I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

B.F.

La finestra delle camerette

Sono la finestra di un posto unico, che migliaia di persone visitano con commozione ogni anno.
Sono una delle finestre delle camerette di don Bosco a Valdocco.
Proprio qui, dietro di me si radunarono quei primi giovani pieni di sogni, che si fecero da subito chiamare “Salesiani”.
Qui, ho sentito Domenico Savio dire a don Bosco che voleva farsi santo. Ho visto il chierico Rua, prostrato davanti a don Bosco, promettergli di donare la sua vita per vivere per primo da salesiano.
Alla sera tardi don Bosco si fermava qualche volta sul balcone davanti a me a contemplare il cielo stellato e, immemore della stanchezza, tratteneva i chierici che lo avevano accompagnato parlando dell'immensità del creato, dell'onnipotenza e della sapienza divina.
Laggiù, dove adesso c'è l'altar maggiore della Basilica di Maria Ausiliatrice, sorgeva il famoso gelso, sul quale egli salì più volte per salvare dal pericolo di una caduta tanti ragazzi, tra cui Reviglio, che era rimasto lassù mezzo tramortito, e che poi fu il primo dei suoi allievi a raggiungere il sacerdozio.
La sera era il momento più bello. Alla sera, i ragazzi tornavano dalle scuole di don Picco e di Bonzanino, e gli artigiani dalle officine, si affacciavano in cucina con la scodella in mano aspettando che don Bosco, con il suo grembiale e con il mestolo in mano, versasse loro la minestra.
Un po' più avanti, subito oltre l'antica Via della Giardiniera, nella bella stagione don Bosco si sedeva per terra, circondato da una folla di giovani, avidi di ascoltarlo.
Qui, sotto di me, c'era l'orticello di Mamma Margherita, e attorno al misero steccato si facevano le devote processioni con la statua di san Luigi o della Consolata, e accanto alla statua, con la torcia in mano, si videro spesso anche il marchese Gustavo e il conte Camillo di Cavour.
Quando fu edificato il porticato che vedete laggiù, su una predella traballante don Bosco dava le sue gustosissime “buone notti” ai suoi figli
che lo ascoltavano incantati.
Quante volte don Bosco spalancò le mie ante per far cadere bigliettini, con consigli e ammonimenti, sul capo di questo o di quel ragazzo.
E tutti azzeccati!
Non è pioggia quella che scorre sui miei vetri. Anche le finestre piangono. Quello che vedete qui, proprio dietro di me, è il letto da cui don Bosco spiccò il volo per il cielo, al suono dell'Ave Maria, mormorando che aspettava tutti in Paradiso. Forse anche la sua povera finestra.