I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

A TU PER TU

MISSIONE DI NATAL

Mi chiamo «tuono di bene»

Incontro con padre Giacomo Begni

Proprio qui, in questa missione che è il Centro Educacional dom Bosco di Natal, nel Nord-est povero del Brasile, continuo felice il mio servizio di prete e missionario, accogliendo i piccoli, i giovani e gli adulti che a frotte arrivano in cerca di una casa, nella speranza di essere accolti da qualcuno, sull'esempio di Gesù Buon Pastore.

Come vuoi presentarti?
Nome, Giacomo (Tiago in portoghese) e Cognome, Begni. Ricordando che nel Vangelo Gesù chiamò Giacomo e il fratello Giovanni “figli del tuono” (Boanèrghes in greco) per i loro atteggiamenti risoluti, così mi piace pensare che i miei genitori mi abbiano battezzato con questo bel nome, che caratterizza un po' il mio modo di essere: come un tuono che risveglia chi sta assopito, ma che dopo tanto rumore, annuncia e offre una dolce tranquillità. E il cognome, allora? Questo sì, Begni, dal latino Benignitas, bontà, benvolere, generosità di Dio, amore senza riserve, qualità di donarsi a piene mani ai fratelli, specialmente agli ultimi.
Riassumendo quindi così: Giacomo = tuono; Begni = benvolere, fanno il mio vero nome, Tuono del bene. Spero sia così la 'musica' della mia vita, giorno per giorno, a favore dei giovani e dei bambini del Centro Educacional Dom Bosco di Natal - Gramoré e del popolo di Dio.
Età?
Sempre più giovane... già ho sommato 63 primavere, giornate di sole e di luce, con quella brezza che accarezza il volto, la vita e l'anima.
Patria?
Italia, perché i registri e i documenti così dichiarano. Ma nel mio cuore sono felice cosmopolita perché dove sta don Bosco io starei con lui.
Formazione?
I sogni sono stati molti e determinarono la mia formazione... falegname, muratore, giardiniere, pittore, cuoco, organizzatore di eventi, intrattenitore e buffone, giocoliere e comico. Formazione in gestione amministrativa, Diploma di Magistero, Licenza in Filosofia e Licenza in Teologia con specializzazione in Teologia Spirituale, corso di vigile del fuoco e insegnante di educazione fisica... quanto basta per sorridere ed essere felice.
Quando hai capito che volevi seguire la vocazione e hai deciso di rinunciare a tutto per servire?
La vita è permeata di sapori, suoni, colori, sogni ed emozioni. Dio mi ha dato un particolare gusto, il gusto per le relazioni come l'incontro, e soprattutto, il desiderio e il gusto di fare i bambini e i giovani felici. Pensando al mio futuro, desideravo di diventare psicologo, avvocato, interprete, un mezzo pasticcio insomma.
Con questi pensieri segreti mi sono imbattuto per caso, a 22 anni, in una fotografia che ancora oggi conservo gelosamente appesa a una parete del mio ufficio: è la foto di una bambina che non ho mai visto, mai incontrato, con un'espressione che sembrava dire: “Chi si prenderà cura di me?”. Sembrava un interrogativo diretto a me, percettibile nel suo sguardo triste. Nel mio cuore subito è sbocciata la risposta: “Non preoccuparti, io stesso mi prenderò cura di te.”
Era una ragazza della nostra America Latina (Bolivia o Perù, credo)... e io oggi sono qui, in America Latina, in questo grande e festoso Brasile.
Sei prete da trent'anni. Quale sentimento e quali pensieri accompagnano questo traguardo?
In primo luogo un sentimento indicibile di viva e profonda gratitudine al Signore per questo dono grandioso e gratuito che mi ha associato intimamente, vitalmente e per sempre al suo sacerdozio! Interpellato dallo sguardo di quella bambina (il mio Angelo Risvegliatore), mi resi conto (senza rendermene conto) che questo appello risvegliò in me il sì della mia vita, un sì che voleva vedere fiorire il sorriso di quella bambina e il sorriso di tutti i bambini che avrei incontrato sul mio cammino. Fu così che Dio piantò nel mio giovane cuore il seme definitivo del mio sì a Lui, al mio “Angelo Risvegliatore” e a tutti i bambini e giovani che chiedono felicità e santità.
Fu in questo clima appassionato e pieno di fervore che la Provvidenza mi fece incontrare don Bosco: io chiedendo aiuto per sviluppare il mio sì e lui (don Bosco) chiedendo il mio aiuto per concretizzare il suo sì. Diventammo amici!
Celebrare l'Eucaristia è abbracciare l'umanità, il mondo e le sue necessità, le sue speranze.
Come e quando il lavoro del Centro Educativo Don Bosco Gramoré è entrato nella tua vita?
Penso che Dio mi abbia dato una forte tirata di orecchi che mi ha portato qui a Natal in Brasile, nel Centro Educacional Don Bosco, mentre lavoravo come economo e amministratore del Centro di Studi di Teologia a San Paolo (Brasile). Direttamente fu padre João Carlos Ribeiro (per il quale nutro grande stima), esimio cantante Gospel e fino al 2009 Ispettore dei Salesiani del Nord Est del Brasile, che Dio scelse come strumento.
Padre João Carlos nel corso di tre anni di santa pazienza e delicatezza (2006-2007-2008) mi chiese, con una semplice letterina, la mia disponibilità a questa missione dove la “messe è molta, ma gli operai sono pochi”. Non potevo più tergiversare nella risposta... sì, vado... no, non vado. Fu così che nel luglio 2008 decisi di visitare la Provincia salesiana di Recife (più per far finta che consideravo seriamente l'invito che per vera convinzione...).
Quale fu lo shock nel vedere che oltre alle braccia mancavano anche molte altre cose. Visitai anche il CEDB. Non mi resi conto di quello che incontrai. Tornai a San Paolo più con punti interrogativi che certezze. Ma caddi di nuovo nella rete dell'amore ed eccomi qui, felice, nel CEDB di Natal, dal 24 Gennaio 2009.
Capito? 24 (giornata dedicata a Nostra Signora Aiuto dei Cristiani) e gennaio (mese dedicato a don Bosco), immerso nell'atmosfera vivificante della bella devozione del nord-est del Brasile, per festeggiare il mio grande Padre, Amico e Maestro don Bosco.
Come hai vissuto il periodo iniziale nel centro?
È stato un periodo di sola gioia! Se la lotta è stata grande e silenziosa, i risultati conseguiti ripagano mille volte gli sforzi e la dedizione impiegati per raggiungere i nuovi traguardi. Vedere un futuro possibile è dono dall'alto, che sa trasformare l'impossibile. Nel 2009, l'anno del mio arrivo a Natal - Gramoré, il numero di bambini e dei giovani assistiti nel CEDB oscillava tra 200/250 con frequenza quotidiana (Oratorio, Qualificazione Professionale, Apprendistato o Primo Impiego). Nel 2010 abbiamo lanciato (solo nel segreto del cuore di Dio e di don Bosco) la sfida di conquistare l'obiettivo di 600 bambini presso l'Oratorio, proponendo la ormai famosa CARICA dei 600! che successivamente si trasformerà nella CARICA dei 600 + 1!
L'obiettivo delle 600 unità sarà sorpassato nel 2013 raggiungendo quota 800 presenze.
Oggi, nel 2015, l'Oratorio accompagna la bellezza di 1200 presenze dei piccoli del Progetto La CARICA dei 600+1! e altri 200 nel Progetto Giovane Apprendista; contando i 500 tra giovani e adulti dei Corsi Professionali e i 100 anziani inseriti nel Progetto di 'Inclusione Digitale', i conti sono presto fatti: sono 2000 persone accolte nelle braccia paterne di don Bosco!
È il nostro regalo di gratitudine a don Bosco in quest'anno del bicentenario della sua nascita! E il regalo di gratitudine a don Bosco è stato che lui ci ha insegnato che per i giovani non dobbiamo risparmiare nessuno sforzo, ma dedicare la nostra vita fino all'ultimo respiro! Pertanto ci consegniamo felici nel caldo abbraccio del Padre, Maestro e amico dei giovani, che rende questa casa di don Bosco un posto di gioia e di speranza!
Quali sono le maggiori difficoltà?
È una domanda che vale oro, perché l'oro si prova nel fuoco e dal momento che qui si vuole la vera felicità e la vera gioia non possono mancare le difficoltà, come fuoco ardente che purifica, sceglie ed esalta la preziosità della nostra gioventù.
Qui abbiamo giovani da 18 carati! E non è un'esagerazione. Si incontrano nei nostri cortili, nelle nostre aule, nei nostri ambienti. Percepiamo rispetto, impegno, amicizia, collaborazione. Qui è un paradiso salesiano, vivacizzato da una grande truppa numerosa e felice.
Volete conoscere una domanda affascinante posta alla mia attenzione? Una giovane studente mi ha chiesto: “Come faccio per rimanere per sempre in questa casa?». È o non è un paradiso? E le difficoltà? Chi le ricorda? Esse esistono, ma sono parte della costruzione dei risultati positivi che sono sotto gli occhi di tutti.

ATTRAVERSO GLI OCCHI DI UNA VOLONTARIA
Più che vedere con gli occhi al Centro Educacional Dom Bosco si sente con il cuore. Le emozioni sono moltissime non appena si varca la soglia, non appena si incrociano gli sguardi dei bambini, non appena i loro visi si illuminano con un sorriso, non appena si iniziano ad ascoltare le loro storie, non appena si riceve un loro abbraccio. Sono state solo 2 le settimane trascorse nella missione di Natal ma sono ancora vivide nel mio cuore e lo saranno per sempre. Un'esperienza di profonda umanità in cui cadono tutte le barriere e si comprende profondamente che i legami umani sono l'unica cosa che davvero conta in questa vita. A colpirmi sin da subito è stata la moltitudine di bambini che già alle 7 del mattino arrivavano magari dopo aver camminato per un'ora. Questo era il chiaro segnale che quegli sforzi valevano la pena e che al CEDM si trova qualcosa di speciale. La dedizione e il forte impegno degli educatori mi ha toccata. Le lacrime che scorrevano sui loro visi quando mi raccontavano storie forti di qualche bambino trasmettevano il loro assoluto coinvolgimento e il forte desiderio di aiutarli ad avere una vita migliore.
Padre Giacomo è la vera anima, è presenza, è un uomo di poche parole, mille abbracci, azioni concrete e tante idee strampalate che fanno divertire i bambini. Ad ogni pasto presenzia nel refettorio come una madre che si assicura che i propri figli si nutrano adeguatamente e crescano sani; proprio per questo spesso lo si vede girare vestito nei modi più impensabili con una cesta di pane da distribuire a chi ha più fame. Ma c'è una parola che va a braccetto con lui: pirulito! La distribuzione dei lecca lecca, pirulitos in portoghese, è un vero e proprio rituale intriso di un profondo significato simbolico. Attraverso il gesto del donare questo dolcetto padre Giacomo dice a ogni bambino: per me tu esisti, sei unico e prezioso. Questo riconoscimento è fondamentale per ogni essere umano che per esistere ha bisogno che l'altro glielo dica e glielo dimostri. Gli sforzi incessanti di questo uomo così semplice ma così ricco continuano a ispirarmi ogni giorno.
(Alessia Andena)