I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

TESTO E FOTO: SIMONE UTLER - DAL DON BOSCO MAGAZIN

Traduzione di Marisa Patarino

Verso il futuro in bicicletta

Tarun è felicissimo: anche se vive in una zona molto povera dell'India, dove non ci sono molte opportunità per studiare, può andare a scuola. Tutte le mattine, sua madre lo accompagna attraverso una strada lunga e accidentata. Porta suo figlio in bicicletta alla Scuola Don Bosco di Jokbahla.

Quando deve prepararsi per andare a scuola, Tarun, un bambino di sei anni, non riesce ancora a tenere gli occhi bene aperti. Sua madre Naraya deve aiutarlo a indossare il pullover e i calzini rossi. Sono le cinque del mattino e il ragazzo è ancora mezzo addormentato. Naraya è sveglia già da un'ora. Ha spazzato la casa, ha portato la mucca al pascolo, ha preparato la colazione. Adesso si assicura che i suoi due figli si preparino per andare a scuola, che si lavino i denti, siano ben pettinati e abbiano la divisa scolastica pulita.
Naraya sa quanto l'istruzione sia importante. Per questo tutte le mattine accompagna a scuola in bicicletta Tarun, che è ancora piccolo. Il suo figlio maggiore, Rudra, che ha nove anni, deve andarci a piedi. Solo se è molto tardi può avviarsi con la vecchia bicicletta verde i cui freni cominciano ad arrugginirsi. Il percorso dura tra i 35 e i 40 minuti e si svolge su strade sconnesse. È molto faticoso per la minuta Naraya, che deve pedalare con un bambino sul portapacchi. Alla fine procede a piedi nudi, con la figlia di tre anni avvolta in un telo annodato sulla schiena, sopra il sari. Naraya però non bada alla fatica: «È molto importante che i bambini vadano ogni giorno a scuola e non perdano nessuna opportunità», dice.

“Mio marito ed io non abbiamo avuto la possibilità di andare a scuola da piccoli. Voglio che i miei bambini possano farlo” Naraya, 35 anni

La vita di Naraya è densa di impegni. La sua famiglia vive in un piccolo villaggio ubicato in una zona molto remota dello Stato indiano del Chhattisgarh. Il paesaggio sembra idilliaco ai visitatori, ricco com'è di prati, campi e alberi che si stagliano verso l'alto delle dolci colline, ma qui la vita quotidiana è dura. Si vive in modeste case di argilla, senza elettricità, senza acqua potabile e senza assistenza medica. Molti hanno solo un piccolo appezzamento di terra su cui coltivano verdure, frutta e riso, spesso solo per uso familiare. Molti contadini prestano anche la loro opera come braccianti.
Solo poche vie principali sono asfaltate. Due terzi circa della strada che Naraya e Tarun percorrono in bicicletta sono coperte di sabbia o ghiaia. Durante la stagione dei monsoni spesso queste strade sono impraticabili. Non ci sono mezzi pubblici di trasporto, la gente non può permettersi autovetture e motociclette. Chi ha una bicicletta può considerarsi fortunato.
Mentre Tarun e sua madre si avvicinano alla scuola, lungo la strada si vedono tante altre biciclette. I modelli sono tutti simili. Sembrano reperti dell'epoca coloniale britannica.
Tarun e suo fratello frequentano la scuola Sahayika, un istituto anglo-indiano nella cittadina di Jokbahla gestito dai Salesiani. Arrivano qui ragazzi e ragazze provenienti da un raggio di circa 14 chilometri e quasi tutti devono compiere un percorso disagevole. «Per questo motivo molti bambini non vengono regolarmente a scuola», spiega il direttore, don Rajesh Xalco, che questa mattina accoglie gli allievi e le allieve all'ingresso dell'edificio immerso nel verde. «Inoltre, molti genitori tengono i figli a casa affinché li aiutino a lavorare i campi o a badare al bestiame». Molti abitanti di questa regione non sono consapevoli del valore dell'istruzione. «Ma solo se i genitori collaborano i bambini possono imparare qualcosa», aggiunge il direttore.
I Salesiani hanno cominciato a svolgere la loro opera pastorale presso il centro della comunità di Jokbahla nel 1979, su richiesta del vescovo dell'epoca, che apparteneva all'ordine dei Gesuiti. Oggi i Salesiani sono responsabili della parrocchia, di due scuole elementari, due scuole medie e un pensionato per ragazzi. «Il nostro impegno principale è diffondere l'istruzione», dice don Rajesh. Per sfuggire alla povertà così diffusa in questa regione, molte persone, soprattutto giovani, vanno nelle grandi città dell'India, dove vivono l'esperienza dello sfruttamento come lavoratori non qualificati. I ragazzi, in particolare, finiscono spesso a vivere per strada, mentre molte ragazze trovano impiego come collaboratrici domestiche e non di rado devono adattarsi a essere trattate come schiave.

“Molti genitori tengono i bambini a casa, perché li aiutino nel lavoro dei campi. Adesso però se i genitori cooperano i bambini possono imparare molto” don Rajesh Xalco

I Salesiani vogliono offrire la miglior formazione possibile, ma le risorse materiali di cui dispongono sono scarse. Le pareti sono scrostate e i bambini più piccoli devono sedersi sul pavimento. «Dobbiamo fare presto qualcosa», dice don Rajesh, che dall'estate del 2014 è responsabile della struttura e ha collocato l'approvvigionamento di acqua in cima all'elenco delle sue priorità: «Qui nella scuola media frequentata da 460 allievi ci sono solo una pompa per l'acqua potabile e una pompa per l'acqua per lavare le stoviglie».
Nel pomeriggio una colonna di allievi compie lo stesso percorso a ritroso. Tarun e Rudra devono tornare a casa a piedi. Camminano per due ore e mezza. Se la loro madre ha tempo, va a prenderli con la bicicletta, ma quasi sempre Naraya deve lavorare. Appena arrivano a casa, i bambini si tolgono le divise scolastiche e giocano davanti alla loro casa con una palla sporca di fango o insieme alla loro capretta. Poi Naraya chiama i figli e li invita a rientrare in casa perché studino. «Voglio che i miei figli abbiano un futuro sereno. Almeno uno di loro deve continuare a studiare e trovare un buon lavoro», dice la madre trentacinquenne. Su una parete di argilla grigia della loro casa, proprio sotto la mensola su cui è collocata una statua di Maria Santissima, Naraya ha tracciato l'alfabeto con il gesso bianco per poter ripassare l'alfabeto inglese insieme ai figli. «Per cominciare hanno bisogno di una base, poi potranno continuare a studiare», dice Naraya. La signora ha frequentato un biennio di scuola media superiore. È un caso raro, soprattutto per una ragazza.
Trovare il denaro necessario per studiare non è semplice. In India gli allievi possono frequentare la scuola gratuitamente fino all'età di 14 anni e anche i libri di testo sono sovvenzionati dallo Stato, ma i genitori devono pagare le divise scolastiche, i quaderni e gli articoli di cancelleria. Molti non hanno la possibilità di affrontare neppure questa spesa.
Anche per i genitori di Tarun non è facile permettere ai figli di frequentare la scuola, perché il padre ha solo pochi campi di modeste dimensioni in cui coltiva lenticchie, riso e arachidi. Naraya è una madre attenta che si interessa anche di questo aspetto: «Ho un'idea approssimativa della spesa a cui dobbiamo fare fronte affinché i nostri figli vadano a scuola», dice. «Quando ad esempio vendiamo il raccolto, mettiamo da parte il denaro necessario».