I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

GIUSEPPE CASTI

AGNESE BRISU

SALESIANA COOPERATRICE

Piccola, grande donna morta a Cagliari a 92 anni

Di mattina presto si vedeva una piccola donna con una borsa a tracolla che attraversava velocemente le vie di Cagliari. Se qualcuno la fermava e le chiedeva dove andava così di fretta, lei rispondeva con un sorriso: «Vado a cercare il pane per i miei bambini». I suoi bambini? Sì, i suoi bambini erano i bambini di un paese lontano: il Madagascar. Lei, sola, che non aveva mai conosciuto una famiglia, si era inventata una grande famiglia. Da quando aveva conosciuto i missionari salesiani che le avevano indicato il Madagascar come paese povero e bisognoso della sua generosità, non pensava ad altro che a procurare il pane per i “suoi bambini”. Solo l'amore può fare simili miracoli. Un amore che la spingeva a bussare alle case dei Cagliaritani, a suonare campanelli a tutte le ore del giorno. Si presentava umilmente ma con grande coraggio dappertutto: per la strada, in chiesa, nei bus, nei ristoranti; a tutti chiedeva: «il pane per i miei bambini». Era difficile resistere all'invocazione di quella piccola donna che aveva negli occhi la luce e la passione di una vera madre. Le offerte che lei raccoglieva andavano puntualmente ai bambini della missione di Betafo, in Madagascar. Nel centro di questa grande isola i salesiani della Sardegna avevano iniziato una presenza molto bella in favore dei più poveri, soprattutto dei bambini. La scuola cresceva e, grazie alle offerte di Agnese, potevano offrire pane, vestiti, medicine. Tutto ciò che richiede una sana educazione. I missionari erano in contatto con lei e la informavano regolarmente degli sviluppi dell'opera. Ma questo non bastava. È andata personalmente per due volte a vedere, abbracciare, accarezzare i suoi bambini. Era la donna più felice del mondo. Finalmente poteva vedere con i suoi occhi i volti, la gioia e i sorrisi dei suoi bambini. Per tutti, piccoli e grandi, ormai era «Mamma Agnese». Così, anche lei, desiderava essere chiamata.
Piccola, grande donna. Piccola di statura, fragile, sembrava che il vento la portasse via da un momento all'altro. Piccola, di condizione umile e povera. Non si vergognava delle sue origini. Quante volte ricordava che cominciò a lavorare all'età di 10 anni come domestica in una famiglia alla quale fu affidata. In sardo si dice «serbidora», serva. Un tempo si usava così. Per sottrarle alla fame, i poveri davano le bambine alle famiglie ricche, relegandole al ruolo di servette a vita. Solo poco più che schiave. Agnese è stata una di loro. A servizio dall'età di 10 anni, vittima spesso di incredibili angherie. Come quella volta che la legarono e la gettarono nel pozzo per recuperare un secchio. Agnese era una donnina piccola e magrissima. Di quegli anni le era rimasto il tipico modo di rispondere delle servette: «Comandi!». Gli altri comandavano e lei lavorava, lavorava, lavorava, lavorava. Ha lavorato tanto, fino alla fine. Alle soglie dei 90 anni andava ancora nelle famiglie a stirare e a fare pulizia. Non lo faceva più per amore del lavoro, ma per respirare aria di casa, di famiglia, quella che le era sempre mancata.
Piccola, ma grande donna, che ha dato a migliaia di bambini malgasci la gioia dell'infanzia che le era stata negata. L'amore incontenibile le aveva dato la fantasia di crearsi una famiglia senza frontiere. Grande donna, perché ha saputo vivere pienamente la vocazione speciale di ogni donna che è quella di essere una madre autentica. Grande donna perché ha espresso naturalmente il genio femminile che è quello di essere attento ai più poveri e di chinarsi con tenerezza verso chi soffre. Per questo il comune di Cagliari le ha dato un attestato di riconoscenza come “Donna al traguardo”. Il suo traguardo era uno solo: «il pane per i miei bambini».
Piccola, grande donna che ha saputo dare un volto alla fede. Sapeva istintivamente che una fede senza le opere è vana. La sua è stata una fede incarnata, viva, una fede che la spingeva a “uscire” tutte le mattine a mendicare il pane per i poveri.
Non è difficile immaginare l'incontro con il Signore Gesù che le apre le braccia dicendo: «Vieni, mamma Agnese, piccola, grande donna, benedetta dal Padre, ricevi in eredità il premio preparato per te, perché ho avuto fame e mi hai dato da mangiare». Sorpresa, chiederà: «Ma quando, Signore, ti ho visto affamato e ti ho dato da mangiare?». Sorridendo, il Signore l'abbraccerà dicendo: «Ogni volta che l'hai fatto al più piccolo dei bambini del Madagascar, l'hai fatto a me!».