I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FMA

EMILIA DI MASSIMO

Il Vangelo corre sul fiume Waupes

Il luogo è definito un “paradiso” per la ricchezza della sua foresta e dei suoi fiumi, per la sua flora e per la sua fauna, ed è in tale “paradiso” che vive la comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Al di qua del fiume Waupes...
L'Amazzonia, nota anche come Foresta Amazzonica, è una foresta pluviale tropicale nel Bacino dell'Amazzonia, in Sud America; è situata per circa il 65% del territorio in Brasile, ma si estende anche in Colombia, Perù, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Guyana, Suriname e Guyana francese. Da 86 anni le Figlie di Maria Ausiliatrice sono presenti nella zona di São Gariel da Cachoeira, esattamente a Iauretê, ai confini con la Colombia. Il luogo, ci dice suor Bernadette, è definito un “paradiso” per la ricchezza della sua foresta e dei suoi fiumi, per la sua flora e per la sua fauna, ed è in tale “paradiso” che vive la comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice: suor Rosalina Lemos, suor Bernadette Barbosa e suor Angela Cardoso. Le suore sono a contatto con la popolazione indigena, composta da diverse etnie che vivono pacificamente, al di là della diversità culturale, ci dice suor Rosalina Lemos; chiediamo qual è la lingua ufficiale con la quale si comunica: il popolo parla il Tukana, mentre come seconda lingua il portoghese; interessandoci alle attività che si svolgono all'interno del luogo, le sorelle ci dicono che si dedicano all'educazione, alle opere parrocchiali, seguono gruppi di giovani e di exallievi, raggiungono bambini ed adolescenti, organizzano iniziative missionarie, attività relative alla lettura e realizzano progetti sociali collaborando con gli organismi in difesa dei diritti indigeni.
... e al di là
Oltre alle attività presentate, suor Rosalina ci spiega che, in seguito all'ultimo Capitolo generale XXIII delle Figlie di Maria Ausiliatrice, si è ravvivato nelle suore il desiderio di essere maggiormente con i giovani missionarie di gioia e di speranza, così si è vivacizzato l'oratorio nella casa il sabato e, due volte al mese, i ragazzi sono accolti anche al mattino. Un'altra iniziativa, ci dice suor Angela, è l'oratorio itinerante, organizzato insieme ad un gruppo di giovani che partecipano ai corsi di formazione tenuti dalle Figlie di Maria Ausiliatrice. In pratica, afferma suor Bernadette, come missionarie, anche se felici di essere attivamente presenti in cortile, si avverte l'urgenza di andare anche al di là del fiume Waupes per raggiungere i popoli che vivono ai margini della società, in particolare i bambini e gli adolescenti. A loro si offre la possibilità di imparare il mestiere di artigiano, di ricevere una formazione umana che conferisca loro maggiore dignità. In modo particolare, ci spiega suor Angela, con le donne dell'etnia Hupda, una delle più deboli rispetto alle altre, si sta sviluppando il progetto “Tessendo cittadinanza”, il quale prevede l'insegnamento della lavorazione degli oggetti indigeni. Soprattutto, si offre loro uno spazio di riflessione sulla Parola di Dio e la possibilità di aprire dibattiti circa alcuni temi importanti per la loro comunità e, ci dice suor Rosalina, questo è uno spazio nel quale le donne possono essere libere di esprimersi, ridere, scambiarsi opinioni, vivere un'esperienza di solidarietà perché molte volte si aiutano reciprocamente per la realizzazione del prodotto artigianale. L'etnia Hupda è una delle ultime che, da nomade, ha compiuto il passaggio alla sedentarizzazione, rimanendo così nella zona di Iauretê!
Un popolo di allegria
Il nostro popolo, afferma con senso di appartenenza suor Rosalina, è un popolo che potremmo definire di allegria, un'innata allegria salesiana che viene declinata in accoglienza, semplicità e, in modo particolare, nel vivere solo con quanto è essenziale. Forse è per tale stile di vita che i bambini hanno un volto che fa pensare al sorriso di Dio e nello sguardo dei giovani si può vedere tanta tenerezza; sia i piccoli sia i ragazzi sono molto ricettivi, rispondono attivamente a quanto viene loro offerto perché sentono che le suore vogliono loro bene. L'affetto è avvertito anche dal gruppo delle “laurite”, il più antico rispetto agli altri; attualmente esso vede la presenza di bambine, adolescenti e giovani, per un totale di 86. Le ragazze partecipano settimanalmente all'attività della lettura, dell'arte indigena, del ricamo, e imparano a cucinare; non manca la formazione, quindi, ci dice suor Bernadette, la giornata inizia con un pensiero che dà loro il “buongiorno” e si chiude con la tradizionale “buona notte” salesiana, in genere commentando un brano della Parola di Dio o un altro tema che fa riflettere. Le sorelle della comunità concordano nel dire che ogni bambino, ragazzo, giovane, è la loro terra santa, per questo, chiunque arriva nella loro casa, è accolto, viene inserito in un ambiente sereno, pieno di vita, può scegliere tra varie proposte, in base alle necessità di ciascuno ma, soprattutto, trova quanto stava a cuore a don Bosco: “un amore che ama le cose che amano i giovani perché loro possano amare quello che noi amiamo”.