I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CHE COSA PENSANO I GIOVANI

CLAUDIA GUALTIERI

Qual è il tuo sogno?

“I giovani d'oggi” ci sono eccome. Sono lì, nascosti dietro un banco di scuola ad assorbire quanto di più importante è ritenuto dalla società. I giovani ci sono e hanno una voce, perché anche se non sembra questa voce è fatta di pensieri, di opinioni, di sogni, di idee.
Raccontare. È questa la parola chiave, raccontare.
I giovani hanno bisogno di raccontarsi, hanno bisogno di qualcuno che dica loro «dimmi cosa pensi, dimmi tu chi sei e chi vuoi essere».

In ogni numero del Bollettino lasciamo uno spazio per loro.

Alessio: «Io resto nella mia terra»
Probabilmente, preso dal tempo che passa e dagli impegni che ogni giorno la vita mi mette davanti, non ci ho mai pensato seriamente! Così, adesso che mi si presenta questa possibilità, ho deciso di fermarmi e rifletterci un po' su, al fine di rispondere in maniera soddisfacente a questa “domanda da un milione di dollari”. Perché da un milione di dollari? I più potrebbero dire “beh Ale devi solo dire ciò che vuoi che accada, che ci vuole”. In realtà, a mio modo di vedere le cose, un sogno non è un desiderio da esprimere come se si avesse davanti il genio della lampada. Un sogno caratterizza l'esistenza di una persona, la innalza e la mette di fronte a delle scelte chiare, precise e concise, senza lasciar spazio a tentennamenti o indecisioni varie. È il banco di prova su cui ogni uomo decide di impostare la propria vita (vedi don Bosco). È per questo che non si può essere scontati quando si deve capire su che cosa sognare. Bene, dopo questa lunga ma doverosa premessa, si può rispondere alla tanto agognata domanda. Risponderò secondo quello che sento in questo momento, lasciandomi trasportare dalle emozioni che mi suscita, senza essere un freddo e cinico “spettatore della realtà”. Già, perché in questo periodo sento spesso frasi del tipo “il futuro è fuori da qui” o “rimanendo in Calabria non combinerai nulla” o ancora “non vedo l'ora di andar via da qui”. Tutte frasi che esprimono bisogni, necessità e se vogliamo anche stati d'animo. Perché spesso ciò che succede intorno a noi condiziona le nostre risposte. Soprattutto qui al sud, dove la visione delle cose è ristretta a ciò che succede nel vicinato, assoggettata a una mentalità di paese, dove si preferisce lasciare la propria terra piuttosto che mettersi in prima linea per un futuro migliore. Alla luce di tutto questo il mio sogno è trovare e radunare sempre di più quei giovani che, come me, hanno a cuore la propria terra e vogliono valorizzarla per quello che ha da offrire, senza invece abbandonarla al proprio destino, ricordandosene magari solo quando chi è al potere ne fa ciò che vuole e la TV la mette dentro fatti di cronaca, parlando di 'ndrangheta o di altre cose illegali. Io faccio parte di quei giovani che nel Sud hanno visto, oltre che la terra dove sono nati e cresciuti, anche un posto da innalzare e da mettere al pari di altre zone d'Italia per bellezza e sviluppo. Sono di quelli che, con lo sguardo al futuro, lottano quotidianamente perché il sud non rappresenti solo la punta dello stivale, ma diventi ben presto una solida realtà dove maturare. So che non sarà facile coltivare questo sogno, perché i sogni importanti non sono mai semplici, ma non mi tiro indietro. Difficile non vuol dire necessariamente impossibile. Già siamo in tanti ma so che possiamo essere sempre di più. Dopotutto al Sud abbiamo “la testa dura come un muro, ma un cuore grande come il mare”.

Giulia: «Sogno di indossare un camice bianco»
Il mio sogno non è la pace nel mondo o immaginare un mondo senza guerra. Anche se vorrei davvero che queste cose si realizzassero e che ci fosse uguaglianza per tutti, ma da sola come potrei riuscirci? Credo che la domanda sia un po' soggettiva e allora cerco dentro di me che cosa voglio un domani dalla mia vita.
Sogno di indossare il camice bianco, ma non tanto per essere orgogliosa di me stessa per essere diventata un medico, ma principalmente per far capire agli altri che un modo per guarire esiste. E non è la medicina o l'operazione, oddio quelli aiutano, sì, ma soprattutto è la voglia di guarire, l'intenzione di vedere il positivo in ogni circostanza e non buttarsi giù già dall'esito di un esame.
Magari non riuscirò in questo, ma almeno il camice bianco deve essere mio.

Katia: «Voglio realizzare qualcosa per i bambini»
“E vissero felici e contenti”... è la frase con la quale di solito si concludono le fiabe. Questa felicità, della quale si parla, è l'espressione del desiderio che si realizza, di quel sogno che si esaudisce, infatti: “I sogni son desideri... di felicità!” (Cenerentola). Il fine di un sogno che si realizza è proprio quello di portare felicità, perché è qualcosa che si insegue fino alla fine, quando poi si scopre che è valsa la pena di lottare.
A differenza delle fiabe, però, nella vita reale non è così semplice. Si affrontano prove e si superano ostacoli, ma alla fine se si è convinti che veramente quel sogno è importante, si raggiunge.
Io amo i bambini e il mio sogno è realizzare qualcosa per loro e per la loro felicità.
Magari indossare un camice da pediatra e sentire il battito del loro cuore o essere una brava logopedista per aiutarli a pronunciare correttamente le parole.
Dare una mano a quei piccoli bambini meno fortunati di altri attraverso una giusta assistenza e chissà, magari un giorno fare un grande passo, trovando una giusta cura per le loro malattie diventando una genetista.
Ma tutto ciò senza mai perdere il sorriso, perché è il primo elemento del quale un bimbo si innamora!