I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

P. CROOKER; foto: DON BOSCO MISSION BONN / ICHTV_PATRICIO CROOKER

Traduzione di Marisa Patarino

Dalla strada a una nuova vita

Fernando è vissuto a lungo per le strade della metropoli boliviana di Santa Cruz.
Fame, droga e violenza lo accompagnavano ogni giorno. Ora questo ragazzo di 16 anni ha deciso di cambiare completamente vita e si è trasferito al “Techo Pinardi”, una residenza dei Salesiani di don Bosco. Era stato qui più volte e aveva cercato di cominciare una nuova vita, ma era sempre tornato sulla strada. Questa volta però vuole farcela!

Il sole tramonta all'orizzonte, c'è una forte umidità e il traffico continua ad aumentare. Innumerevoli ragazzi di strada si accalcano a un incrocio tra le strade principali di Santa Cruz. Molti di loro sniffano “Clefa”, una colla che funge da droga e fa dimenticare la fame, il dolore e la stanchezza.
Anche il sedicenne Fernando è vissuto per molti anni per le strade di Santa Cruz. Al momento si trova in una delle case di don Bosco della metropoli boliviana.
Come la maggior parte dei ragazzi di strada, anche Fernando proviene da una famiglia povera di una delle zone periferiche di Santa Cruz. Non ha mai conosciuto sua madre. Ha pochi contatti con il padre, un meccanico di auto. Lui e suo fratello sono cresciuti con una zia.
«Voglio cominciare una nuova vita», dice nella casa in cui abita ora, il “Techo Pinardi”, un istituto per adolescenti che vivono per strada. È la terza volta in cui Fernando torna al Don Bosco. Questa volta fa davvero sul serio. «Vorrei trovare un lavoro e poter acquistare qualcosa che mi piace», spiega.

La vita nella strada è difficile
Il “Techo Pinardi” si trova al centro di Santa Cruz. Un alto muro di filo spinato circonda la casa e una robusta porta di metallo custodisce l'ingresso. Dietro la porta si cela un bel cortile interno con grandi alberi e molto spazio per giocare a calcio. Ogni stanza del pensionato è dotata di sei letti a castello.
Fernando ha deciso da solo di tornare al Don Bosco. «Non volevo più stare per strada. Qui si vive molto meglio», confida. Al pensionato i ragazzi ricevono gratuitamente la colazione, il pranzo e la cena. Vengono loro consegnati abiti puliti e possono fare la doccia. Per strada Fernando dormiva su una scatola di cartone ripiegato, come i suoi amici. I ragazzi a volte dormivano in un albergo a ore a buon mercato, dove fino a dieci ragazzi condividevano una camera per l'equivalente di circa tre euro a notte.
La vita per strada è difficile. Fernando spiega: «Bisogna sempre trovare denaro per mangiare qualcosa. Non siamo graditi a nessuna delle persone che ci circondano». Come la maggior parte dei suoi amici, Fernando lavava i vetri delle auto. I ragazzi lavoravano giorno e notte, finché avevano denaro a sufficienza per un albergo, per comprare droga o indumenti. Nelle giornate favorevoli Fernando guadagnava tra 15 e 20 euro. In genere spendeva due euro al giorno per acquistare sostanze stupefacenti, tra cui la marijuana, la sua droga preferita. «La maggior parte dei ragazzi di strada beve alcol e assume droghe pesanti come il crack», spiega uno psicologo del “Techo Pinardi”. Alcuni ragazzi di strada arrivano e poi se ne vanno subito. Non resistono senza droga. Anche Fernando avverte spesso il desiderio di assumere sostanze stupefacenti e di “sballare”. Questa volta però non vuole cedere.
Nella Casa Don Bosco i giovani devono svolgere ogni giorno determinati compiti. Aiutano a preparare la prima colazione, apparecchiano la tavola e lavano i piatti. Si occupano anche della cucina e dei bagni. Hanno però anche tempo per giocare a calcio, l'attività preferita di Fernando. «Se potessi esprimere un desiderio, vorrei che qualcuno dalla Germania ci mandasse un buon pallone per giocare a calcio! Sarebbe fantastico», dice sorridendo.
Il sacerdote salesiano Ottavio Sabbadin ha fondato 25 anni fa a Santa Cruz l'istituto per i ragazzi di strada e ancora oggi si impegna per loro. Il sacerdote italiano ritiene che la ragione principale del gran numero di ragazzi di strada a Santa Cruz sia l'emigrazione sempre più massiccia di famiglie dalla campagna alla città. Spesso arrivano a Santa Cruz 50 persone al giorno. Sperano di trovare qui una vita migliore, un lavoro. Le probabilità di riuscirci sono però scarse.

La storia di Freddy Mogro
Il “Techo Pinardi” all'inizio era un punto di riferimento per i ragazzi di strada. I ragazzi e i ragazzi vi ricevevano qualcosa da mangiare, potevano lavarsi e dormire. Don Ottavio riscontrò però che non bastava. Aprì dunque la Casa Don Bosco per 24 ore, sette giorni alla settimana. «Di notte la strada è sempre stata molto pericolosa. Ormai lo è anche di giorno», spiega il Salesiano. La Congregazione gestisce complessivamente sei dormitori per ragazzi e giovani a Santa Cruz. Le case sono state costruite con l'aiuto dell'Italia e della Germania. Non è arrivato alcun sostegno da parte del governo o delle istituzioni della Bolivia.
Don Ottavio ritiene che sia importante costruire relazioni con i giovani. «Sono convinto che una persona sia felice quando è amata e che possa anche ricambiare questo amore. Questo è lo scambio perfetto», dice. Ritiene che la sua opera sia soddisfacente se riesce a condurre un giovane sulla buona strada. Prova un'immensa gratitudine quando i giovani che ha aiutato in passato gli presentano la loro famiglia e gli chiedono di battezzare i loro ragazzi. Alcuni di loro tornano anche al pensionato a prestare il loro aiuto.
Un grave problema a Santa Cruz è quello delle bande giovanili. Molti ragazzi e giovani che vivono per strada si aggregano in gruppi. «Non si tratta più soltanto di bande, ma sono anche diventati più violenti. Soprattutto, si rivolgono a tutte le età», dice don Ottavio.
Fernando non ha mai fatto parte di una banda, ma con i suoi amici era regolarmente implicato in giri di furti. Sono stati spesso coinvolti in risse e hanno avuto conflitti con la polizia. «Soprattutto per i ragazzi più piccoli, vivere per strada è molto difficile. Devono essere protetti dai bulli», spiega Fernando. Il sedicenne ha vissuto anche esperienze molto negative. Accoltellamenti e inseguimenti in auto, in aggiunta ad alcune vicende di cui preferisce non parlare.
Anche Freddy Mogro, come Fernando, era un ragazzo di strada e ha abitato al “Techo Pinardi”. Il giovane ha trovato la sua strada e ora lavora come educatore nel “Barrio Juvenil”, un altro pensionato di don Bosco per i giovani. «Quando sono entrato per la prima volta in questa struttura, quasi tutti i volti che ho visto mi erano familiari. Avevo conosciuto molti di quei ragazzi per strada», ricorda Freddy. «Mi sono subito trovato bene qui al Don Bosco! Ho anche potuto conoscere persone nuove, come i volontari provenienti dalla Germania, dalla Spagna e dall'Italia». Avvertiva però ancora un gran desiderio di tornare per strada. Ha dovuto compiere diversi tentativi, prima di decidere di condurre una vita “normale”. Ora Freddy, che ha 23 anni, oltre a svolgere il suo lavoro presso il Don Bosco, studia. È un ottimo educatore e lavora con successo tra i ragazzi. Ritiene che questo risultato sia anche dovuto alla sua passata esperienza di bambino di strada: «Molti ragazzi di strada mi conoscono e sanno che io ho il loro stesso destino. Questo crea fiducia!».
Fernando è tornato al “Techo Pinardi”. Vuole dare un'opportunità alla sua vita. Molti altri ragazzi e adolescenti non hanno ancora compiuto questo “salto”. Don Bosco li accompagnerà. Tutti meritano una possibilità.