I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL GIUBILEO IN FAMIGLIA 7

BRUNO FERRERO - ANNA PEIRETTI

La generosità

Almeno uno su dieci italiani, cioè sei milioni, pratica il volontariato. Si occupa di estranei senza essere pagato.
«Che nessuno venga a voi senza ripartire migliore e più felice. Siate la vivente espressione della bontà di Dio. Bontà sul vostro volto, bontà negli occhi, bontà nel sorriso, bontà nella vostra accoglienza piena di calore».
(Madre Teresa)

Quando ci fu il terribile attentato delle torri gemelle a New York, il mondo intero seppe in pochi minuti ciò che stava accadendo. Alcuni, però, lo seppero in ritardo. C'era una tribù nel Kenya meridionale, in una zona delle più povere e lontane dalla tecnologia del mondo occidentale, che lo ha saputo con sette o otto mesi di ritardo. Non so come queste persone, che non conoscono il nostro mondo se non per sentito dire, possano raffigurarsi la grande città americana e la catastrofe che l'ha colpita. Ma hanno capito che è stato un avvenimento tragico. Abbigliati nelle loro vesti multicolori, hanno tenuto una riunione solenne e hanno deciso che avrebbero mandato quanto di più prezioso avevano agli abitanti di New York - sedici vacche - per aiutarli in quel momento di difficoltà. Queste persone che avevano conosciuto i tormenti della fame erano pronte a privarsi del loro cibo per offrire solidarietà ad altri esseri umani che non avevano mai incontrato.
La generosità è la virtù del dono, della gratuità, risponde solo alla legge dell'amore e della solidarietà. Supera anche la giustizia, che pure è una virtù importante. È la capacità di donare denaro, ed è la parte più facile, e se stessi, la propria vita, ed è il volontariato e il sacrificio.
La solidarietà, base della generosità, significa sentirsi parte di qualcosa di più grande. È coesione, interdipendenza, comunione d'interessi e di destino. È partecipare ad una medesima storia con altre persone. Noi tutti abitiamo il medesimo pianeta, siamo ecologicamente solidali.
Esiste un interesse comune, ma la generosità va ancora più in là.
Per la strada camminavano mamma e bambino. Il bambino aveva in mano un dolce. Passarono davanti ad una povera donna che stendeva la mano verso i passanti. Accanto a lei stava accucciato un ragazzino sporco, infagottato in abiti unti e troppo larghi per lui. Il bambino, sempre tenendo la mano della mamma, si fermò e fissò sconcertato il ragazzino. Poi guardò il dolce che aveva in mano e la mamma, quasi per chiedere il permesso. La mamma acconsentì con un leggero movimento della testa. Il bambino tese la manina verso lo zingarello e gli donò il dolce. Poi ripartì trotterellando accanto alla mamma.
Un passante, che aveva assistito alla scena, disse alla mamma: «Adesso gli comprerà un altro dolce, magari più grosso?».
La mamma rispose semplicemente: «No».
«No? Perché?».
«Perché chi dona rinuncia».
Essere generosi è rischiare. La generosità è proprio questo: dare ciò che ci è più caro. È un atto che ci trasforma. Dopo saremo più poveri, ma saremo più ricchi.
Ciò che abbiamo, o che crediamo di avere, ce lo teniamo stretto: una persona, una posizione sociale, un oggetto, la nostra sicurezza. E in questo trattenere c'è paura. Possiamo donare solo ciò che possediamo, a patto di “non essere posseduti” dalle nostre cose. Per questo la generosità è sempre un gesto profondamente libero.
Essere generosi è condividere risorse, emozioni, se stessi.
La generosità nasce dalla libertà e dalla volontà di usare bene la propria libertà. Per questo la generosità è questione di volontà. È l'esatto contrario dell'egoismo.
Ognuno di noi - questa è la natura della nostra vita - possiede beni che per altri sono d'importanza vitale, o perlomeno di un certo interesse: denaro, tempo, risorse essenziali come acqua o cibo, la capacità di dare stima e attenzione e via dicendo. Li vogliamo condividere oppure no? La nostra vita è congegnata proprio così, come un gioco di carte in cui ognuno dei giocatori ha delle carte che interessano agli altri, e gli altri hanno delle carte che sono vitali per lui.
Inoltre la vera generosità è consapevole. È un dare che non è dettato da sensi di colpa, da un debito o dal desiderio di creare dipendenza. È un dono libero che genera a sua volta libertà. Questa è gentilezza nella sua forma più bella.
Essere generosi è la gioia di far felice un altro.
Tutti vogliono amare ed essere amati, la strada che porta all'amore si chiama generosità.
La generosità porta verso gli altri e può avere diversi nomi: unita al coraggio diventa eroismo; unita alla giustizia diventa equità unita alla compassione diventa benevolenza; unita alla misericordia è indulgenza. Ma il suo più bel nome è anche il suo segreto, che tutti conosciamo: insieme alla dolcezza, si chiama bontà.

IL CHICCO DI FRUMENTO
Un chicco di frumento si nascose nel granaio.
Non voleva essere seminato.
Non voleva morire.
Non voleva essere sacrificato.
Voleva salvare la propria vita.
Non gliene importava niente di diventare pane.
Né di essere portato a tavola.
Né di essere benedetto e condiviso.
Non avrebbe mai donato vita.
Non avrebbe mai donato gioia.
Un giorno arrivò il contadino.
Con la polvere del granaio spazzò via anche il chicco di frumento.

IL MANIFESTO DELLA GENTILEZZA
Noi crediamo che in un mondo che tende alla disumanizzazione, abbiamo più che mai bisogno di gentilezza. Verso noi stessi, gli altri, il pianeta.
Noi crediamo che essere gentili voglia dire essere rispettosi nei confronti di tutto quello che ci circonda: persone, animali ambiente.
Noi siamo convinti che l'era dell'aggressività e del “ciascuno per sé” sia tramontata.
Noi crediamo che sia arrivato il momento di affrontare la vita con più dolcezza, più comprensione, più attenzione.
Noi crediamo che essere gentili significhi essere parte attiva di un processo di miglioramento dell'esistenza di tutti.
Noi crediamo che la gentilezza sia una forza interiore e una forma alta di intelligenza.
Noi crediamo che la gentilezza sia una capacità e che come tale si possa apprendere.
Noi crediamo che la gentilezza sia contagiosa e, di conseguenza, trasmissibile.
Noi siamo convinti che la gentilezza debba concretizzarsi in piccole azioni.
Noi crediamo che tanti piccoli atti di gentilezza cambieranno il mondo.

PANE BIANCO, PANE NERO
Attorno a te il pane non manca.
Non si tratta solo del pane di farina.
Tu stesso hai bisogno di altro pane per vivere una vita veramente umana:
il pane bianco dell'amicizia, dell'accoglienza, del rispetto, dell'aiuto reciproco, dell'amore fraterno, della giustizia e libertà, quello dei diritti e delle responsabilità, quello della salute e della cultura.
Tutto questo condividilo: sarai “fratello” di tutti gli uomini.
Ma c'è anche il pane nero: quello della povertà, della sofferenza e solitudine, della disperazione, della malattia, dell'ignoranza.
Se non saprai condividere anche questo, non sei discepolo del Signore.
Se non condividerai il pane, quello bianco e quello nero, resterai nella situazione dei due discepoli di Emmaus: erano vicinissimi al Cristo, camminavano accanto a Lui, ma non potevano riconoscerlo...
Lo riconobbero solo allo spezzar del pane.
Card. KIM (Corea)