I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

L'altra metà di don Bosco

“Lotta a spada tratta contro l'eresia”.

Chi non conosce le avventure di Giovannino Bosco bambino alla sua borgata dei Becchi, ragazzo al paese di Castelnuovo, adolescente e giovane seminarista a Chieri? Chi non ha sentito parlare di Bartolomeo Garelli, dell'oratorio itinerante attorno a Valdocco, della casa Pinardi e della nascita colà del primo oratorio? Lui stesso, del resto, con una certa compiacenza ha narrato questa sua affascinante storia nelle Memorie dell'Oratorio. E sull'onda di esse è sorta una serie infinita di libri, libretti, album, fumetti, filmine, diapositive, videocassette, DVD, fiction, film che ci hanno commossi tutti e a volte anche fatto piangere. Si potrebbe così dire che dei primi 35-40 anni di don Bosco conosciamo quasi tutto, magari con qualche aneddoto e fantasia di troppo.
Ma... e dell'altra metà della sua vita, di quella per la quale “don Bosco è diventato don Bosco”, per tutti possiamo dire altrettanto? Direi di no. Ecco perché in questa rubrica, intitolata appunto “Don Bosco sconosciuto”, stiamo cercando di andare avanti, di vederlo cioè in azione da adulto, da uomo maturo, da anziano, immerso in un mare di impegni al di là di Valdocco. E lo facciamo per lo più attraverso lo strumento migliore a nostra disposizione, che sono le lettere che nessuno ancora conosce, perché inedite. In queste prossime puntate ne vedremo alcune delle 150 relative al biennio 1880-1881, contenute nel volume VII del suo epistolario appena pubblicato.

In contrapposizione ai Protestanti in Toscana
La strenua difesa della fede cattolica, e dunque di un'educazione cattolica dei giovani, don Bosco la condusse non solo a metà del secolo a Torino, ma anche successivamente e tanto in Italia, quanto in America Latina. Qui ovviamente lo fece attraverso i suoi missionari, che arrivarono alla città più a sud del mondo, a Usuhaia (Terra del Fuoco) evangelizzata per primi da missionari anglicani.
Come è noto, non erano tempi quelli di ecumenismo, di dialogo interreligioso o interconfessionale, ma di duro scontro e forte polemica. Se papa Francesco ha visitato a Torino il tempio valdese il 22 giugno 2015 arrivando fino a chiedere “perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto”, don Bosco da par suo vi aveva costruito accanto, in contrapposizione di fede e non mai di persone, una sua chiesa. Anzi di alcuni protestanti si era fatto quasi amico.
Ma in una lettera, inviata da Lucca il 29 aprile 1880 al Segretario di Stato, cardinale Lorenzo Nina, scriveva: “A Firenze poi ho dovuto essere testimonio di un doloroso spettacolo. Alle quattro pomeridiane di domenica di consenso coll'arcivescovo di questa diocesi facevo un giro per osservare un sito e locale che potesse convenire ad un oratorio festivo per poveri ragazzi; quando mi si presenta una schiera di oltre quattrocento giovanotti che a bandiera spiegata camminavano in forma di processione. Ecco, mi fu detto, questi sono tanti giovani cattolici che frequentano le scuole dei protestanti ed ora vanno dalla scuola al loro tempio ad ascoltar gli insulti che vomitano contro alla fede cattolica”.
Don Bosco, uomo dalla fede cattolica adamantina, convinto come tutti all'epoca che “fuori della chiesa (cattolica) non ci fosse salvezza”, ne rimase semplicemente “commosso e sdegnato e precisamente nel luogo di mezzo tra le scuole e il tempio dei protestanti si trovò un locale, spigionato e di poi dal vescovo definitivamente comprato. Nello spazio di non più di tre mesi i salesiani, spero, potranno aprire scuole, chiesa, giardino di ricreazione. Così saranno almeno scuole cattoliche per coloro che le vorranno frequentare”.
Don Bosco ne era sicuro, sulla base dell'esperienza, perché a Lucca le scuole salesiane, aperte da poco tempo, erano già frequentate da circa 400 allievi sottratti proprio alle scuole evangeliche, costrette di conseguenza a chiudere. E, dopo aver detto al cardinale che per quelle di La Spezia lo avrebbe aggiornato successivamente, concludeva: “Come vede la E.V. dobbiamo lottare colla eresia a spada tratta”.

Il caso scandaloso di La Spezia
Anche in Liguria, ed esattamente a Vallecrosia (Imperia), don Bosco aveva ottenuto i medesimi positivi risultati con le sue scuole in contrapposizione ai protestanti. Ma a La Spezia la situazione era diversa in quanto l'aver sottratto colà circa 400 ragazzi alle scuole dei protestanti, aveva scatenato invettive giornalistiche. “Allora essi - scrive con una forte carica polemica don Bosco allo stesso Segretario di Stato da Genova-Sampierdarena il 7 maggio 1880 - pensarono di appigliarsi ad un'arte degna di loro”. Che era successo?
Era successo che nella casa affittata per la chiesa e scuole salesiane avevano pure sede le scuole dei protestanti, i quali, al vedersi sottrarre gli allievi, avevano aperto “una casa di prostituzione [...] nello stesso piano dei nostri religiosi”.
Don Bosco ovviamente protestò con il proprietario, il quale rispose che a lui interessava solo l'affitto. A don Bosco non restò “che dare diffidamento alla pigione e reclamare contro a quell'insulto alla pubblica moralità dei nostri allievi”. Sperava almeno di esserne liberato per i nove mesi di durata del suo contratto di affitto.

Che fare dopo?
Traslocare altrove, è ovvio. E “lassù qualcuno gli volle bene”. Difatti gli riuscì “di trovare un terreno molto opportuno, ed un signore che ne fa spesa di acquisto in franchi 15000. Un disegno fu già abbozzato, e al più presto si darà principio ai lavori in modo che al febbraio 1881 possiamo colà trasferire le nostre scuole”.
Una consolazione don Bosco l'aveva anche da un'altra parte: “Qui a S. Pierdarena le cose vanno assai meglio. È vero che abbiamo una chiesa evangelica di fronte e due logge massoniche di fianco, ma il Municipio ci è favorevole, e niuno cerca di disturbarci. Anzi i protestanti, vedendo la totale cessazione di allievi nelle loro classi hanno chiuso le loro scuole. Così l'insegnamento scolastico e religioso, le stesse pubbliche funzioni sono affatto e liberamente cattoliche”.
Ma non c'è rosa senza spina. Povero, vecchio don Bosco. Con grande amarezza così si accomiatava dall'amico “cardinal Protettore” dei salesiani: “Ricevo in questo momento (sic) una nuova strillata proprio in questo momento (sic) dal Card. Ferrieri perché senza esserne autorizzato ho aperto un noviziato a Marsiglia”. Non era del tutto vero, perché, scrive, in realtà “Questo noviziato doveva essere aperto da due anni, ma non avendosi potuto ottenere risposta alcuna fu per ora occupato da artigianelli e non mai da alcun novizio”.
Insomma non c'era solo da lottare contro i Protestanti del Piemonte, della Liguria e della Toscana, c'era anche da farsi capire dai Cattolici italiani, addirittura dalle massime autorità della Chiesa di Roma.