I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

JOAQUIM ANTUNES

Traduzione di Marisa Patarino

«Internet non è un nemico»

La tecnologia unisce la famiglia oppure contribuisce a disgregarla? Oggi bambini e adolescenti trascorrono in media più di cinquanta ore settimanali con i mezzi digitali e la tecnologia. Molte più di quante ne dedichino all'interazione con i genitori e con gli altri. Che cosa propongono gli educatori salesiani?

Incontro con don Filiberto González, massimo responsabile della comunicazione sociale nella Congregazione Salesiana.

Come è nata la sua vocazione salesiana?
Sono nato nella città di Jalisco, in Messico, dove le famiglie sono molto unite e la fede cattolica è molto forte. Ho ricevuto la prima formazione nella scuola pubblica che si trovava davanti alla casa dei miei genitori. A un centinaio di metri di distanza c'erano la chiesa, l'oratorio e l'aspirantato dei Salesiani. Là quando avevo sei anni ho incontrato don Bosco e i Salesiani, giocando, pregando, passeggiando e servendo la Messa come ministrante. I Salesiani hanno reso molto felice la mia vita di bambino. Ho imparato anche a conoscere lo sguardo profondo di don Bosco e il suo sorriso gentile. Avevo l'impressione che guardasse me e mi sorridesse! Già da allora conquistò il mio cuore. I miei genitori lo compresero subito. Io non sapevo che cosa significasse essere salesiano, ma vedevo che i Salesiani mi guardavano e mi sorridevano con lo stesso affetto di don Bosco.
Già da allora desiderai dunque diventare come i Salesiani che incontravo all'oratorio, in chiesa e nell'aspirantato. Sono entrato in aspirantato poco dopo aver compiuto dodici anni... e sono qui grazie a Dio e a Maria Ausiliatrice!
Come si diventa Consigliere Generale di una Congregazione religiosa diffusa in tutto il mondo?
Non avrei mai immaginato di diventare Consigliere Generale della Congregazione Salesiana. Credo che tutto sia una grazia da parte di Dio, che ci sceglie per compiere la sua volontà. Ho fatto parte dei Capitoli generali del 1996 e del 2008 e sono stato eletto per la prima volta nel secondo Capitolo, quando ero Ispettore di Guadalajara - Messico. Il Capitolo generale del 2014 mi ha rieletto per lo stesso servizio per un altro mandato della durata di sei anni. Faccio parte del Consiglio Generale. Formiamo una grande squadra di fratelli al servizio della Congregazione con la guida del Rettor Maggiore. Il nostro lavoro è sempre di squadra, non ha senso svolgerlo da soli, separatamente. Ognuno dà il meglio di se stesso per la gloria di Dio e la salvezza dei giovani. Trascorriamo a Roma quattro mesi l'anno, e alcuni di noi cinque, per prendere parte a riunioni. Dedichiamo il resto del tempo a visitare opere della nostra Famiglia religiosa e a incontrare Salesiani e giovani provenienti da 132 Paesi del mondo in cui la Congregazione è diffusa.
Quanto è presente la Congregazione sulle piattaforme digitali?
La Congregazione è una realtà molto bella, molto grande e molto complessa. È un'entità dinamica e variegata contraddistinta dalla storia, dalla cultura e dalle condizioni economiche di ogni luogo. Ci sono Ispettorie molto avanzate nell'ambito digitale e altre che si stanno avvicinando lentamente a questo campo, ma tutte le Ispettorie sono convinte che le piattaforme e le tecnologie digitali siano strumenti indispensabili per il futuro dei giovani.
Possiamo immaginare don Bosco al computer?
Ho visto una foto classica di don Bosco che invece del breviario teneva fra le mani un iPad. Ne sono rimasto affascinato, perché credo che don Bosco, uomo di Dio, avrebbe usato questo strumento per consultare il breviario, la Bibbia e un'intera libreria di documenti ecclesiali. La sua creatività educativa e pastorale gli avrebbe permesso di raggiungere migliaia di giovani grazie alle nuove tecnologie.
E come sarebbe oggi l'adolescente Giovanni Bosco, se avesse Internet, smartphone, tablet e altri strumenti tecnologici?
Fin dall'infanzia Giovanni Bosco aveva un obiettivo molto chiaro: avvicinare a Dio grandi e piccoli. Per questo nell'epoca in cui viveva si serviva di funi, numeri di magia, sport, raccontava storie, ripeteva omelie, utilizzava strumenti musicali, organizzava cori e rappresentazioni teatrali. Nel nostro tempo si sarebbe servito anche delle nuove tecnologie. Sarebbe stato un adolescente innamorato di Dio, capace di trascinare, allegro, socievole, creativo, comunicativo, un buon amico, esperto navigatore in Internet, capace, prudente ed equilibrato nell'uso dei social network e di ogni genere di applicazioni.
Il futuro delle nuove generazioni si gioca davvero in questo ambito?
Le nuove tecnologie, Internet, il mondo digitale sono una realtà innegabile. Non sono un'opzione su cui si possa discutere. La società, la scienza, gli scambi commerciali, la comunicazione e anche l'istruzione scolastica praticamente dipendono da questi mezzi.
È anche vero che questo mondo virtuale sfuma sempre di più i suoi confini con la vita quotidiana del mondo reale nella vita quotidiana dei bambini e dei giovani.
Il mondo virtuale e il mondo reale sono parte di una stessa realtà umana segnata dal tempo, dallo spazio, dalle relazioni e dalla ricerca di significato, vissuti e condivisi con Dio e con gli altri. Nessuno di questi due mondi deve perdere queste dimensioni centrate sulla persona. Gli adolescenti e i giovani vanno al di là dei limiti necessari perché non ci sono genitori o educatori che insegnino loro a distinguere i due campi e li accompagnino. A volte gli stessi adulti devono essere educatori e hanno bisogno di essere accompagnati in questo ambito! A volte loro stessi sono confusi!

“Nessun telefono, tablet o applicazione potrà mai sostituire l'amore, l'abbraccio e il bacio di una madre!”

Si dice che il computer svolga il ruolo di confidente e migliore amico perché permette di raggiungere tante persone.
La mia domanda è questa: il metodo preventivo di don Bosco, che si basa sulla formazione personalizzata, trova qui un “concorrente” serio e difficile da battere?
Il Sistema Preventivo, con la sua spiritualità e la sua pedagogia, ha il suo fondamento nella qualità delle relazioni personali con Dio e con gli altri, impregnate di ragione, di fede e di amorevolezza. Queste caratteristiche facevano sì che la “presenza” di don Bosco fosse “personalizzata”, anche se il Santo non era fisicamente “presente”. Così il computer o Internet non sono nemici o avversari da battere, ma costituiscono un altro spazio culturale, sociale e pastorale popolato dai giovani, all'interno del quale possiamo interagire con loro. Credo che chi vive relazioni di qualità negli spazi fisici come il cortile, le aule, la chiesa, l'autobus, lo sport, la strada, le feste, ecc. abbia anche relazioni di qualità in Internet. Non è la presenza fisica a rendere personale una situazione, ma il modo significativo di essere presenti nella vita delle persone, dei giovani.
Quali “armi” hanno a disposizione gli educatori per contrastare l'uso non corretto del computer da parte di bambini, adolescenti e giovani?
Innanzitutto devono renderli consapevoli che le nuove tecnologie e Internet in sé non sono né buoni né cattivi: sono semplicemente mezzi a disposizione delle persone. In secondo luogo occorre insegnare loro ad assumersi la responsabilità delle loro scelte, delle loro decisioni, delle loro azioni e dell'uso che ne fanno. È dunque importante essere sempre loro vicini e seguirli con rispetto, con il dialogo, la fiducia, l'amicizia e, se necessario, con la disciplina e con un'autorità paterna. Infine, occorre creare momenti e ambienti familiari e scolastici che si rivelino significativi, in modo che i giovani riescano a “staccarsi dalla tecnologia e da coloro che sono lontani”, “per sintonizzarsi con persone che sono vicine”.
Che cosa fanno i Salesiani per avvicinare questi due mondi?
Il 26° Capitolo Generale dei Salesiani, nella consapevolezza di questo divario digitale, ha lanciato due proposte: da un lato utilizzare e promuovere il sistema Free Open Source Software, poiché è etico, evangelico, educativo ed economico; d'altra parte, si cerca di promuovere la partecipazione dei giovani attraverso mezzi di comunicazione popolari come il teatro, la danza, il canto, la musica, la pittura, la narrativa, giornali, riviste e radio comunitarie, ecc. Entrambe le proposte sono di grande valore educativo salesiano.

“Le nuove tecnologie non sono un'opzione su cui si possa discutere. La società, la scienza, gli scambi commerciali, la comunicazione e anche l'istruzione scolastica praticamente dipendono da questi mezzi”

La nuova “cultura” determina un vuoto profondo nei giovani. Il Movimento Giovanile Salesiano riesce a riempire il cuore dei giovani?
La post-modernità è un tema estremamente complesso che fa riferimento, per usare termini molto semplici, alla storia, alla filosofia e all'arte. Tra l'altro, favorisce un pensiero ibrido, il livellamento dell'autorità e della gerarchia, la diffidenza nei confronti delle relazioni importanti e delle verità, e dunque il relativismo. Questa realtà si riflette nei giovani, ma molti di loro la vivono in una sorta di vuoto insensato e inspiegabile. Affrontiamo questa situazione personalmente, con l'educazione e come Movimento Giovanile Salesiano.