I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL GIUBILEO IN FAMIGLIA 8

BRUNO FERRERO - ANNA PEIRETTI

Pietà per Madre Terra!

La virtù più importante, e anche la più dimenticata, della misericordia è la responsabilità.
E tutte le creature hanno la responsabilità della loro “casa” comune.

Che parola “responsabilità”! Significa “dover dare una risposta”. Come dire: “hai un compito da fare, come lo hai fatto?” Il racconto biblico della Creazione dice che Dio ha creato l'Universo e poi ha detto all'uomo: «È tutto tuo! Fallo funzionare».
Dio è come un insegnante di matematica che assegna agli alunni un compito difficile e poi lascia l'aula. Tutti fanno calcoli su calcoli. Sembra che il compito non ne voglia sapere di farsi risolvere. Alcuni diventano diffidenti e dicono: il compito è irrisolvibile. L'insegnante di matematica è stato cattivo. Altri cominciano a capire che non ne verranno fuori con le formule conosciute. Devono sviluppare altre formule. Fra questi alunni si annoverano anche quelli che non riescono a immaginarsi che ci possa essere un insegnante cattivo. Essi si tengono saldi a questa fiducia: l'insegnante ci ha dato un compito e ci ha creduti capaci di risolverlo. Egli vuole che percorriamo vie nuove. Così anche noi possiamo dire: Dio è complicato, ma non cattivo. Ci ha dato un compito difficile, che però non è irrisolvibile in linea di principio. Dobbiamo solo cercare la soluzione su vie nuove. Lui sa che ce la possiamo fare.
Papa Francesco ha scritto un documento che inizia così: «“Laudato si', mi' Signore”, cantava san Francesco d'Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l'esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: “Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba”.
Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell'uso irresponsabile e dell'abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c'è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell'acqua, nell'aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c'è la nostra oppressa e devastata terra».

Un modo di pensare unico
Tutte le creature hanno quindi diritto al totale rispetto. Dobbiamo rispettare sempre e a qualsiasi costo le persone, le cose e naturalmente noi stessi. «In primo luogo» scrive papa Francesco «implica gratitudine e gratuità, vale a dire un riconoscimento del mondo come dono ricevuto dall'amore del Padre, che provoca come conseguenza disposizioni gratuite di rinuncia e gesti generosi anche se nessuno li vede o li riconosce».

Cambiare mentalità e abitudini
Ogni giorno della nostra vita, dall'alba al tramonto, noi consumiamo: elettricità, acqua, detersivi, alimenti, farmaci. È facile sprecare e rovinare, usare prodotti chimici senza pensare che sono dannosi per la natura, inquinare, trattare male piante e animali. È così facile anche sporcare le strade e rovinare i giardini pubblici.
È necessario formarsi una coscienza ecologica, in due modi: in modo scientifico, cioè conoscere i termini del problema, l'ambiente in cui si vive, essere attivi per la sua salvaguardia; in modo pratico, ritrovando il senso pulito ed essenziale della vita.

Una diversa concezione del progresso
Imparare a pensare che il vero progresso dell'uomo è proprio «crescere in umanità»: perché ogni uomo possa avere la possibilità di soddisfare i suoi bisogni fondamentali, come l'alimentazione, la casa, l'istruzione, la salute, la dignità e la vita in un ambiente sereno.

Imparare a «contemplare la natura»
Siamo afflitti dal «complesso dell'ingegnere». Ci sono persone che davanti a una stupenda montagna pensano immediatamente a quanto si potrebbe guadagnare dotandola di impianti sciistici, alberghi, strade e parcheggi. Tutti corriamo inseguiti dai numeri scanditi dagli orologi e non siamo più capaci di contemplare un fiore, un volto, un tramonto. Viviamo come tante formiche indaffarate senza mai alzare la testa. E non ci accorgiamo più che «i cieli narrano la gloria di Dio».

Pensare che economia, politica e tecnologia devono essere vincolate ecologicamente
Il pianeta azzurro su cui viviamo è l'unica vera grande risorsa dell'umanità. Spesso l'uomo assomiglia a quel boscaiolo stolto che tagliava il ramo su cui era seduto. Segni di speranza non mancano. Sono sempre di più i giovani che si impegnano in organizzazioni che proteggono la vita e la natura.

IL GIARDINIERE INVISIBILE
Due esploratori che percorrevano una giungla inesplorata per conto di una società geografica s'imbatterono in uno spettacolo sorprendente.
Una fila di alberi poderosi celava uno splendido giardino. Era magnificamente organizzato con viali, aiuole di fiori, scalinate, fontane e alberi carichi di frutti. Il tutto in un ordine perfetto.
Ammirati, i due esploratori cercarono il giardiniere. Ma nel meraviglioso giardino non c'era l'ombra di un giardiniere! Frugarono dappertutto e ispezionarono minuziosamente il giardino dentro e fuori. Nessun giardiniere!
«È un giardiniere invisibile!» decise il primo e per provarlo ricorse a recinzioni, cani, elettrotrappole. Niente.
«Il giardiniere è insensibile alle scariche elettriche, non ha impedimenti ad attraversare le recinzioni e i cani non riescono a sentirne l'odore» affermò.
L'altro era un agnostico. Non vedeva alcuna differenza tra un giardiniere invisibile ed eternamente in fuga e un giardiniere che non c'è per niente.
«E dopotutto il giardino avrebbe potuto anche essersi formato da solo!» Ma erano entrambi insoddisfatti e pieni di dubbi.
Poi arrivò un gruppo di gente semplice. Percorsero i viali del giardino con gli occhi e i cuori colmi di stupore e celebrarono una festa perché nella giungla avevano trovato ordine e senso! Formularono disposizioni che obbligavano ad aver cura del giardino.
Riconobbero che l'ordine nel giardino e dentro di loro era lo stesso: entrambi si accordavano come la melodia e l'accompagnamento, ambedue erano parte di una sinfonia della vita.
Queste persone, infine, narrarono la storia di un giardiniere che tutto ha creato e che ha affidato loro il giardino. La loro storia è poesia, ma, benché sia del tutto inventata, contiene la verità!

STORIA UNIVERSALE
In principio la terra era tutta sbagliata,
renderla più abitabile fu una bella faticata.
Per passare i fiumi non c'erano ponti.
Non c'erano sentieri per salire sui monti.
Ti volevi sedere? Neanche l'ombra di un panchetto.
Cascavi dal sonno? Non esisteva il letto.
Per non pungersi i piedi, né scarpe, né stivali.
Se ci vedevi poco non trovavi gli occhiali.
Per fare una partita non c'erano palloni:
mancava la pentola e il fuoco per cuocere i maccheroni,
anzi a guardare bene mancava anche la pasta.
Non c'era nulla di niente. Zero via zero e basta.
C'erano solo gli uomini, con due braccia per lavorare,
e agli errori più grossi si poté rimediare.
Da correggere, però, ne restano ancora tanti,
rimboccatevi le maniche, c'è lavoro per tutti quanti.

G. Rodari, Favole al telefono, Einaudi