I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

A TU PER TU

O. PORI MECOI

Incontro con don Enrico Peretti, direttore generale del CNOS FAP (Centro Nazionale Opere Salesiane Formazione e Aggiornamento Professionale)

«Vogliamo dare un futuro alla generazione perduta»

Per l'Istat c'è una «generazione perduta» nell'Italia di oggi: sono i giovani senza lavoro.
Oltre il 40 per cento di chi è tra i 25 e i 34 anni è a casa. Anni bruciati, sogni infranti, blocco sociale. Crescono i Need: tre milioni e mezzo di ragazzi che non studiano e non si formano.
I Salesiani del CNOS FAP lottano per loro.

Com'è nata la tua vocazione salesiana?
Abitavo in via don Bosco numero 1 a San Donà di Piave per cui con mio fratello gemello Paolo ero in oratorio fin da bambino. Ho vissuto l'esperienza salesiana come educazione nel quotidiano dell'oratorio, nel gruppo di Azione Cattolica e nell'animazione del cortile. Poi sempre con Paolo sono andato a Castello di Godego dove ho vissuto anni bellissimi, frequentando il Liceo statale di Castelfranco Veneto.
Quali sono state le tue esperienze precedenti?
Dopo il noviziato ho fatto tre anni di tirocinio ancora a Castello di Godego e a Udine. Durante gli studi di teologia alla Crocetta di Torino ho vissuto una bellissima esperienza pastorale all'oratorio di San Luigi. Poi due anni di specializzazione in Spiritualità Salesiana a Roma all'UPS e poi sono stato per sei anni a Udine come incaricato di oratorio e insegnante nella scuola media. A Udine oratorio molto vivace, con esperienze estive trascinanti con più di mille giovani, è nato anche il musical su don Bosco “C'è da non crederci”, replicato per ben 80 volte in giro per l'Italia. Poi sono stato chiamato a coordinare la Pastorale Giovanile dell'Ispettoria Veneta Est per sei anni nei quali ho vissuto anche la bella esperienza della Comunità Proposta, con tutta la fecondità vocazionale che può dare la comunione tra Pastorale Giovanile e animazione vocazionale. Sono tornato a San Donà, la mia casa, come direttore per sei anni in cui ho conosciuto a fondo la Formazione Professionale con grande passione educativa per ragazzi a volte poco motivati ma limpidi e alla ricerca di educatori come figure solide di riferimento. Dopo tre anni come direttore a Mestre con una comunità educativa e collaboratori ben coinvolti nel carisma salesiano alla guida di 650 ragazzi di Centri di Formazione Professionale e Istituto tecnico grafico e meccatronico e insieme come coordinatore della Formazione Professionale dell'Ispettoria e delegato dei cooperatori e degli exallievi, sono stato chiamato qui a Roma con don Mario e don Gianni a coordinare la Federazione nazionale del CNOS FAP.
Qual è il tuo compito come Direttore Generale del CNOS FAP?
C'è bisogno di un grande lavoro di coordinamento e quindi di dialogo e di conoscenza dei settori di formazione e del lavoro nelle regioni. Un aspetto non secondario è il confronto e la collaborazione con le pubbliche amministrazioni insieme con gli altri enti nazionali di Formazione Professionale. In questo momento in cui seguendo le indicazioni europee si cerca di dare fondamento a un settore che aiuta a risolvere il problema della dispersione scolastica accompagnando tanti ragazzi che non trovano nei percorsi scolastici quinquennali la loro strada e che produce occupazione in misura maggiore di tante altre realtà, si tratta di difendere la Formazione Professionale come un diritto per tutti.
È di fatto continuare l'intuizione di don Bosco che prima mandò i suoi ragazzi a lavorare presso artigiani e imprenditori amici e poi, vedendoli poco preparati al lavoro, chiese a quegli stessi imprenditori e artigiani di aiutarlo ad aprire dei laboratori nella sua casa, avviando in questo modo l'esperienza della Formazione Professionale come la conosciamo noi.
Come opera il CNOS FAP?
Il CNOS FAP è una federazione di enti ispettoriali che operano nei territori attraverso i Centri di Formazione Professionale. La Formazione Professionale è di competenza regionale per cui le legislazioni sono diverse, ma gli orientamenti generali sono condivisi secondo indicazioni del ministero del lavoro e di quello della pubblica istruzione. I singoli settori che preparano nella formazione i giovani sono guidati dall'ufficio tecnico della federazione composto dai segretari di settore e delle aree culturali di formazione.
Il criterio di fondo è “l'intelligenza nelle mani” cioè l'esperienza laboratoriale che aiuta i ragazzi ad apprendere attraverso l'acquisizione di competenze tecniche, comunicative, storico-sociologiche, amministrative e di cittadinanza.
In un mondo in cui il lavoro per i giovani è in assoluto il problema più grave, che cosa proponete?
Dove la FP è presente, opera in maniera feconda a favore dei giovani e si propone di accompagnarli al mondo del lavoro attraverso gli uffici dei Servizi al Lavoro. Sono una nuova offerta dei Centri di Formazione Professionale che raccoglie la grande esperienza dei capi laboratorio che aiutavano i giovani qualificati a trovare lavoro. Fanno incontrare la certificazione delle competenze dei giovani con le richieste del mercato del lavoro. Non è più solo il lavoro artigianale di pochi ma la strutturazione di un servizio accreditato a livello nazionale, con risorse professionali di orientamento e accompagnamento.
Il tutto si avvale di un prezioso rapporto con le principali aziende nazionali e internazionali dei settori in cui formiamo i nostri ragazzi che ci accompagnano nella proposta delle nuove tecnologie, formando anche i nostri formatori, aiutandoli ad attrezzare laboratori sempre all'avanguardia, come don Bosco voleva che fossero.
Siete consapevoli che la vostra è certamente una delle più importanti forme di apostolato?
Sappiamo che una delle domande più importanti che accompagnano l'educazione dei giovani è fornire gli strumenti per diventare adulti, autonomi e responsabili. Tutto questo è educazione alla cittadinanza, all'autonomia personale, alla dimensione religiosa, alla competenza professionale. Soggetto di tutto è la comunità che si costruisce tra educatori salesiani e laici, con le famiglie e con i ragazzi stessi, nella migliore tradizione salesiana. Sempre nella logica che riconosce l'ambiente educativo come casa, chiesa, scuola e cortile, non trascurando alcune delle esperienze vitali dei ragazzi.
Siamo convinti che un giovane autonomo e responsabile della sua vita e del suo lavoro, sarà una persona matura e un cittadino onesto e impegnato. E questo obiettivo ci permette di lavorare anche con chi è di diversa religione o cultura, ma condivide la necessità di costruire il bene comune.
Quali sono le migliori realizzazioni e le opere che vuoi segnalare?
Credo che la soddisfazione più grande sia l'affetto dei nostri ragazzi e delle loro famiglie, la soddisfazione di chi viene a mostrarci la prima busta paga e ringrazia per la pazienza educativa con cui si è sentito accolto anche dopo esperienze negative e accompagnato al suo successo educativo.
Ma altrettanto importante è il riconoscimento di grandi aziende che ci hanno scelto per accompagnare la formazione dei giovani e hanno visto nei nostri Centri di Formazione Professionale degli spazi formativi di eccellenza.
Abbiamo celebrato pochi giorni fa otto anni di collaborazione con il Tech Pro 2 della FCA-CNH che ha avviato più di venti laboratori attrezzati in Italia e più di cinquanta nel mondo. Ma potremmo continuare con tantissime (più di 70) altre grandi aziende con cui abbiamo accordi di collaborazione: Schneider, Bosch, Siemens, ENI, Heidenheim, DMG Mori...
Quali sono le tue speranze per il futuro?
Mi sembra necessario arrivare a una proposta di Formazione Professionale che risponda alla domanda di tanti ragazzi che non trovano nella scuola e nelle loro regioni le risposte adeguate. Mi auguro che tutti comprendano che la Formazione Professionale è uno spazio educativo che risponde seriamente alla domanda di occupazione formando tutta la persona e avviandola alla costruzione della propria vita coniugando autonomia e responsabilità. Che diventi insomma la Formazione Professionale una risposta complementare in un mondo educativo plurale. Guardando con gli occhi di don Bosco, credo che la Formazione Professionale sia uno spazio pienamente salesiano di educazione dei giovani, anche dei meno avvantaggiati.