I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

ROBERTO DISSEGNA

Mezzano di Primiero

Una piccola grande incantevole presenza che da cinquant'anni irradia lo spirito di don Bosco.

Una vallata trentina tra le Dolomiti delle Pale di S. Martino e le Vette Feltrine, chiusa tra il Passo Rolle (m 2000), il Passo Cereda (m 1500) e lo “Shener”, l'unica strada di accesso dalla pianura che si snoda tra strapiombi e gallerie: questo è il Primiero-San Martino di Castrozza a vocazione prevalentemente turistica.
Sul “terrazzo” più panoramico di questa Valle è sorto l'“Istituto di Santa Croce” ad opera dei Padri Canadesi della congregazione di S. Croce.
La Valle era un tempo molto isolata, ma feconda di vocazioni sacerdotali e religiose; per questo i Padri avevano pensato ad una “scuola apostolica” con convitto, per curare eventuali vocazioni per la loro Congregazione. La costruzione rispecchia lo stile e la cultura della loro provenienza e si inserisce in modo armonico nell'ambiente di montagna.
Purtroppo la vicenda dei Padri di S. Croce si concluse dopo soli cinque anni dalla fondazione avvenuta nel 1958.
L'ispettore salesiano di allora, don Bartolomeo Tomè, con il suo fine intuito, prese l'occasione al volo, acquistando l'Istituto e destinandolo come “casa di montagna” per i salesiani studenti di filosofia (allora in numero di 70-80!). Ebbe però cura di conservare la scuola media già avviata mantenendo anche l'indirizzo di “aspirantato” fino agli anni '70.
Dopo continuò come scuola media per la Valle e dal 2003 si aggiunse la Scuola Primaria.
Oggi tra Scuola Primaria e Secondaria di 1° grado gli alunni sono 162. Pochi rispetto al numero di tante altre grandi scuole che conosciamo, ma di tutto rispetto in rapporto alla popolazione dell'intera Valle che si aggira sui diecimila abitanti.
Un primato interessante: in questo piccolo angolo del mondo c'è senz'altro la più alta concentrazione di exallievi in relazione agli abitanti. È questo un dato molto importante perché aiuta a comprendere come tante attività dell'Opera Salesiana siano organizzate direttamente dagli exallievi.

Tre domande al direttore
Qual è la più bella soddisfazione?
Mi riallaccio al discorso sugli exallievi. Essendo ritornato in questa Casa salesiana dopo trent'anni, ho trovato che oltre la metà degli attuali studenti sono figli di “miei” allievi di allora.
Quando parlo ai figli, elogio i genitori: “Tuo papà, tua mamma erano bravi, studiosi...” Quando incontro i genitori: “Fate i bravi perché altrimenti racconto ai vostri figli tutte le marachelle che avete combinato ai vostri tempi!”. C'è veramente un clima di famiglia che fa sentire tutti a proprio agio.
Come sono i ragazzi del Primiero?
La globalizzazione con i nuovi mezzi di comunicazione sociale è penetrata ovunque, non risparmiando ovviamente il Primiero, meta turistica estiva ed invernale molto ambita e non troppo lontana dalla pianura.
Non ci sono i problemi delle grandi città in cui i ragazzi non hanno spazi per loro e sono spesso lasciati a se stessi. La famiglia, pur con difficoltà, tiene ancora. Le tradizioni culturali e religiose mantengono la loro valenza. L'associazionismo è molto vivo e coinvolge i ragazzi fin da piccoli.
Ogni paese ha “adottato” i suoi missionari (molte volte primierotti) e d'estate partono gruppi attrezzati per costruire una piccola scuola o un dispensario...
Un aspetto importante è l'abitudine al lavoro manuale (“sfalciare” i prati, “fare le legne” per l'inverno... e dalla seconda superiore, farsi assumere come camerieri stagionali nei tanti alberghi). Il lavoro manuale diventa addirittura il metro per misurare la propria resistenza e le proprie capacità. La pratica religiosa risente anche qui della secolarizzazione, per cui non è facile la proposta e la formazione religiosa dei giovani.
Quale futuro dell'Opera Salesiana?
L'Opera vive già molto collegata con gli exallievi; adunano sistematicamente la loro Presidenza; oltre il “Convegno annuale” organizzano la “Festa di Don Bosco” a turno nei vari paesi della Valle.
In occasione del Bicentenario della nascita di don Bosco hanno presentato con grande successo il recital “C'è da non crederci” di I. Valloppi, tanto da doverlo replicare.
Organizzano i loro tornei di calcetto e si prestano anche per la manutenzione delle strutture della Casa. Da anni sono responsabili del GREST estivo, in cui sanno coinvolgere tanti di loro, ma anche tanto volontariato. Alcuni fanno parte anche del gruppo dei Cooperatori che s'incontrano mensilmente per la formazione e per l'Eucarestia.
Tutto questo è garanzia di futuro dell'Opera, talmente intrecciata con le vicende del Primiero da esserne ormai parte viva.
Da giugno a settembre e nel periodo natalizio la nuova costruzione del 2001 è abilitata a “Casa per ferie” con una capacità di 90 posti letto. Utilizzata per lo più da campiscuola di Parrocchie, di Oratori o di Associazioni sportive, offre un ambiente ideale per il riposo, lo sport, le passeggiate... ma anche per la riflessione e la preghiera.
I salesiani presenti attualmente al S. Croce sono sei. Coordinano la scuola, l'animazione pastorale e i gruppi formativi (ADS Leader...) collaborano attivamente con i Parroci del Primiero per garantire nei vari paesi e frazioni, sparse in montagna, e anche nelle due “case di cura”, l'Eucarestia domenicale e festiva.
Sono una presenza discreta ma apprezzata e speriamo capace di testimoniare don Bosco, in questo bellissimo angolo di mondo, che ha dato alla Congregazione ben quindici salesiani e di grande caratura: il moralista don Celso Zortea, il biblista don Nicola Loss, i due fratelli missionari Lucian: don Maurizio in Madagascar e il fratello Fabio in Etiopia, don Tullio Orler della Casa Generalizia, don Giulio Trettel insigne studioso di S. Cromazio di Aquileia...