I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

MIHOVIL KURKUT

Žepče
Il sogno e la sfida

Appena arrivati, tre confratelli si sono inseriti nel territorio, nella scuola statale ed hanno cominciato a seguire la moltitudine dei giovani, che fino a quel momento non avevano mai visto “preti alla don Bosco”, sempre con loro.

Incontro con don Danijel Vidović, direttore dell'oratorio.

La città di Žepče si trova nella Bosnia centrale, nella parte collinosa del paese, sulla via principale che taglia il paese da nord a sud, a est della Croazia verso Sarajevo e Mostar. I salesiani sono arrivati in questo paesino, quando tutti se ne andavano, in piena guerra nel 1995. Il vescovo dell'Arcidiocesi di Sarajevo, il cardinale Vinko Puljić, ha voluto dare un segno di speranza per questa povera gente provata da una sanguinosa guerra. La comunità cattolica, che era stata accerchiata per 4 anni dai musulmani e dai serbi aveva resistito fino all'ultimo. Arrivata la pace, ci voleva un motivo per rimanere a vivere in un contesto, per molti aspetti ancora oggi molto problematico.
La sfida più grande era donare fiducia in un domani migliore. Questa era la sfida affidata dalla Chiesa ai salesiani. Appena arrivati, tre confratelli si sono inseriti nel territorio, nella scuola statale ed hanno cominciato a seguire la moltitudine dei giovani, che fino a quel momento non avevano mai visto “preti alla don Bosco”, sempre con loro. Allo stesso tempo i salesiani, proprio come don Bosco, hanno subito sognato la costruzione di un grande centro salesiano con delle scuole, cortili, chiesa... Loro tre, senza soldi in tasca, senza casa e senza idee su come concretamente realizzare questo sogno. Si sono affidati alla Provvidenza.
E la Provvidenza è arrivata, un po' alla volta. Molte buone persone hanno incominciato ad aiutare, si sono fatti molti giri in Italia e Germania a chiedere una mano. Da buoni figli di don Bosco, non hanno mai smesso di lavorare, pregare e sperare per dare delle risposte adeguate a questi giovani.
Hanno iniziato con la costruzione del Liceo per formare la futura classe dirigenziale, ma subito hanno pensato di dover affiancare un Istituto tecnico e professionale. I benefattori hanno finanziato una bella officina meccanica che ancora oggi forma giovani alle abilità pratiche che altrove non potrebbero mai imparare.
Ottocento giovani nei cortili
Negli ultimi sei anni è incominciata anche l'opera dell'Oratorio con la messa festiva e molte attività per i ragazzi e i giovani. Con la costruzione del palazzetto dello sport, la città ha fornito una struttura dove tutta la gioventù senza distinzione di nazionalità o religione possa sviluppare le proprie abilità sportive.
Tutti i giorni, circa 800 giovani passano per i cortili salesiani, diventati un vero centro giovanile della piccola cittadina. Tutta la zona vive attorno alla casa di don Bosco e sostiene le speranze e il futuro di questi giovani e delle loro famiglie.
Purtroppo le difficoltà negli ultimi anni sono aumentate. La situazione politica ed economica sta passando dal male al peggio ed è molto difficile vederci chiaro. Un politico locale ha definito bene la difficoltà del momento, dicendo in un programma televisivo: “Dove finisce la logica, lì comincia la Bosnia ed Erzegovina!”. Qui tutto è diviso in tre parti (serba, croata e musulmana): dai posti assicurati ai politici, alle telecomunicazioni, le poste e i gestori della corrente elettrica.
Dopo anni di degrado, i giovani e intere famiglie si spostano verso l'occidente sperando di trovare un po' di sicurezza per i propri figli. In modo particolare i cattolici, che sono la minoranza ed hanno tutti anche la cittadinanza croata, dunque della comunità europea, più facilmente decidono di partire per l'Austria, la Germania o la Croazia.
Quando abbiamo chiesto ai nostri allievi quali sono i loro progetti per il futuro, più dell'85% ha risposto che se ne vuole andare via da qui.
Questa è la più grande sfida del momento.

Domande a don Danijel
Chiediamo a don Danijel Vidović SDB, giovane direttore spirituale della scuola e incaricato dell'Oratorio, di dirci qualcosa della sua esperienza con i ragazzi di Žepče. Danijel è la vera anima di questa casa, lavora instancabilmente dal mattino alla sera. Lo si può vedere in tutti gli angoli della casa, sempre sorridente e disponibile. Un vero figlio di don Bosco.
Danijel, puoi presentarti?
Sono don Danijel Vidović, sono nato in Bosnia, a Žepče e proprio nel mio paese nativo mi hanno mandato i superiori per la mia prima obbedienza da sacerdote! Ho quattro sorelle e la mamma, purtroppo il mio caro papà è stato ucciso durante la guerra nel 1994. Da allora la mia mamma ha dovuto assumere anche il ruolo paterno. È una brava mamma! Ci ha insegnato ad amare prima di tutto il Signore ed ogni uomo, perché suo figlio. E per questo la ringrazio. Da lei ho imparato a cercare Dio nella mia vita, e così con questa fede ho scoperto che Dio mi stava chiamando per donarmi agli altri. Dopo ho conosciuto i salesiani che sono venuti nel nostro paese martoriato dal conflitto, loro mi hanno insegnato che si può essere gioiosi, anche se molte cose non vanno bene, che la vita ha uno scopo più profondo. Che la gioia più grande è darsi a Dio e ai giovani!
Quali sono i problemi più urgenti?
Prima di tutto bisogna dare la speranza ai giovani e alle loro famiglie perché imparino ad amare la loro terra, per non dimenticare la sofferenza e il dono di coloro che hanno dato la vita per portare la pace. Oggi molti se ne vanno via da questa terra, verso la Germania. Dobbiamo costruire la pace tra la gente, perdonare le cose che ci sono state, dov'è odio far fiorire la pace, guarire le ferite. Che fatica, che compito: una grande missione!
Quali sono i sogni per il futuro?
Noi salesiani con l'aiuto della Provvidenza abbiamo fatto una bella scuola, l'oratorio, la palestra; la struttura è molto attrezzata, moderna come ce ne sono poche! Però questo non basta, abbiamo capito che senza il lavoro la gente non può rimanere qui. Il nostro sogno è aiutare questa gente a fare partire le fabbriche e i posti di lavoro. Questa è una vera sfida! Sogno anche una fede più forte e più fiducia in Dio, perché abbiamo bisogno di conversione del cuore, per credere nella Sua promessa. Solo così questo paese sarà più giusto, più vero. Solo allora la nostra casa sarà un'oasi di pace, luogo dove le divisioni non esistono.
Come sono i giovani di questo territorio?
Sono ricchi di umanità, con una gran voglia di essere impegnati nel loro lavoro. Sono sinceri e pronti a stare con gli altri. Sono molto curiosi e hanno una forte volontà di progredire.
E le tue preoccupazioni?
Ringrazio sempre il Signore di avermi fatto conoscere don Bosco e vorrei ripetere le sue stesse parole: per voi sono disposto a dare la mia vita fino all'ultimo respiro. È bello essere figlio di don Bosco per consumare la vita per i giovani in modo particolare più poveri. E quello che mi preoccupa è che molti che hanno a che fare con i giovani non li amano. Li sfruttano promettendo una vita “bella” senza sacrificio, senza amore che si dona, ma che solo si consuma. Li fanno crescere senza donarsi, imparano solo ad “amare se stessi”, una vita che non porta frutti.
Come si muove la Chiesa cattolica in Bosnia ed Erzegovina?
Cerca di costruire la pace tra la gente e guarire le ferite che si sono aperte con la guerra. Sta cercando di testimoniare e stare con la gente, che spesso rischia di cedere alla sfiducia perché il cuore degli uomini è profondamente corrotto. Purtroppo quello che vediamo tutti i giorni è che ognuno fa per sé, e guarda solo i propri interessi, dimenticando il bene comune. I nostri politici ed imprenditori spesso ragionano in modo settoriale, guardando solo davanti al proprio naso. È difficile perché sembra che le persone oneste non abbiano futuro in questo paese. Voi direte che questo si ripete ovunque nel mondo, ma in questo paese ancora diviso, con le ferite mai chiuse, è ancora più doloroso. Ma il Signore ha i suoi progetti, e solo Lui sa che alla fine a trionfare sarà la sua Misericordia. Io credo che per questo noi figli di don Bosco siamo venuti in questa terra e in questo paese.