I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

B.F.

Il parafulmine

Sono bizzarro, violento, capriccioso, fortissimo, rumoroso, luminoso. Sono un fulmine. Incuto una paura atavica in uomini e animali. Tutti conoscono la mia roboante voce.
Ma quando vengo da queste parti, mi devo fermare timoroso e pieno di rispetto. Mi ricordo bene quando, tanti e tanti anni fa, ero venuto qui più che mai deciso a far venire una gran bella tremarella ai ragazzi e al prete che vivevano qui.
Operai un primo breve passaggio per studiare la situazione. Mentre cominciava ad infuriare il mio fratellino temporale, guizzai nelle prime stanze, arrivai quatto quatto e poi SSSBANG! Esplosi il mio formidabile rimbombo, che scosse dalle fondamenta la casa. Il povero don Bosco in quel mentre passava un brutto momento.
Io ero passato per il camino, avevo rotto il muro, gettato a terra lo scaffale dei libri, rovesciato il tavolo con quanto c'era sopra. Poi stavo facendo uno dei miei migliori giochi di prestigio: sollevavo il letto e lo facevo ballare, lo sollevavo dal suolo più di un metro e lo trasportavo verso il lato opposto, circondandolo di luce abbagliante. Ma don Bosco fece ai due giovani un breve cenno di ciò che gli era accaduto e aggiunse con la solita giovialità: «Malcreato di un fulmine! Senza chiamar permesso entra in mia camera, mette tutto sossopra, getta il letto da una parte e me dall'altra. Bisogna farlo stare a tavola di punizione!».
Nella camerata avevo diffuso un tremendo odore di zolfo. Dappertutto strida di voci, gemiti e pianti. Avevo fatto un buon lavoro! Ma quel don Bosco entrò in dormitorio con volto imperturbato, sorridendo e facendo animo a tutti: «Non abbiate paura, disse; abbiamo in cielo un buon Padre ed una buona Madre che vegliano a nostra difesa».
Al vederlo i giovani respirarono come se fosse entrato un angelo consolatore. Solo un giovane rimaneva inerte. Don Bosco si accorse che era stato colpito da una piccola scheggia, gliela tolse delicatamente e il ragazzo, immaginando di essere molestato da un compagno, diede un pugno a don Bosco, gridando in dialetto piemontese: «Cattivaccio! Lasciami dormire!». Tutti scoppiarono a ridere.
Consigliarono a don Bosco di mettere un parafulmine sulla casa. «Sì», rispose. «Vi collocheremo la statua della Madonna!». Così in alto, proprio dove avevo colpito io, ora c'è una statua di Maria Immacolata. E io non ho più dato fastidio in quella casa. Dove c'è la Regina del Cielo, non c'è posto per i fulmini.

La storia
La notte del 15 maggio 1861, un fulmine sconquassò la parte di edificio dove c'era la cameretta di don Bosco scendendo attraverso il camino di don Bosco. Miracolosamente ci furono solo danni materiali. Don Bosco decise di collocare in alto, nel centro del timpano, proprio dove era caduto il fulmine, una statua di Maria Immacolata.