I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

CESARE BISSOLI

DON ZELINDO TRENTI

Morto a Roma l'11 febbraio 2016, a 82 anni.

Tanta fu la sua riservatezza nell'esprimere i suoi sentimenti, altrettanto grandi e visibili furono la sua fede e la sua fedeltà al Signore, nella vocazione di salesiano di don Bosco. Zelindo, un nome raro e dolce a dirsi, inizia la sua vita nel 1934 a Dro, in provincia di Trento, questa salubre area del Trentino che sfocia sul bel lago di Garda. Perse subito il papà e si trasferì con mamma a Tolmezzo, nell'opera salesiana dell'ispettoria veneta, dove la signora Irene si dimostrò cuoca eccellente, e il piccolo Zelindo, frequentando il ginnasio respirò il tradizionale clima di famiglia di don Bosco, ed ebbe in dono la vocazione di restare con lui. Fece tutto il percorso formativo: la prima professione nel 1951, tirocinio, studi di teologia al Pas di Torino Crocetta, ordinazione sacerdotale a Torino lཇ febbraio 1962. Successivamente la sua vita ebbe tre momenti.

Docente e formatore dei giovani, soprattutto nel collegio di Pordenone fino al 1985, dove fu stimato ed amato ed ancora ricordato quale professore di filosofia nel liceo, in particolare per il suo impegno educativo cordiale, aperto, incoraggiante, innovativo secondo lo stile di don Bosco. Non possiamo tacere di una iniziativa nuova a quei tempi: aver istituito e diretto a Pordenone un centro di aggiornamento pastorale-pedagogico per sacerdoti e laici, ponendosi al servizio della formazione altrui, compito questo che fu una sua caratteristica.

All'Università Salesiana, nella Facoltà di Scienze dell'educazione e nel ben noto Istituto di catechetica
Gli impegni che gli furono assegnati e cui si dedicò seriamente furono molteplici: la catechesi giovanile e l'insegnamento della religione sono state le aree che lo occuparono maggiormente. All'area della docenza di religione diede una impostazione originale, organica e creativa ad una struttura di servizio per insegnanti di religione a estensione nazionale particolarmente nei campi estivi di Val di Fassa e qui all'Ateneo. Il suo impegno lo portò alla ricerca sul campo e alla pubblicazione di volumi che fecero testo sulla condizione del docente di religione in Italia, in collaborazione con l'Ufficio scuola della CEI, che sempre l'apprezzò nel suo lavoro. Non è errato dire che in questo ambito del rapporto religione e scuola, la sua - assieme ai suoi validi collaboratori - fu un'impresa unica nel panorama italiano, riconosciuta a livello europeo, che portò interesse e stima verso questa Università, suscitando una schiera di discepoli che continuano la sua impostazione, che possiamo chiamare di ermeneutica esistenziale del fatto religioso.

Assistente generale delle Volontarie di Don Bosco di tutto il mondo
Con l'entrata nell'emeritato, iniziò il terzo momento della sua vita. I Superiori valorizzarono la sua competenza culturale e spirituale, la sua saggezza e lo stile appropriato riservato e accogliente chiedendogli il servizio di Assistente generale delle Volontarie di don Bosco in tutto il mondo. Zelindo accettò e fece questo servizio con umiltà, dedizione, delicatezza. Poi sopravvenne la dura malattia che lo scosse ma non lo piegò al lamento o a qualche ribellione, tenendo per sé la sofferenza, come era sua condotta virtuosa e rispondendo come poteva con un timido sorriso.

Mite, tranquillo, delicato, signorile negli atteggiamenti, era profondamente umile, non cercava mai i primi posti, felice del grazie affettuoso che riceveva ma non infelice se veniva dimenticata la sua persona. Uomo di relazioni sempre aperte all'amicizia, accoglieva con un sorriso ed era pronto al dialogo. Il suo impegno intellettuale era legato a una grande attenzione ai rapporti umani e a una grande disponibilità all'amicizia.
Uomo intimamente religioso e fedele visse la sua consacrazione religiosa, in intima comunione con Dio, in generosa fraternità con il prossimo, in missione verso i giovani nella cura dei loro educatori.
Non possiamo dimenticare la decina di suoi libri presso la Elledici in cui fissò i suoi pensieri su ciò che significa insegnare o meglio educare alla componente religiosa intrinseca alla vita nella visione cristiana, traducendo il suo pensiero in volumi per la scuola di religione che per il taglio originale ebbero notevole successo e in testi di spiritualità giovanile proponendo con finezza e suggestivo linguaggio i tratti di quell'umanesimo cristiano che fu la cifra della sua vita.