I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

O. PORI MECOI

Don Bosco llegó y se quedó en Panama

Una delle urne di don Bosco ha trovato casa in Panama. Intervista al parroco della cattedrale don Michele Giorgio Donato.

Qual è la storia della sua vocazione?
La mia famiglia era contadina, per cui avevamo un pezzo di terra in affitto e un altro nostro. Ciò vuol dire che tutti i giorni i miei genitori si recavano a lavorare la terra e noi figli rimanevamo in paese per andare a scuola. Ma, nelle vacanze, ci mandavano alle terre dei nonni, a pascolare greggi e vacche, maiali. Facevamo la vita dei pastori, dormendo all'aperto davanti alla porta dell'ovile per guardare il gregge dai lupi che parecchie volte si erano visti. Sono nato ad Anzi (PZ) in Lucania ed i primi due anni la mia mamma mi vestì da sant'Antonio, cioè come un fraticello, per la sua devozione a sant'Antonio. Usi e costumi del paesetto a 1067 metri. L'avventura sacerdotale cominciò a otto anni durante la novena di Natale. Attratto dal canto “Regem venturum Dominum venite adoremus”, con altri due compagni di gioco occupavamo i primi banchi della chiesetta. Ciò incuriosì il parroco che alla fine della messa ci chiamò in sacrestia. E in quattro e quattro otto ci propose di fare i chierichetti. Prese una tovaglia di altare per fare le cotte e pezzi di stoffa nera per la veste. Così, prima che finisse la novena, eravamo attorno all'altare.
Il parroco, don Teodosio Jacobuzzi, era un ex salesiano che per stare con la mamma durante la guerra aveva abbandonato il teologato salesiano.
Tutte le sere dopo la messa ci portava a passeggio per le vie del paese o ci proiettava le “filmine Don Bosco”. Da allora nell'inverno, a casa mia facevo la messa con una coperta sulle spalle e tutti recitavamo il Rosario con le litanie.
Insomma dopo la quinta elementare, don Teodosio ci fece la proposta di portarci a studiare in un aspirantato salesiano dove si pagava poco, a Bagnolo Piemonte, a quasi mille chilometri di distanza dal nostro paesetto. Fu nel mese di ottobre del 1955 che in cinque ragazzi ci accompagnò in treno da Potenza a Bagnolo Piemonte e ci consegnò al direttore: don Mario Marin, che era stato compagno di filosofia di don Teodosio quando era salesiano.
Bellissima esperienza nell'aspirantato: messe, novene solenni, studi seri, spettacoli con teatrino, ambiente di amicizia. Ogni tanto veniva qualche missionario salesiano a trasmetterci le sue esperienze della missione, insomma alla metà del quinto corso ginnasiale, nel giorno dell'Immacolata, presentai la domanda per andare in missione con altri sei compagni. Nella festa di Maria Ausiliatrice il direttore annunciò i nomi degli ammessi alla missione.
Alcuni destinati per il Venezuela e due per il Centro America. Uno ero io. A giugno ci fu la vestizione con la presenza della mia mamma. Il 17 ottobre 1962, una settimana dopo l'apertura del Concilio Vaticano II, ci hanno portato a Genova per imbarcarci. Eravamo undici salesiani destinati a Ecuador, Colombia e Centro America. Dopo venti giorni di nave siamo arrivati in Panama e dopo, in aereo, in Salvador. Il noviziato era fuori di San Salvador, ad Ayagualo. Eravamo in trentacinque.
Il giorno di Natale del 1963, alle quattro del pomeriggio feci la prima professione. Così iniziò la mia avventura da consacrato. In più di 50 anni di vita salesiana sono stato 15 anni in Nicaragua, 10 in Panama, 10 in El Salvador, 10 in Guatemala. La presenza di Maria Ausiliatrice è stata fortissima e la protezione di don Bosco molto efficace, soprattutto nei tempi delle difficoltà in Nicaragua. In ogni passo della mia vita missionaria è stata realtà la promessa di Gesù: «Io sarò con voi tutti i giorni». L'esperienza della presenza di Cristo Buon Pastore è stata per me incoraggiante.

“Anche se ancora don Bosco non è stato proclamato patrono di Panama, tuttavia in realtà lo è. Il Paese è pieno di parrocchie intitolate a don Bosco”.

Perché ora si trova in Panama?
Perché da giovane sacerdote salesiano ho fatto l'esperienza della Novena in onore di don Bosco. Per ben sette anni ho commentato attraverso la radio la processione con più di duecentomila persone. Ho scritto il canto: “Don Bosco el pueblo de Panama te aclama” che il popolo subito ha cantato a pieni polmoni con le bande della polizia e dei pompieri, soprattutto all'arrivo della statua di don Bosco davanti alla sua basilica.
Inoltre sono stato in Peru con tre giovani panamensi nel 1980 per conoscere i programmi giovanili che con i giovani abbiamo poi lanciato in tutto il Centro America salesiano e che dopo 35 anni ancora esistono ed hanno prodotto molte vocazioni sacerdotali e religiose.
È la terza volta che sono in Panama, e mi è toccato venire in Italia a ricevere la reliquia di don Bosco che i superiori hanno regalato alla nostra Basilica Don Bosco.
Com'è visto don Bosco in Panama?
Anche se ancora don Bosco non è stato proclamato Patrono di Panama, tuttavia in realtà lo è. Nel paese ci sono molte parrocchie intitolate a don Bosco. Noi salesiani abbiamo solo due presenze: la Basilica Don Bosco e l'Istituto Tecnico Don Bosco. Ma la diffusione della devozione a don Bosco è dovuta agli ex allievi dell'“Hospicio internato Don Bosco” che oggi si chiama Istituto Tecnico. L'umile sacerdote salesiano don Soldati fu il pioniere di questa devozione costruendo il “Templo Don Bosco”, oggi Basilica Minore.
Per avere una risposta a questa domanda bisogna venire nella Basilica durante la novena e la festa del 31 gennaio: tre novene con predicazione alle 7 del mattino, alle 17 e alle 18.30 trasmesse da tre stazioni radio.
Il culmine è la processione del 31 gennaio con migliaia di persone tra cui molte figure politiche, che raggiunge le 250 mila persone. Per la predicazione sfilano vescovi salesiani e professori del nostro seminario. Il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga ha predicato 5 volte la novena. Insomma in tutto il Panama risuona il nome di don Bosco.
Com'è stata accolta l'urna di don Bosco?
Il giorno 16 aprile l'urna è partita dall'aeroporto di Panama, accompagnata da una carovana di macchine, con la presenza dell'arcivescovo dell'archidiocesi monsignor José Domingo Ulloa. Ci siamo fermati per mezz'ora davanti alla Chiesa Don Bosco della zona di Pedregal, dopo ci siamo diretti all'Istituto Tecnico Don Bosco, dove l'urna fu ricevuta dagli allievi di tre collegi della Famiglia Salesiana.
Come sono le opere salesiane nell'America Centrale?
In Centro America abbiamo 25 presenze con 2 Università e 8 centri di Formazione Professionale, oratori in tutte le presenze con 176 Salesiani.
Quali sono le speranze e i progetti per il futuro?
Le speranze per il futuro sono poste nel lavoro con i giovani più poveri. Attraverso i Centri di formazione Professionale, gli oratori, le missioni e le parrocchie.
Qual è la situazione della Chiesa?
La Chiesa panamense è abbastanza organizzata quanto all'evangelizzazione. Ma non bastano i sacerdoti e le religiose per coprire la grande “messe” che c'è in abbondanza. Nella capitale Panama, città cosmopolita, ci sono moltissimi indiani, con i loro negozi di aggeggi elettronici, spagnoli, con mobilifici, italiani, con ristoranti, e statunitensi, per cui in città non si può contare su molti fedeli, ma nella periferia ci sono ancora molti cattolici che riempiono la nostra basilica con quasi ottomila persone che frequentano. Adesso con la presenza della Reliquia di don Bosco è aumentato l'afflusso. Molto spesso le messe più importanti il vescovo le fa da noi.
Quasi tutte le domeniche alle 8 trasmettono 4 canali di TV dalla basilica. Spesso durante la settimana Radio Maria trasmette la nostra messa delle 7. Le relazioni con l'arcivescovo ed il clero locale sono ottime.
Come sono i giovani?
Noi in parrocchia abbiamo dieci gruppi giovanili. I giovani sono frutti dell'ambiente di una città portuale. Morale bassa, vizi in aumento, c'è anche tanta delinquenza, ma non quanto nel Nord del Centro America. La famiglia organizzata non esiste. Abbondano i divorziati, i matrimoni civili, le unioni di fatto. Mi stupisce un po' la quantità di omosessuali, parecchi dei quali frequentano i nostri confessionali. I giovani non sono molto aiutati, non trovano lavoro. Molti vengono dalle province a cercare lavoro in città. Su dieci giovani che si avvicinano a noi, più della metà vengono a chiedere aiuto economico. I nostri giovani della parrocchia per la Settimana Santa sono stati nei villaggi perduti a fare le celebrazioni liturgiche del tempo. In tutte le parrocchie ci sono vari gruppi giovanili inclusi i chierichetti che abbondano dappertutto.
Che cosa sognano?
Sognano un Panama libero dalla corruzione, in cui ci sia posto per tutti, spazi di lavoro, anche se oggi i panamensi della città non amano lavori umili, vogliono essere tutti impiegati, lasciando i lavori faticosi agli stranieri centroamericani. Per esempio piacerebbe loro un posto nel Canale di Panama, lavorare in compagnie aeree e nei Centri di Comunicazione. Cercano un ambiente che promuova lo sviluppo e la realizzazione delle loro abilità, cercano soprattutto adulti disponibili a compiere il compito di orientatori.
Attualmente la maggior parte della gioventù panamense prende le cose troppo alla leggera, le sue priorità sono le attività personali, giochi elettronici, il calcio, le feste. Quello che più stimano in noi salesiani è l'amicizia, lo stare insieme, l'orientamento spirituale, la nostra capacità di prepararli ad affrontare la vita con serenità, seguendo il pensiero di don Bosco: essere buoni cristiani ed onesti cittadini.
E il suo sogno?
Come don Bosco dare la mia vita per la missione salesiana, sentirmi felice di veder crescere in tutti i sensi la gioventù delle nostre presenze, avere fiducia nella protezione di Maria Ausiliatrice, essere uno strumento efficace nelle mani di Gesù, Buon Pastore, rendermi conto che vale la pena spendere tutta la vita nella vigna del Signore, perché i frutti non possono mancare.