I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

GIOVANI PROTAGONISTI

CHIARA BERTATO

Tra maturità e Olimpiadi, la storia di una ragazza che non indietreggia mai

Bebe che adora le sfide

«Faccio parte del quattro per cento delle persone che sopravvive dopo essere stata colpita da una meningite fulminante... come posso non avere voglia di vivere?»

Sui “social” si racconta così: «Ciao Mondo!!! Sono Bebe e sono una ragazza fortunata. Vi ricordate di me?!? Ma sì, dai, sono quella ragazza che ama la scherma e da piccola sognava di diventare una campionessa. Ho cominciato a tirare a 5 anni, ero brava ma buffa da morire, la maschera mi stava enorme e mi ballava in testa. Però la scherma mi piaceva troppo...
Per una brutta malattia hanno dovuto amputarmi le braccia e le gambe. È stata molto dura e ho sofferto veramente tanto! Per fortuna sono riusciti a salvarmi i gomiti e le ginocchia, così oggi con le protesi riesco a fare un sacco di cose e, soprattutto, ho ripreso a tirare di scherma! Ho ricominciato in carrozzina, infilando il fioretto nel braccio. All'inizio non ero molto convinta, pensavo fosse un po' da «disabili» e invece... è ancora meglio!!! È diverso perché le carrozzine sono bloccate su una pedana, sei davanti alla tua avversaria e non puoi indietreggiare, puoi solo attaccare, e a me piace attaccare!»
Una piccola peste munita di fioretto, ecco chi è Beatrice Vio. A 19 anni Beatrice è la campionessa mondiale di fioretto individuale paralimpico in carica. Ha passato l'estate tra i libri per il diploma di arte grafica e comunicazione all'Istituto Salesiano San Marco di Mestre e la preparazione atletica per Rio de Janeiro.
La scherma le si presenta per caso, ma è amore a prima vista. E la bambina bionda sale in pedana fino a quando ha 11 anni. La febbre le fa saltare qualche allenamento, poi il ricovero. È meningite acuta e Beatrice subisce l'amputazione di entrambe le gambe sotto il ginocchio ed entrambe le braccia sotto il gomito. Dopo 104 giorni di ricovero, cui seguono riabilitazione e centri protesi, Bebe, come la chiamano a casa, a Mogliano Veneto (TV), può tornare alla sua vita, riprendendo tutte le sue attività con grande passione e nuovo slancio.
Da dove viene la tua potentissima voglia di vivere?
Come dico sempre, ed è diventato un po' il mio motto, la vita è una cosa fantastica! Purtroppo molte persone si abbattono facilmente quando si trovano davanti a degli intoppi, non si rendono conto che a tutto c'è una soluzione! Il segreto è porsi continuamente degli obiettivi, raggiungerli e, la volta dopo, puntare ancora più in alto. Bisogna mettersi in gioco e non mollare mai! Io faccio parte del quattro per cento delle persone che sopravvive dopo essere stata colpita da una meningite fulminante... come posso non avere voglia di vivere?
Beatrice è una ragazza del suo tempo: ama i tacchi, fa selfie ed esce con gli amici. Ha anche la sua pagina Facebook su cui racconta vittorie, incontri e vita quotidiana. Proprio una di queste foto dell'ordinario è fitta di volti sorridenti: mamma, sorellina, nonno, papà e fratello. Poi commenta: “La famiglia è il dono più grande che abbiamo, la nostra forza, il nostro sostegno... GODIAMOCELA”.
Come racconteresti la tua famiglia?
La mia famiglia è la mia forza, noi ci consideriamo una vera e propria squadra dove ogni componente è essenziale ed ha un compito ben preciso da svolgere! Non so come avrei fatto durante quei 104 giorni in ospedale senza mamma Teresa, papà Ruggero, mio fratello Nico e mia sorella Sole. Ancora più importanti lo sono stati nei periodi in cui mi facevano le medicazioni a carne viva e i trapianti di pelle... lì sì che era doloroso, ma è stato tutto più facile e sopportabile grazie a loro! Ora in famiglia è arrivato anche Taxi, un cocker spaniel di due anni, lui è il nostro fratellino più piccolo ed è il cocco di tutti!
E lo sport, altro ingrediente fondamentale della tua ricetta di vita, che ruolo ha avuto nella giovane che sei oggi?
Nella mia vita ci sono tre S, lo sport è una di queste insieme alla scuola e allo scoutismo. Pratico scherma dall'età di 5 anni, è stato amore a prima vista! Lo sport è sempre stato un elemento fondamentale, aiuta a crescere più forti sotto tanti punti di vista, ogni giorno ti mette davanti a qualche sfida e fa sì che vi sia sempre un nuovo obiettivo da raggiungere. La cosa che desideravo più di tutte dopo l'amputazione era ricominciare a praticare scherma, non avrei più potuto farlo in piedi bensì in carrozzina e all'inizio pensavo che fosse molto più noioso. Poi, invece, ho cambiato idea, è più bello in carrozzina perché non puoi indietreggiare, non puoi far altro che affrontare l'avversario! Con i miei genitori, però, ci siamo resi conto che lo Stato sovvenziona solamente l'acquisto delle protesi di tutti i giorni e non di quelle sportive che sono davvero molto costose. Così mia mamma e mio papà hanno deciso di fondare un'associazione onlus che ha lo scopo di “stanare” i ragazzi amputati per far vedere loro che possono godere della bellezza della vita anche praticando attività sportiva.
Sei una exallieva di don Bosco. Che cosa ti piace di questo santo?
Esatto, ho frequentato l'Istituto Salesiano San Marco di Mestre e di don Bosco mi piace il fatto che nella sua vita abbia deciso di avvicinarsi ai giovani meno fortunati perché sono coloro che hanno più bisogno di essere amati ed aiutati.
Giochi Senza Barriere è l'evento benefico organizzato annualmente da Art4sport ONLUS, associazione che vede Bebe impegnata in prima linea. Scendono in campo bambini e ragazzi con protesi d'arto.
Il gioco è una cosa seria allora?
I Giochi Senza Barriere sono una manifestazione a scopo benefico che organizziamo per promuovere l'associazione, tipo i Giochi Senza Frontiere di un tempo, ma ancora più divertenti! Il gioco per me è una cosa serissima, sia per i bambini sia per gli adulti. È un elemento fondamentale della vita, non bisogna mai prendersi troppo sul serio, ogni tanto è indispensabile divertirsi un po' sennò sai che noia!