I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

ANTONIO CAPPO

Isabella Schiralli

La suora che la beata madre Morano chiamò “santa”

Chi era questa suora della quale madre Morano aveva ritenuto opportuno custodire alcune “reliquie”?
Isabella nacque a Corato, in provincia di Bari, il 1° gennaio 1870, terza di sei figli, in una famiglia agiata e profondamente religiosa dalla quale ricevette un'educazione improntata ad uno spirito fortemente cristiano. Crescendo si delinearono presto in lei tratti di umiltà, obbedienza e devozione, e, divenuta adolescente, nacque forte il desiderio di consacrarsi a Dio in un istituto religioso. La strada verso la vita consacrata non fu però di facile percorrenza, perché, non appena i genitori ebbero sentore del desiderio della figlia, tentarono in ogni modo di ostacolarne la riuscita. Già uno dei suoi fratelli, Vincenzo, si era consacrato al Signore divenendo Salesiano, ed era stato inviato a svolgere la sua missione in Spagna; evidentemente il pensiero di “perdere” anche questa figlia era una prova troppo difficile da accettare. Ma la vocazione della giovane era tale che ben presto dovettero rassegnarsi e, grazie alla mediazione del fratello sacerdote, Isabella venne accettata tra le Figlie di Maria Ausiliatrice. Era il 1892 e il Direttore don Giovanni Bonetti le consigliò di entrare postulante ad Alì, in Sicilia, che era all'epoca la casa più vicina alla sua provincia, e Isabella, che aveva 22 anni, vi ci giunse il 6 gennaio e il 18 ottobre 1892 vestì l'abito di novizia.
La sua devozione verso Dio e la Madonna era sincera e profonda e a queste devozioni, dopo l'entrata nella congregazione, si aggiunse quella per il suo Angelo Custode grazie a un episodio particolare, che ella stessa riferì con semplicità alla superiora della casa: “Ero novizia e, incaricata di tenere pulita la piccola tribuna della chiesa, avevo l'ordine di lasciare sempre distesa la tenda della finestra che dava sulla strada. Una volta mi ero scordata di tirare quella tenda, e la superiora mi aveva sollecitato di farlo, anche perché quel mattino doveva passare sulla tribuna gente esterna. Io mi recai tosto sul coro, ma, prima di compiere l'obbedienza feci qualche breve istante di adorazione a Gesù Sacramentato, mentre però in cuore volgevo il dubbio se fosse stato meglio eseguire l'ordine avuto o fare l'adorazione. In quell'istante ecco che, come mossa da mano invisibile, la tenda si distese da sé e nel tempo stesso una voce misteriosa parve mi ripetesse all'anima: Vedi? Il tuo Angioletto ti rimprovera, tu dovevi essere più pronta ad eseguire gli ordini ricevuti: l'obbedienza sta sopra tutte le cose! Questo fatto mi ispirò tanta riconoscenza verso il mio buon Angelo e tanto desiderio d'essere docile ai suoi consigli, che da quel giorno nutrii una tenerissima devozione verso questo caro custode dell'anima mia” e tutte le suore che la conobbero testimoniarono che Isabella non muoveva un passo o pronunziava parola che non fosse contrassegnata dall'obbedienza. Sempre umile, sottomessa non per ostentazione ma per vera virtù, basata sul vero amor di Dio, sul desiderio della propria perfezione, suor Isabella conservava sempre, anche all'esterno, quel sorriso di pace interiore di chi avverte la presenza di Dio e trova gaudio nel conversar con Lui, pur non trascurando i doveri della vita.
Era stata assegnata agli uffici di maestra del laboratorio e assistente delle educande e nello svolgere i suoi compiti teneva un comportamento tale che la stessa madre Morano fu udita esclamare più volte: “Mettete suor Isabella dinanzi al SS. Sacramento od occupatela nel suo laboratorio: per lei è tutt'uno: vi tiene la medesima quiete, il medesimo raccoglimento”.
Nel 1896 si ripresentarono forti i dolori che l'avevano già tormentata e come ultimo rimedio si pensò di farle cambiare aria. Lasciò dunque la casa di Alì e nella speranza di farle trovare il luogo ideale per la guarigione, l'ispettrice le fece visitare in un anno quasi tutte le case della Sicilia, dove si fermava qualche settimana o qualche mese, e, sebbene il fisico non ne traesse giovamento, le suore delle case che la accoglievano restavano edificate dalla sua pietà, carità e modestia tanto che più di una direttrice pregò madre Morano di farla rimanere nella propria casa. Alla fine dell'anno scolastico '96/97, non avendo ottenuto concreti miglioramenti di salute, suor Schiralli fece definitivamente ritorno ad Alì. Negli anni passati lì, frequentemente sia suore sia alunne facevano ricorso a lei per ottenere l'aiuto delle sue preghiere e le grazie, che quasi sempre arrivavano, venivano attribuite alla potenza della preghiera di suor Schiralli. Molteplici furono gli eventi “soprannaturali” che caratterizzarono la sua vita, soprattutto legati al suo Angelo Custode che sovente mandava a risollevare moralmente o fisicamente qualche suora che realmente ne avvertiva la presenza, ciò non faceva che aumentare l'ammirazione che le consorelle avevano di lei, che la percepivano chiaramente come un'anima cara a Dio. Nel settembre del 1900 suor Isabella fu costretta a rimettersi a letto, ma ben presto quella che si pensava essere una lieve indisposizione finì per rivelarsi nella terribile gravità di un tumore e, sebbene ciò avesse gettato lo sconforto in tutta la casa, suor Isabella trascorse gli ultimi mesi della sua vita, serena e umile, abbandonata alla volontà del Signore, pur spesso afflitta da insopportabili dolori. Il suo calvario terreno si concluse l'8 febbraio 1901 e la sua dipartita lasciò il più vivo cordoglio in tutta la comunità. Madre Morano, giunta in casa dopo qualche ora dalla sua morte, prostrandosi dinanzi alla salma esclamò: “Suor Schiralli non era solo perfetta, ma santa!”.