I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

B.F.

Il Rondò della forca

Sono una “rotonda”. Uno di quegli spiazzi dove convergono diverse strade. Mi trovo dove duecento anni fa finiva Torino. Proprio nel mio cuore, campeggiava la sinistra sagoma di quella forca che il reale governo teneva sempre pronta a esemplare punizione dei malfattori e a inutile monito degli aspiranti tali. E che mi dava il nome: “Rondò della forca”. Tutta la zona che partiva da me verso nord aveva nome Valdocco. Io penso che significhi “Valle delle oche”. Da una parte c'erano poche case piuttosto malfamate, i mulini, un cimitero. La città era dall'altra parte, cominciava con un manicomio, un ospedale, le caserme.
Un mattino, vidi arrivare dalla Consolata il Signore dell'Universo. Così ne approfittai per esporgli alcune cose che da un po' mi turbavano il cuore. «Perdonami, Signore, potrei chiederti qualcosina per tante persone che passano spesso di qui?» «Dimmi». «C'è Rosella. È uscita dal “Senato”, la galera. Nessuno la vuole». «Ci sto già pensando» disse cortesemente il Signore. «Ho dato questo compito alla Marchesa Barolo: aprirà presto un rifugio per le donne che escono di prigione, per quelle che ci vivono dentro e per le orfane». «Ma la Marchesa è una nobile, come farà a capire?» obiettai. «Anche i nobili hanno un cuore» mi rispose. «C'è anche Talin, quel vecchietto malato e abbandonato che si trascina cacciato da tutti perché è sporco e maleodorante». Il Signore sorrise: «Ci sarà posto anche per lui e per tanti come lui, laggiù davanti a te. Ci penserà il canonico Cottolengo. L'ho giusto contattato».
«Un canonico, Signore?» «Uno con i fiocchi! Vedrai che cosa significano i miracoli! Verrà a costruire la sua casa, proprio lì davanti a te».
In quel momento, passò un manipolo di monelli sboccati e maneschi che litigavano per un debito di gioco. «E poi ci sono anche quelli, Signore. E sono tanti. Giocano a soldi negli angoli del Manicomio. A volte dormono sotto i gelsi della Strada della Giardiniera».
«Amico mio» sorrise il Signore, «è da un po' che penso a loro! Ho preparato un fantastico Giovanni. Lo conoscerai presto e ce l'avrai fra i piedi notte e giorno per un bel po'. Penso che gli farò avere quei prati lì, dritto davanti a te, perché avrà bisogno soprattutto di cortili per i ragazzi. Poi penserà alle scuole e a una bella chiesona».
Avevo l'impressione che il Signore mi capisse proprio. Mica per niente è Onnisciente, no? Fece ruotare i suoi occhi color del cielo lungo il mio perimetro e continuò: «Là, verso Occidente, ci vorrà una bella casa per le cameriere, le sartine, le servette, le donne maltrattate». «Chi la farà, Signore?» «Ho pensato al Marchese Faà». Trasecolai: «Ma è un soldato, un professorone!» «Vedrai quanta bontà c'è in lui. E poi il Teologo Murialdo penserà ai giovani operai, proprio qui in Corso Valdocco». Ero strabiliato: «Signore, è un miracolo!» «Già!» sorrise il Signore e se ne andò lemme lemme verso Porta Palazzo.

La storia
Il luogo delle esecuzioni pubbliche era in aperta campagna. Sul monumento al Cafasso è scritto: “Come un ponte ideale fra le cupole della Consolata e dell'Ausiliatrice brillano le figure dei Preti Santi: canonico Cottolengo, don Cafasso, don Bosco, che hanno reso famoso nel mondo il nome di Torino”. Qui don Bosco passava quotidianamente. Qui la sera lo portavano in trionfo i ragazzi.