accanto a questa attività il Centro, molto ben inserito nel territorio, offre corsi di qualificazione e riqualificazione per giovani e adulti con possibilità d'inserimento lavorativo in aziende. La nostra opera nell'anno del Bicentenario della nascita di don Bosco ha partecipato all'iniziativa lanciata dagli exallievi del Piemonte Giob 200 (Giovanni Bosco 200, ma anche, nella pronuncia inglese, Job 200, ossia lavoro 200) il cui obiettivo era l'assunzione di 200 giovani nel mondo del lavoro entro l'anno. Questo numero è stato ampiamente superato grazie anche all'inserimento lavorativo, da parte della nostra opera, di quasi 300 giovani.
Un'attività significativa, in questa epoca di esodi di massa di migranti verso l'Europa, sono alcuni corsi per migranti in collaborazione con il Centro accoglienza Teobaldo Fenoglio della Croce Rossa Italiana a Settimo Torinese orientati all'inserimento lavorativo sia in Italia sia all'estero.
A favore degli immigrati, accogliendo l'invito di papa Francesco di aprire i conventi, gli istituti religiosi e le parrocchie a costoro, la Comunità salesiana ospita, per un anno, quattro profughi provenienti da Ghana, Mali, Afghanistan e Pakistan.
Altri settori dell'opera sono: la Scuola media paritaria “Don Bosco”, con due sezioni, frequentata da 150 ragazzi. Il nostro slogan è “Educare è costruire futuro”: attenzione alla persona, innovazione tecnologica, studio delle lingue straniere, accompagnamento nello studio, cura degli ambienti sono tutti criteri che animano il nostro stare in mezzo ai ragazzi.
La scuola offre vari servizi: dal Registro elettronico per una visione giornaliera di compiti, lezioni, assenze e voti al servizio di trasporto per gli allievi; realizza vari progetti in campo didattico, conversazione in lingua inglese con insegnante di madrelingua, viaggi studio all'estero, laboratori e corsi di latino, informatica, sport, musica e manualità.
Tutto ciò per costruire una relazione educativa fatta di sensibilità, apertura, attenzione e personalizzazione nei confronti di tutti e di ciascuno in un ambiente educativo, accogliente e creativo, nel quale si fa esperienza di valori umani e cristiani.
Possiamo definire la nostra opera “complessa, ma anche completa” dal punto di vista pastorale perché oltre alla scuola abbraccia l'oratorio, attività mai venuta meno fin dalle origini, ed infine, da due anni, la Parrocchia Maria Assunta con annessa la storica abbazia di Fruttuaria che il 19 marzo del 1990 ha visto la presenza di san Giovanni Paolo II, in visita alla diocesi d'Ivrea.
L'oratorio ha una funzione di animazione verso i giovani del paese che trova la sua più bella espressione nell'Estate ragazzi che coinvolge oltre 300 ragazzi ogni anno. Il tutto è sostenuto da un folto gruppo di animatori che durante l'anno frequentano gruppi di formazione. Negli anni passati importanti sono state le esperienze estive in missione, in particolare in Moldavia, che poi hanno anche dato vita a due progetti curati dal VIS per due nostri educatori che hanno fatto l'esperienza di un anno di missione.
La parrocchia, l'ultima arrivata, vede nella sua storia millenaria il primo “abate salesiano”. Si sta lavorando molto per il rinnovo della catechesi in preparazione ai sacramenti dell'iniziazione cristiana ed anche alla rivitalizzazione dei “borghi”, come luoghi di animazione e coinvolgimento delle famiglie.

TRE DOMANDE AL DIRETTORE
Qual è la sua più grossa soddisfazione?
Vivere in una casa salesiana piena di ragazzi e ragazze. Essere a contatto con loro, condividere le loro paure, i loro problemi, ma anche i loro desideri, i loro sogni. Sembra che don Bosco abbia detto ai Salesiani, in una delle sue visite, che “sarebbero sempre stati allo stretto”. E così è! In fondo i giovani sono il nostro “roveto ardente”, il luogo teologico dell'incontro con Dio ed anche il segreto per rimanere giovani. Inoltre il lavorare con collaboratori laici che sono corresponsabili della nostra missione e senza i quali non potremmo seminare tutto il bene per così tanti ragazzi.

Gli allievi e le loro famiglie sono consapevoli della grande fortuna che hanno con la possibilità di frequentare una scuola che forma al futuro professionale come la vostra?
Solitamente le famiglie che decidono di iscrivere i loro figli/e alla nostra opera lo fanno perché convinti della buona preparazione che offriamo in termini di professionalità e di cultura, ma non solo. Ci riconoscono, soprattutto, la capacità di educare e di accompagnare nella crescita i loro figli. L'aver frequentato la nostra scuola, nel nostro territorio, è ancora sinonimo di “garanzia” di avere a che fare con ragazzi ben educati, formati e preparati.

La vostra sussistenza economica dipende dalla politica regionale. Come vede il futuro? Che cosa potrebbe fare la famiglia salesiana per sensibilizzare la gente su questo punto così poco conosciuto?
Il dipendere economicamente da fondi regionali rende sempre il futuro un po' incerto. Ma i dati ci danno ragione perché ormai sono sempre più numerosi i ragazzi che scelgono percorsi di Formazione professionale. Questo lo Stato non lo può disattendere. Come Salesiani in questi anni abbiamo sempre puntato ad “innovare” il sistema della Formazione professionale e questo sguardo proiettato al futuro ci è stato riconosciuto. Come Cnos-Fap vengono portati avanti progetti che sempre più vanno nell'ottica del riconoscimento della Formazione professionale come canale alternativo e paritario rispetto all'Istruzione secondaria e di integrazione ed interazione tra scuola e lavoro. Tutto questo perché si è convinti che esista anche “un'intelligenza nelle mani”.