I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

Signor Giuseppe Canesso

Salesiano Coadiutore

Morto a Roma il 6 febbraio 2016, a 82 anni

Il signor Canesso è tornato alla Casa del Padre all'età di 82 anni, dopo una breve malattia e dopo aver speso tutta la vita al servizio della Chiesa nella Congregazione Salesiana.
Giuseppe nasce in una terra feconda e generosa di vocazioni salesiane, Loria in provincia di Treviso: terra alla quale è restato legato fino agli ultimi giorni della sua vita, come ha ricordato nell'omelia tenuta per la celebrazione esequiale a Bessica di Loria, il parroco don Alessandro Piccinelli: “Non posso dimenticare l'affetto e l'attenzione che Giuseppe ha dimostrato verso la sua comunità, verso i suoi parroci e verso tutti coloro che hanno avuto bisogno in questi anni di essere accolti e accompagnati nelle occasioni in cui siamo andati a Roma. Infatti fu il suo parroco che, assieme a don Matteo Brustolon, lo guidò verso la vita salesiana. Ricorda don Sergio Pellini, Direttore della Tipografia Vaticana: “È entrato nella Congregazione Salesiana il 16 agosto 1951 all'età di 18 anni, coinvolto dal suo parroco e da un 'cercatore di bravi giovani' don Matteo Brustolon. Giovani disponibili ad accogliere pane, lavoro e paradiso, con determinazione. Partì, quindi, per il Piemonte facendo il noviziato a Villa Moglia, vicino ai luoghi dove è nato don Bosco, ed emise i suoi primi voti un anno dopo. Nel 1957 farà la sua professione perpetua consacrandosi tutto al Signore e dedicandosi alla salvezza della gioventù con grande dedizione nel lavoro al Colle Don Bosco dove resterà fino al 1982. Inizierà prima come falegname, poi come fotomeccanico ed infine come direttore tecnico della tipografia. Qui sarà apprezzato e stimato per la sua grande laboriosità e i rapporti umani caratterizzati da forti amicizie con exallievi ancor oggi riconoscenti”.
Il signor Giuseppe, anzi il “Commendator” Canesso, ha donato alla Congregazione tutta la vita, sentendosi vero “figlio di don Bosco” laddove la Divina Provvidenza lo aveva chiamato nell'obbedienza religiosa. In particolare, i 31 anni trascorsi alla Tipografia Vaticana hanno lasciato un segno indelebile in lui, nei confratelli e nei collaboratori laici. Scrive di lui don Elio Torrigiani, che da Direttore ha condiviso con il sig. Canesso 18 anni di vita nella Tipografia Vaticana: “Appartiene a quelle generazioni di confratelli formatisi al Colle Don Bosco dagli anni '50 ai '90 del secolo scorso nel magistero, che fu incomparabile scuola di vita religiosa salesiana e di altissima professionalità tecnica. Di grande rilievo fu la sua presenza alla Tipografia Vaticana negli anni dall'83 al 2013. In quel periodo vi furono notevoli cambiamenti tecnici e nuovi sviluppi ai quali dette valido sostegno attraverso la sua riconosciuta capacità e sicurezza professionale. Il sig. Giuseppe Canesso ha interpretato il suo servizio in Vaticano vivendo a strettissimo contatto con i suoi tecnici e operai, che per lui erano 'i ragazzi di Don Bosco', ai quali in pratica ha dedicato con semplicità e serenità la sua vita. Ogni giorno ricominciava da capo, con la sua alacrità e la determinazione come se fosse il primo giorno. Un binomio eccezionale, la bontà e la competenza, gli hanno guadagnato la stima, il rispetto, la confidenza di tantissime persone, per molte delle quali è stato un confidente e spesso una autentica guida spirituale”.
Nel 2012 fu trasferito nella comunità delle Catacombe di San Callisto. Nella terra impregnata dal sangue dei primi Martiri, il signor Giuseppe ha vissuto gli ultimi anni della sua vita, trasmettendo a tutti, confratelli collaboratori e amici, serenità e profonda spiritualità. La sua accoglienza alle persone era unica, e si è fatta ancor più concreta - a San Callisto come prima in Vaticano - nell'abbellire la nostra casa con piante di ogni tipo, rendendola così sempre più gentile ed accogliente, così come lui era gentile ed accogliente con tutti.
Nella sua vita il commendator Canesso ha saputo unire qualitativamente ed in maniera indissolubile la profonda vita religiosa e salesiana, la preparazione e capacità tecniche, l'attenzione alle relazioni e la disponibilità verso tutti. Per questo il legame è rimasto stretto con tanti, come ricorda ancora don Sergio Pellini: “Accolto, amato e ben voluto fin dai primi giorni dai suoi confratelli non ha nemmeno perso il legame con tanti colleghi di lavoro, monsignori, prelati, exallievi ed amici con i quali aveva stretto amicizia profonda e leale”.