I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

A TU PER TU

RAPHAEL LEE

Traduzione di Marisa Patarino

Non abbandoniamo Tonj!

Sulle orme del defunto don John Lee (1962-2010), un altro missionario coreano è andato a vivere a Tonj, nel Sudan del Sud.
Don Raphael Lee, che ha 57 anni, ha sinceramente ammesso: «Nell'anno appena trascorso ho avvertito in ampia misura i miei limiti umani. Negli ultimi 10 mesi, con questo clima, ho perso oltre 30 chili di peso».

Don Lee è il terzo salesiano coreano che sia andato a vivere a Tonj. Don John se n'è andato nel 2009 e due anni dopo vi si è stabilito don Henry Woo, che è rimasto a lavorare qui per un anno. Quattro anni più tardi l'ex maestro dei novizi della Corea è stato mandato qui a seguito dell'accordo della durata di tre anni siglato dal delegato per l'Ispettoria AFE-Sudan e dall'Ispettore coreano.
Don Raphael sognava da sempre la vita missionaria. Già prima di essere ordinato sacerdote aveva chiesto ai suoi superiori di essere mandato in missione, ma solo a 56 anni ha potuto realizzare il suo sogno. Due anni fa fu invitato da un missionario del Sudan del Sud, Jim Comino, che gli disse: «Se pensa ancora alla missione, venga a Tonj!». Adesso don Raphael fa parte della solida comunità di quattro sacerdoti salesiani, che comprende il rettore don John Peter. La missione principale della sua comunità è la parrocchia del Sacro Cuore, che conta 8 succursali disseminate in un vasto territorio ed è anche responsabile di molte strutture educative.

Gli shock culturali
Le difficili condizioni di vita della missione di Tonj non sono l'ostacolo principale. Don Lee è nato in campagna, subito dopo la fine della guerra di Corea. Sa adattarsi alle difficoltà. La sfida più significativa per lui è costituita dai vari shock culturali che ha subito: bambini che rubano senza alcuna remora di coscienza nella Casa dei Salesiani, studenti che disturbano continuamente durante le sue lezioni di catechismo e altri atteggiamenti del genere, molto diversi dalla sua esperienza culturale coreana.
Don Lee confida: «All'inizio pensavo che dopo qualche gentile richiamo avrebbero cambiato atteggiamento e nutrivo molte speranze, ma poi è subentrata in me la sensazione di non riuscire a capire, insieme al timore che non si sarebbe verificato mai alcun cambiamento».
Quelle esperienze hanno poi condotto don Lee ad acquisire una mentalità veramente missionaria: «Siamo qui per seminare e qualcun altro raccoglierà tra qualche anno. Affidiamo al Signore tutte queste preoccupazioni!». Così il nuovo-vecchio missionario scopre a poco a poco la necessaria spiritualità missionaria e il bisogno di stare vicino a Dio nella preghiera.
Dopo essere vissuto per un anno nella sede in cui era stato don John Lee, don Raphael Lee confida: «Ho l'impressione di non essere un missionario ben preparato. Quando si presentano nuove difficoltà, guardo la foto di John Lee appesa alla parete e penso: «15 anni fa qui non c'era quasi nulla. Adesso almeno ci sono buone infrastrutture. I missionari che ci hanno preceduti avevano affrontato situazioni molto più difficili rispetto alla nostra comunità attuale».

«Gesù andrebbe via o rimarrebbe qui?»
«Qualche volta ho pensato di tornare in Corea, ma tutte le volte in cui sento sorgere questa tentazione rifletto: Gesù andrebbe via o rimarrebbe qui?».
Don Raphael dedica il suo “tempo libero” al piccolo orto che si trova dietro la casa salesiana. Grazie ai semi inviati da alcuni benefattori coltiva pomodori, peperoncini, cavoli e altre utili verdure. Questa attività è abbastanza impegnativa. «Quando vedo crescere lentamente queste verdure, comprendo che come missionario ho bisogno di molta pazienza per diventare un piccolo seme in questa missione di Tonj, nel Sudan del Sud. Dio è un agricoltore e “Raphael Lee” è uno dei suoi semi. Un giorno qualche altro Salesiano potrà raccogliere i frutti!».

I PROBLEMI DI TONJ, SUD SUDAN
• 200.000 abitanti, 6.000 bambini che soffrono a causa della denutrizione, della carenza d'acqua e delle malattie endemiche.
• Mortalità materna 700/100.000 nascite, mortalità infantile 99/1000 nascite.
• 91/1.000 bambini nati vivi raggiungono i 5 anni.
• 1 persona su 10 ha accesso all'acqua potabile nelle zone rurali.
• Tasso di analfabetismo 43,4% totale (42,3% uomini, 85% donne).